Trekking a Udine sui luoghi della Grande guerra e degli irredentisti con l’ANVGD

Nell’ambito del progetto Calendario civile, di cui è referente la professoressa Chiara Fragiacomo, si è svolta un’originale attività didattica all’aperto e in modo digitale per cinque classi del Liceo classico “Jacopo Stellini” di Udine. Luca Gervasutti, il Dirigente scolastico, volentieri ha approvato l’iniziativa didattica. Gli studenti delle classi 1^C, 2^A, 2^B, 2^C e 2^E, accompagnati dai loro docenti, hanno partecipato all’attività di Trekking urbano sui luoghi della Grande Guerra e degli irredentisti secondo gli appuntamenti qui riportati per un totale di oltre 110 allievi.

Il percorso ha avuto inizio dall’atrio della scuola per l’illustrazione delle lapidi riguardo ai 26 studenti e due insegnanti caduti nel conflitto e riguardo il Comando supremo dell’Armata d’Italia installato proprio nel liceo udinese. Poi si è dipanato lungo una ventina di tappe all’interno del centro storico della città. Per certe classi il percorso è stato virtuale, a causa della pandemia. Gli studenti hanno potuto così conoscere palazzi, lapidi e monumenti che ricordano le vicende della Grande Guerra nella città di Udine diventata capitale degli avvenimenti bellici dal 1915 al 1917, prima dell’occupazione austro-tedesca. Il professor Elio Varutti, storico e membro del direttivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD) di Udine, ha accompagnato le scolaresche tra le vie della città, oppure in modo virtuale in aula e in atrio, illustrando e commentando le tracce della storia del Primo conflitto mondiale, incluso il fenomeno dell’irredentismo (vedi foto di copertina).

Non è la prima volta che il Comitato provinciale di Udine dell’ANVGD viene coinvolto in interventi didattici educativi per la formazione culturale e civica degli studenti in dimensione europea, coinvolgendo i vari insegnanti e i soci che fanno parte della dirigenza dell’organismo associativo.

Proprio dell’irredentismo e dei successivi fatti storici del Novecento si interessa tale sodalizio, come ha detto in varie occasioni Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine: “Vorrei dire che lo scopo principale della nostra associazione è, principalmente, di diffondere il ricordo dell’esodo giuliano dalmata sottolineando che, per statuto siamo apartitici, inoltre la nostra associazione che, a livello nazionale è sorta nel 1948, ha aiutato i profughi e oggi si occupa soprattutto di ricordare i fatti complessi che accaddero al confine orientale, perché non si può lasciare nell’oblio la sofferenza di così tante persone”.

Venuta a conoscenza dell’innovativo progetto del Liceo Stellini, la professoressa Elisabetta Marioni, assessore all’Istruzione del Comune di Udine ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Apprezzo questo progetto di Trekking sui luoghi della Grande guerra e degli irredentisti, per approfondire le conoscenze di storia del territorio, poi porto ai partecipanti il saluto della Civica amministrazione, augurando una buona riuscita all’attività di formazione”.

Udine, Liceo classico “J. Stellini”, 29 novembre 2021 – Giorgio Gorlato porta il saluto dell’ANVGD di Udine alla scolaresca. Foto E. Varutti

L’evento si è tenuto in varie giornate. La classe 2^C, accompagnata dalla professoressa Anna Giacomarra, ha effettuato il Trekking il 24 novembre 2021 in una bella giornata di sole. La classe 2^B, con la professoressa Maria Elena Roselli della Rovere, il 26 novembre successivo con un po’ di pioggia. Siccome la Regione Friuli Venezia Giulia è entrata in Zona gialla per la prevenzione della pandemia l’itinerario con le successive classi è stato virtuale, con una lezione in classe a cura del relatore. La professoressa Roselli ha seguito la classe 2^A il 29 novembre alla Lavagna Interattiva Multimediale (LIM). Proprio in tale data Giorgio Gorlato ha portato il saluto di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, esprimendo il suo compiacimento per l’iniziativa didattica curata da Varutti e ricordando la deportazione, nel 1915, dei suoi antenati di Dignano d’Istria nel Campo di internamento di Wagna, nella Stiria austriaca. La classe 2^E, accompagnata dalle professoresse Annalisa Comuzzo e Monica Delfabro, ha seguito la camminata virtuale il 2 dicembre in aula magna con immagini al videoproiettore. La classe 1^C, infine, seguita dalla professoressa Beatrice Rigatti, il 3 dicembre 2021, ha visto la camminata alla LIM in modo virtuale.

Ecco qui di seguito tappe principali della camminata alla scoperta di Udine capitale della guerra.

1.       Partenza. Liceo classico “J. Stellini”, lapidi dentro la scuola. Sin dal 1915, nella Prima guerra mondiale, Pietro e Nicolò Luxardo, irredentisti di Zara si schierano apertamente per l’annessione della Dalmazia all’Italia. Nicolò Luxardo De Franchi si arruola nella cavalleria italiana.

2.         Il Comando Supremo Militare Italiano era l’organo di vertice delle forze armate italiane, istituito il 24 maggio 1915 a Villa Volpe a Fagagna e poi nel Liceo classico “Stellini” di Udine, durante la prima guerra mondiale. Lo Stellini divenne sede del comando nel novembre del 1915, da maggio a novembre era caserma. Vedi: Archivio del Municipio, per l’allestimento della mostra “Una città dentro la guerra”.

3.         Chiesa di S. Antonio, del 1354, sconsacrata e adibita a magazzino. Palazzo Patriarcato, del 1524, Uffici del Comando supremo, affreschi di Giovanni Battista Tiepolo del 1726.

5.         Palazzo Belgrado, residenza del generale Cadorna per 2 anni e mezzo, affreschi di Giulio Quaglio 1698. Giorgio Conighi, irredentista di Fiume si arruola negli alpini e riceve a Udine un encomio solenne (“Giornale di Udine” del 14 novembre 1915). Deve cambiare cognome in Giorgio Dilenardo, per sfuggire alla forca austriaca. Il fratello Cesare Conighi si arruola nella cavalleria italiana, cambiando nome in Cesare Nelli. La gendarmeria austro-ungarica si mobilita: «nell’ira furibonda che il giovane Cesare Conighi avesse potuto osare l’inosabile – come ha scritto E.R.P. – lo condannarono a morte in contumacia». La Commissione austro-ungarica che condannò a morte Cesare Battisti, ordinò che egli (Cesare Conighi) fosse impiccato in effigie vicino al grande martire del Castello del Buon Consiglio di Trento.

6.         Ex-Scuola di Baldasseria, Centro Socio Riabilitativo Educativo, via Piutti, residenza di Cadorna dall’estate 1917 prima della rotta di Caporetto, 24.10.1917. (fuori itinerario)

7.         Giardini Ricasoli, recintati e interdetti al pubblico per permettere a Cadorna di passeggiare e raggiungere in Castello senza essere visto o disturbato. Dopo l’unificazione del Friuli con l’Italia nel 1866 a Vittorio Emanuele II fu dedicato un monumento equestre inaugurato il 26 agosto 1883, posto sul terrapieno al centro della piazza Contarena, dove rimase fino al 1947, anno in cui fu trasferito presso i Giardini Ricasoli. Monumento equestre è opera di Luigi Crippa 1838-1895. Il Consiglio Comunale deliberò di acquistare per £ 2.000 la copia del modello di Crippa: la statua venne fusa nella fonderia De Poli tra l’11 e il 30 giugno 1883 con il bronzo di 10 cannoni del peso di 340 Kg ciascuno già appartenuti alla Turchia e acquistati a Londra per un costo di £ 22.000 e inaugurata domenica 26 agosto 1883 nel cuore dell’antica piazza Contarena che da allora e fino al 1947 assunse il nome di Vittorio Emanuele. I contrasti sulla sua collocazione motivati dalle modeste proporzioni della statua in relazione ai fabbricati e ai monumenti che la circondavano, furono alla base della decisione del 1947 di spostarla nel Giardino Ricasoli. Proprio il bozzetto di tale monumento, venduto da Crippa per 3.000 Lire, servì da modello per la realizzazione della gigantesca statua equestre di Vittorio Emanuele II dell’Altare della Patria a Roma, realizzata nel 1902 dallo scultore Enrico Chiaradia, di Caneva di Sacile.

8.         Ex-Banca Cattolica Udinese, ora Procura della Repubblica, nel 1915 bombardata, incendio spento subito.

9.         Presso la Tipografia Doretti, via di Prampero. “Mattino. M’illumino d’immenso”. E’ il 26 gennaio 1917 e il poeta-soldato Giuseppe Ungaretti a Santa Maria la Longa (UD), compone il capolavoro precursore dell’Ermetismo. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888, morto a Milano nel 1970, è uno dei quasi 5 milioni di italiani impegnati nel conflitto mondiale. Interventista per scelta, volontario nel 19º reggimento di fanteria, il poeta aveva già trasformato la sua esperienza in trincea, sul Carso, in poesia: nella raccolta ‘Il porto sepolto’, stampata in 80 copie Stabilimento Tipografico Friulano di Udine, il 24 dicembre 1916.

10.       Loggia del Lionello, sede del Comune, incontri con delegazioni estere, come quella russa 1916. Ingabbiata con travi, contro i bombardamenti. Nicolò Lionello, orafo, progettò la Loggia, costruita da Bartolomeo Costa Sbardilini, più noto come Bartolomeo delle Cisterne (Capodistria, 1400 circa – Trieste, 1480). Qui c’era la statua di re Vittorio Emanuele II in piazza Vittorio, già Contarena e, dal 1945: Libertà.

11.       Ex-bar Dorta Fantini, detto il Trincerone, luogo di incontro di alti ufficiali, Francesco Baracca, Gabriele D’Annunzio, Ugo Oietti, Massimo Bontempelli, Ardengo Soffici. L’edificio faceva da confine per dividersi la città per il bottino di guerra tra tedeschi e austriaci, che si portano via persino le campane delle chiese.

12.       Piazza G. Matteotti, piazza delle erbe, mercato. Nazario Sauro, nato a Capodistria, all’epoca territorio dell’Impero austro-ungarico, si arruolò durante la Prima guerra mondiale nella Regia Marina italiana raggiungendo il grado di tenente di vascello e fu catturato nel luglio 1916 durante una missione. Condannato da una corte imperiale austriaca per alto tradimento, venne giustiziato a Pola il 10 agosto dello stesso anno e per tale motivo insignito di medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Fu tra le figure più importanti dell’irredentismo italiano e massimo rappresentante di quello istriano.

13.       Reparto fotografico dell’esercito, viale Palmanova, 60-64, Casa Anderloni (fuori itinerario).

14.       Osteria La Ghiacciaia, ritrovo degli irredentisti nella Grande guerra. Spionaggio con piccioni da parte del tenente Arbeno d’Attimis e tenente Max di Montegnacco 1917-1918, portati con idrovolante sulla costa di Porto Nogaro.

15.       Palazzo Toppo Wassermann. Gli ospedali militari e da campo di Udine. L’insediamento nei palazzi e negli edifici pubblici di Udine di numerosi importanti comandi e servizi militari andò di pari passo con la formazione di un vasto sistema di ospedali di tappa, cioè nella zona di guerra di seconda linea, di contumacia cioè di isolamento e di convalescenza.

L’Ospedale delle malattie infettive del Comune di Udine nella borgata 1) Gervasutta dal 1° febbraio 1915 venne ampliato con la costruzione di due altri fabbricati e di un padiglione per l’alto isolamento e ospitò sino al 22 agosto i morbi contagiosi dei civili e dei militari per essere poi trasferito nell’edificio scolastico 2) Dante mentre l’Ospedale Gervasutta assunse le funzioni di Lazzaretto. Nel settembre 1915 la Direzione di Sanità della Seconda Armata dispose l’installazione dei seguenti ospedali militari: 2) Principale in via Pracchiuso; 3) Contumaciale alla Caserma di Cavalleria verso Beivars; 4) Tomadini in via Tomadini nei locali dell´orfanotrofio; 5) Renati in via Tomadini nei locali dell’Istituto Renati; 6) Duodo in via Missionari nel Seminario Arcivescovile; 7) Savorgnan in via Aquileia nella Caserma Savorgnan; 8) Valvason in via Aquileia nella Caserma Valvason, 9) Marco Volpe in via Asilo Marco Volpe; 10) Paderno nelle scuole comunali, 11) Toppo Wassermann in via Toppo Wassermann nel Collegio Toppo; 12) San Osvaldo in borgata San Osvaldo nel manicomio provinciale.

Udine diventa anche una città ospedale per ospitare malati e feriti della guerra. Lo scoppio della guerra trova la Croce Rossa organizzata e preparata e a Udine era già stato indetto un Corso per ottenere il diploma di Infermiera volontaria nel 1914-15 al quale si erano iscritte ben 317 signore udinesi.

16.       Via Gemona. Caserma Comando dei Regi Carabinieri (oggi Educandato Uccellis). Polveriera di S. Osvaldo esplosa del 27 agosto 1917 (fuori itinerario). Palazzo Antonini Maseri, Banca d’Italia, del Palladio 1556. Qui gli Austriaci stampano la carta moneta (corone venete) per i territori occupati.

18.       Biblioteca “V. Joppi”, saccheggiata durante l’occupazione austro-tedesca, 1917-1918.

19.       Monte di Pietà, del 1496, dopo il 1917 sede del Comando delle truppe tedesche. Cappella con affreschi del Quaglio del 1694.

20.       Piazza Libertà, Tempietto dei Caduti. Milite ignoto. Restaurato da Raimondo D’Aronco 1921 e da altri nel 2008. All’interno è collocata una statua rappresentante la Vittoria, opera dello scultore Aurelio Mistruzzi. L’elegante cancello in ferro battuto è di Alberto Calligaris.

21.       Via Manin (studio fotografico Rovere). Piazzetta Valentinis, Albergo San Marco, nel 1914 era rifugio di fuoriusciti giuliani volontari irredenti. Il grand’ufficiale Carlo Banelli e il comandante Ugo Zilli li aiutavano a cambiare identità. Lapide in ricordo. Giardin grande: parate militari e polvere 1915-1918 (arrivo).

Udine, piazzetta Valentinis – Lapide dedicata agli irredentisti della Venezia Giulia, 1914-1917

Trekking – Dati tecnici: km. 3,2; passi 6mila ca.; 160 Kcal; posti a sedere: Loggia del Lionello.

Lapide dei fuoriusciti giuliani

Testo della lapide in piazzetta Valentinis: “Nei giorni dell’angoscia / i fuoriusciti della Venezia Giulia / stretti ai cuori fraterni / da questo asilo imploravano / la redenzione / se stessi e i figli offerendo / alla santa guerra / agosto 1914 ottobre 1917 / G. Valentinis”.

Lapide del Liceo Stellini, Udine

“In questa tranquilla sede / di classici studi / dal giugno MCMXV all’ottobre MCMXVII / il comando supremo / vigilò sull’ultima guerra / massima e radiosa / dell’italico Risorgimento”.

Cenni bibliografici e sitologici

  • Giuseppe Del Bianco, Il Friuli e la guerra, Udine, Istituto delle edizioni accademiche, vol. I, 1937.
  • Alessandro Dudan, La Dalmazia nell’arte italiana venti secoli di civiltà, Trieste – Rovigno, Unione Italiana – Fiume, Università Popolare di Trieste, 1999.
  • Enrico Folisi, Udine: una città nella grande guerra, fotografie e documenti dell’anno dell’invasione austro-tedesca, Udine, Gaspari, 1998.
  • E.R.P. [Elia Rossi Passavanti], “T. Colonnello Cesare Conighi”, «Notiziario della Cavalleria italiana,  Associazione Nazionale», III, n. 12, Roma, dicembre 1957, pag. 4.

Itinerario a cura di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking a cura Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: professori Chiara Fragiacomo, Daniela Conighi, Paola Quargnolo e Giancarlo Martina.

Fotografie di E. Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine.  – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Si ringraziano i professori del Laboratorio di Storia dell’Istituto “B. Stringher” di Udine, con particolare riferimento a Giancarlo Martina, per la collaborazione riservata alla struttura dell’itinerario storico e alla cura delle fonti bibliografiche.

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Natale del Ricordo 2021 all’Oratorio della Purità, con l’ANVGD di Udine

“Questa messa viene celebrata in suffragio dei giuliani dalmati morti esuli – ha detto don Lawrence – lontani dalle terre natie d’Istria, Fiume e Dalmazia e per tutte e persone morte senza colpa nei tragici eventi successivi alla seconda guerra mondiale”. La cerimonia svoltasi nell’Oratorio della Purità, alle ore 11 domenica 21 novembre 2021, è stata accompagnata dall’Aquileiensis Chorus, diretto dal Maestro Ferdinando Dogareschi, assai apprezzato nonostante le mascherine chirurgiche, soprattutto nell’ultimo canto intitolato “El xe nato el 25”. Come ha detto Bruna Zuccolin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine: “è ripresa così la tradizione del Natale del Ricordo dell’ANVGD di Udine, appuntamento religioso e conviviale molto importante per i soci e i loro amici, portato avanti per decenni dall’indimenticato presidente ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara, proprio un bell’evento interrotto solo nel 2020, a causa della pandemia”.

Dall’altare don Lawrence ha aggiunto: “Sia il Signore misericordioso con i defunti, li accolga nella sua Gloria e perdoni gli aguzzini ed i responsabili degli avvenimenti terribili che hanno sconvolto quelle terre e allontanato tante persone che ne portano ancora nel cuore il ricordo”.

La dirigenza dell’ANVGD di Udine, nel rispetto delle normative anti-pandemia, ha ritenuto opportuno proporre il tradizionale appuntamento dell’Avvento che si tiene ai primi di dicembre o a fine novembre nel capoluogo friulano, in piazza Duomo a Udine, sotto gli affreschi di Giovanni Battista e Domenico Tiepolo. La dirigenza dell’ANVGD di Udine intende ringraziare pubblicamente Mons. Luciano Nobile, parroco del Duomo, che ha concesso l’Oratorio della Purità per la cerimonia e il Maestro Dogareschi, per la partecipazione dall’Aquileiensis Chorus al tradizionale incontro degli esuli giuliano dalmati.

Le preghiere dei fedeli, le letture evangeliche sono state tenute dai soci ANVGD: Rosalba Meneghini, la cui mamma era di Rovigno e da Giuseppe Capoluongo, priore della Confraternita del Ss.mo Crocefisso. Tra le preghiere più commoventi si è ascoltato: “Quello giuliano dalmata era un popolo fiero della propria lingua, dei propri usi e tradizioni. Gli sono state tolte le case e il suolo natio, non si perda Signore nel tempo l’identità e il ricordo”. Oppure: “Rasserena o Signore queste anime tristi / per il greve pensiero del bel suolo natio / sappian dare agli eredi che non posson tornare / un ricordo d’amore per le terre lontane / Zara, Pola, Fiume e la diletta Rovigno / la lor patria degli avi dove il cuore han legato / alle case, agli scogli, al mare e alle rocce e all’aure d’un tempo”.

Alle ore 12.30, la comitiva ha affrontato la salita del Castello, per raggiungere la Casa della Contadinanza, dove si è tenuto il pranzo sociale, con antipasto, primo di ravioli di zucca, secondo di carne e verdure, dolce e caffè. C’è stato un servizio navetta per alcuni partecipanti bisognosi del trasporto. Durante il saluto ufficiale della presidente Bruna Zuccolin, sono intervenuti alcuni soci, come ad esempio Bruno Bonetti, vice presidente ANVGD di Udine, con avi di Dalmazia, che ha proposto di fare una fotografia di gruppo sullo scalone del Castello, opera del ‘500 di Giovanni da Udine. La professoressa Elisabetta Marioni, assessore all’Istruzione del Comune di Udine, oltre che aderente all’ANVGD, ha portato il saluto del sindaco Pietro Fontanini e del Consiglio comunale intero, accennando alle varie attività svolte per il Giorno del ricordo nelle scuole.

Udine, Oratorio della Purità – Rosalba Meneghini legge le preghiere dedicate ai defunti d’Istria, Fiume e Dalmazia, accanto a Bruna Zuccolin e Franco Pischiutti. Foto E. Varutti

Ha poi avuto la parola Daria Gorlato, esule da Dignano d’Istria, che ha ricordato l’attività svolta dai soci ANVGD nell’orto-giardino botanico di via Bariglaria, sotto la direzione del dottor Mario Canciani, nato a San Canzian d’Isonzo (GO) nel Villaggio giuliano, con avi di Dignano d’Istria. Per un saluto e un ringraziamento alla dirigenza ANVGD per la attività svolte è intervenuto Enzo Bertolissi, delegato ANVGD per i rapporti con l’importante amministrazione locale di Tarvisio (UD), al confine con l’Austria. In chiusura, prima della consegna di alcuni doni, il poeta Giuseppe Capoluongo, la cui suocera era di Rovigno, ha letto due sue composizioni inedite, una delle quali così intitolata: “Follia / Sormontava il delirio la ragione / vorticosi progetti inanellati / brama rendeva l’uomo essere infame / era scempio dei segni di cultura / sbandierava i suoi sogni la follia / spirava il vento dell’umano orrore / e tra la gente terrore e crudeltà / nell’abominio della sofferenza / dove l’umanità era carente / era un delirio folle in chi lo volle / e tormento sarà in lui l’eternità”. Gli eventi si sono svolti con obbligo di green pass e mascherina coprente naso e bocca.

Testi e Networking a cura di Elio Varutti, Tulia Hannah Tiervo e Sebastiano Pio Zucchiatti. Lettore: Bruno Bonetti. Copertina: I soci sullo scalone del Castello, foto di B. Bonetti. Fotografie di Elio Varutti, Bruno Bonetti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia n. 29 a Udine, telefono n. 324-9817075 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Per altre immagini dell’evento, visitate il sito ufficiale dell’ANVGD di Udine, anno 2021.

La fine di Spalato e di Zara Italiane, lezione di Bonetti, ANVGD Udine

C’è stata un’interessante conferenza con diapositive il 28 ottobre 2021 presso l’Accademia Città di Udine di via Anton Lazzaro Moro, in collaborazione con Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). L’evento si è tenuto con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e il patrocinio del Club UNESCO di Udine. Relatore è stato il dott. Bruno Bonetti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, che può vantare degli avi di Dalmazia, nonché dei parenti dell’odierna e croata Split. Il titolo dell’incontro era “La fine di Spalato e di Zara Italiane 1943-1944”. Ha aperto la riunione Francesca Rodighiero, presidente dell’organismo organizzatore, mentre Bruno Ciancarella, segretario della stessa Accademia, ha curato l’accoglienza e la registrazione degli intervenuti.

Rosalba Meneghini, del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, ha portato il saluto di Bruna Zuccolin, presidente del sodalizio, ricordando il successivo appuntamento del Natale del Ricordo, fissato per il 21 novembre prossimo alle ore 10,30 per la santa messa alla Chiesa della Purità e, per il pranzo conviviale, alla Casa della Contadinanza, nel Castello della città.

Bruno Bonetti ha parlato dei Dalmati italiani, due volte esuli nel 1920 e nel 1944, e presenti nelle loro terre sin dal Duecento. “La fine dell’egemonia italiana in Dalmazia ha avuto origine dopo il 1880, quando il serbo-croato è stata dichiarata lingua ufficiale, a scapito di quella italiana, in vigore sino ad allora – ha detto il relatore – dopo la Grande Guerra hanno dovuto venir via da Curzola, Lesina, Sebenico, Spalato, Traù, perché queste ed altre zone con una minoranza italofona sono state assegnate al Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, poi c’è stato l’esodo del 1943-’44 da Zara che subì 54 bombardamenti aerei angloamericani suggeriti dai titini, per cancellare l’italianità della città, con vestigia romane e veneziane”.

Bonetti si è scusato con l’uditorio per le macabre immagini di odio balcanico che si apprestava a mostrare e commentare, ma “bisogna vedere e capire perché questi fatti non devono più accadere”. Il 12 giugno 1942 è niente meno che il vice federale Giovanni Savo, nativo di Spalato, alla guida del saccheggio della locale sinagoga, addirittura camuffandosi, per spregio, con i paramenti del rabbino. Vengono bruciati i rotoli sacri. Sono attaccati gli ebrei e saccheggiate sessanta abitazioni del ghetto. È il primo fatto avvenuto in Italia o in un territorio soggetto all’Italia da almeno centocinquant’anni. La devastazione della terza sinagoga più antica d’Europa ha visto la partecipazione non solo dei militi fascisti, di origine toscana e pure spalatini, ma anche di carabinieri italiani, secondo Luciano Morpurgo, esponente della comunità ebraica che parlò con i testimoni oculari. Gli scalmanati devastano l’interno del Tempio, compreso il piccolo museo della Comunità. Gettano dalle finestre libri di valore inestimabile, le argenterie, i mantelli rituali e le pregiate stoffe, che vengono raccolte dalle prostitute amanti delle camicie nere e da balordi di piccolo cabotaggio partecipanti al pogrom. L’ideatore del pogrom viene assassinato da un partigiano slavo nel 1943 e poi proseguirono tensioni e gravi violenze come quando, con  l’arrivo dei partigiani di Tito dopo l’8 settembre 1943, furono trucidati circa 250 italiani. Al ritorno dei tedeschi, il 27 settembre 1943, a Spalato entrano gli ustascia, che spogliano e cacciano gli italiani. A fine maggio 1944, i tedeschi mandano via gli italiani anche da Zara, che cade alla fine di ottobre del 1944 in mano ai titini, le cui violenze (in particolare gli annegamenti) provocano l’esodo degli italiani superstiti.

Accademia Città di Udine, 28 ottobre 2021 – parte del pubblico alla conferenza di Bruno Bonetti

Il racconto puntuale di Bonetti ha fatto la cronaca degli ultimi giorni di Zara italiana, martoriata dai bombardamenti e dalla fame, contesa dagli ustascia, circondata da partigiani e cetnici, fino all’esodo di oltre 8mila dalmati italiani ed è stato intervallato da riferimenti familiari, dalla fuga della prozia sul piroscafo Sansego, agli avi della Brazza, fino ai cugini spalatini con cui è in contatto ancor oggi.

Tra i partecipanti all’evento si sono notati Lucio Costantini, figlio di esuli da Buie, socio ANVGD, e la professoressa Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine, con altri soci dello stesso circolo. Al termine dell’apprezzata esposizione, tra gli altri, sono intervenuti Livio Sessa, socio ANVGD con avi dalmati due volte esuli prima da Curzola e poi da Pola, e il professor Ugo Falcone, storico militare e consigliere comunale a Udine. Falcone, ad alcuni soci ANVGD, ha anticipato la prossima intitolazione da parte del Comune di Udine di un sito a Norma Cossetto, violentata e uccisa dai titini il 5 ottobre 1943 nella foiba di Vila Surani.

Testi di Bruno Bonetti e Elio Varutti.  Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettore: Bruno Bonetti. Fotografie di Elio Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Laterina, presentato La patria perduta, libro di Varutti sul Campo profughi, 1946-1963

Si è svolta il 2 ottobre 2021 al Teatro di Laterina (AR) la presentazione del libro La patria perduta, di Elio Varutti (ANVGD Udine), scritto con la collaborazione di Claudio Ausilio (ANVGD Arezzo). Ha aperto i lavori del pomeriggio l’ingegner Simona Neri, sindaca del Comune di Laterina Pergine Valdarno. “Questo volume – ha detto la sindaca – raccoglie dati e testimonianze sul nostro Campo Raccolta Profughi di Laterina e presentarlo in pubblico è un bel momento di confronto, di memoria e di comunità”. La sindaca ha letto inoltre alcuni commoventi brani del testo in riferimento ai bambini, ai maestri e alla scuola funzionante dentro il Campo profughi, con gesti di umanità dei laterinesi.

Poi ha avuto la parola Claudio Ausilio. “Buonasera, con intensa e profonda commozione, sono qui, insieme a voi, per la presentazione del libro La patria perduta – ha detto Ausilio – il nuovo libro sui profughi della Venezia Giulia scritto da Elio Varutti, per l’editore Aska di Firenze.

Innanzitutto voglio salutare e ringraziare il Sindaco del Comune di Laterina Pergine Valdarno, Simona Neri, per l’attenzione e l’ascolto che presta al mondo degli esuli Istriani Fiumani e Dalmati, ringrazio l’amministrazione di Laterina per l’organizzazione dell’evento, il Presidente Nazionale ANVGD Renzo Codarin, la presidente del Comitato Provinciale ANVGD di Udine la dott.ssa Bruna Zuccolin, con il vice presidente Bruno Bonetti, il Prof. Elio Varutti del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, il presidente dell’ANVGD Toscana Guido Giacometti, il dott. Aldo Ferrucci dell’Aska edizioni.

Laterina, Teatro comunale, 2 ottobre 2021, parte del pubblico alla presentazione de La patria perduta. Foto di Bruno Bonetti, vicepresidente ANVGD Udine

Il saluto va anche ai precedenti Sindaci di Laterina con cui sono stato a contatto, a Catia Donnini e a Rosetta Roselli che ci ha lasciato. Saluto l’Artista Simone Beck Mocenni, pittore, scultore, poeta, figlio di Gualtiero Mocenni, pittore e scultore di Pola, che ha trascorso due anni al Campo. Saluto gli amici esuli e tutti voi presenti che, con la vostra partecipazione date un segno di riconoscimento al valore della memoria e dell’impegno per un futuro più umano per tutti.

Il libro era per me un sogno nel cassetto da più di un lustro, ora è una realtà molto ben documentata. Il progetto è nato nel 2016 per la buona collaborazione tra il sottoscritto e il prof. Elio Varutti, coordinatore del gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Nelle baracche del CRP sono passati oltre 10mila profughi d’Istria, Fiume e Dalmazia, assieme agli italiani espulsi dal Dodecaneso, dalle ex colonie africane e da certi paesi della storica emigrazione italiana, come la Romania e la Tunisia.

Il dramma dell’esodo è il dramma della lacerazione sociale e familiare. Un nucleo viene estirpato perché la sua terra non è più sua. Con l’esodo sparisce un’intera società: più di 300 mila italiani lasciano la propria terra, la propria casa, le radici si troncano. Per tanto tempo questa tragica pagina di storia è stata dimenticata e trascurata anche a livello locale, almeno fino a quando nel 1999, l’amministrazione comunale  di Laterina organizzò un convegno su questi eventi e fece collocare un cippo commemorativo all’ingresso del campo, divenuto ormai area industriale, con una bella dedica ivi apposta ‘…A memoria di questo luogo, dove si consumò il dolore della prigionia e dell’esodo con l’auspicio che si schiudano orizzonti di libertà, di pace, di civile convivenza…’

Anche se il tempo è ormai passato, questa occasione ci deve vedere tutti uniti per conservare la memoria. Soltanto così le giovani generazioni, potranno comprendere e fare tesoro di quanto successo per operare affinché questa pagina di vita italiana rimanga come monito per l’Europa di oggi e di domani e stimolo per realizzare una civile convivenza nel rispetto dei diritti e dei valori dei popoli – ha concluso Ausilio – Grazie di cuore a Voi tutti per la partecipazione a questa serata”.

Parla Simona Neri, sindaca di Laterina Pergine Valdarno; foto di Bruno Bonetti

Ha parlato poi Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, per ringraziare Renzo Codarin, presidente nazionale dell’ANVGD, per l’appoggio dato all’iniziativa editoriale, che ha visto l’originale collaborazione di più associazioni di esuli giuliano dalmati. La Zuccolin ha voluto porre l’attenzione sul valore delle testimonianze raccolte dall’autore per arricchire gli aspetti storici della vicenda così toccante. Guido Giacometti, intervenuto per l’ANVGD Toscana, ha ricordato un fatto paradossale accaduto alla stazione di Laterina negli ultimi anni ‘40, quando scese dal treno una signora agiata con varie valigie e si informò se ci fosse stato un taxi per il Campo profughi. Ha relazionato, infine, Elio Varutti mostrando varie immagini del periodo e indicando i periodi di vita del Campo stesso. Dal 1941 al 1943, sotto il fascismo, è un Campo di concentramento per prigionieri inglesi, sudafricani e canadesi. Sottoalimentazione e scarsa igiene nelle baracche provocano nei 2.500-3.000 prigionieri varie malattie debilitanti, come dissenteria e tifo.

Poi per un anno il Campo è stato un reclusorio sotto la sorveglianza nazista. Dopo la liberazione, avvenuta nel 1944, a cura della VIII Armata britannica, si trasforma fino al 1946 in un campo di concentramento per tedeschi e repubblicani della RSI catturati al Nord. Dal 1946 al 1963, per ben diciassette anni, funziona come Campo profughi per italiani in fuga dall’Istria, Fiume e Dalmazia (per oltre 10mila persone), terre assegnate alla Jugoslavia col trattato di pace del 10 febbraio 1947. Sono proprio italiani della patria perduta. Patiscono il freddo e la fame. Tra i più anziani di loro ci fu un alto tasso di suicidi.

Il saluto di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine alla presentazione di Laterina Pergine Valdarno del 2 ottobre 2021, libro sul Crp di Laterina; foto di Bruno Bonetti

A Laterina giungono pure certi sfollati dalle ex colonie italiane. Il libro tratta in modo specifico questi anni di vita quotidiana e di incontro-scontro con la popolazione locale, fino alla completa integrazione sociale, mediante qualche matrimonio misto e, soprattutto, col lavoro, la fede religiosa e con l’assegnazione delle case popolari ai profughi.

In seguito c’è stato un po’ di dibattito, con alcuni interventi di Laterinesi e di Simone Mocenni, venuto con amici appositamente da Pola. Certi esuli e loro discendenti presenti in sala provenivano, oltre che dal Valdarno, da Firenze e Pisa.

Progetto di Claudio Ausilio (ANVGD Arezzo) e Guido Giacometti (ANVGD Toscana). Testi e Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti, Coordinatore del gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Lettore: Claudio Ausilio. Copertina: Simona Neri, sindaca di Laterina Pergine Valdarno, in prima fila, vicino a Bruna Zuccolin e Claudio Ausilio; in seconda fila da sinistra: Elio Varutti, Bruno Bonetti, Aldo Ferrucci, Andrea Sordini, vicesindaco e Guido Giacometti. Fotografie di Bruno Bonetti, Daniela Conighi, del Comune di Laterina Pergine Valdarno e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine.  – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Laterina, Teatro, 2.10.2021 – Elio Varutti al microfono fra Bruna Zuccolin e Guido Giacometti. Foto di Daniela Conighi
Laterina, Teatro, 2.10.2021 – Presentazione de La patria perduta. Claudio Ausilio, Simona Neri (sindaca), Bruna Zuccolin, Elio Varutti e Guido Giacometti. Foto di Daniela Conighi

Udine, itinerario storico alle tombe degli Irredentisti, con l’ANVGD

L’idea di una nuova visita d’istruzione è venuta nel 2019 a Antonello Quattrocchi che, oltre che socio ANVGD è anche presidente della sezione di Udine della Federazione Italiana Dei Combattenti Alleati (FIDCA). Ha proposto ai soci un itinerario storico alle tombe degli Irredentisti al Cimitero monumentale di Udine. Alcuni di tali patrioti riposano nel famedio, accanto al Monumento ai giuliani e dalmati caduti nel nome dell’Italia (1990), scultura dell’artista Nino Gortan, originario di Pinguente d’Istria, dove durante le ricorrenze dei defunti, vengono deposte le corone d’alloro in loro onore dal Comune di Udine e dall’ANVGD.

Antonello Quattrocchi parla degli Irredentisti vicino a Elisabetta Marioni e Giorgio Gorlato

È stata la dott.ssa Bruna Zuccolin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, a volere l’innovativo evento anche nel 2020, nel pieno rispetto delle norme anti-Covid-19, assieme a Elio Varutti, vicepresidente del sodalizio e a tutto il Comitato Esecutivo dell’ANVGD. L’itinerario storico alle tombe degli Irredentisti, con l’accompagnamento di Antonello Quattrocchi, si è svolto il 3 novembre scorso, con una quindicina di partecipanti, che hanno rivolto varie domande al cicerone Quattrocchi. Tra i partecipanti erano presenti anche la professoressa Elisabetta Marioni, presidente della Commissione Cultura e Istruzione del Comune di Udine e Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria.

Il Quattrocchi si è soffermato a commentare varie pietre sepolcrali. In cimitero a Udine ci sono varie tombe di volontari giuliani e dalmati. Tra i vari martiri c’è la lapide di Romeo Battistig, nato nel 1866 e deceduto nel 1915 cui la Civica amministrazione di Udine ha intitolato una strada nel centro cittadino nel 1925 tra via C. Percoto e via Roma. Con Battistig si arruola volontario irredento Nicolò Luxardo, che si fa chiamare De Franchi, per non inguaiare i familiari a Zara. Il 30 settembre 1944 l’onorevole Nicolò Luxardo viene affogato dai titini, con una pietra al collo, nelle acque dell’isola di Selve, insieme con la moglie milanese Bianca Ronzoni. Il 22 novembre 1945 il tribunale iugoslavo di Zara, con sentenza confermata dal Supremo Tribunale della Croazia in Zagabria, lo accuserà “di non aver risposto all’invito di comparizione” e ritenendo “che egli si tenga nascosto” (ma: lo avevano affogato loro un anno prima!), lo condannerà all’impiccagione in contumacia per aver contribuito, tra l’altro, alla sconfitta dell’Austria nel 1918.

Poi ci sono altre lapidi come quelle di Antonio Cosmi, volontario garibaldino morto nel 1917 e Luigi Bassi, caduto nel 1918. La visita d’istruzione è ricca di storia.

Vero è che Udine ha il Tempio Ossario, iniziato dopo la Grande guerra e terminato nel 1940, su progetto degli architetti Provino Valle e Alessandro Limongelli, per ricordare i 25mila caduti nella Grande guerra. Il tempio custodisce, dal 20 ottobre 2018, anche i resti mortali della fossa anticarro di Castua, vicino a Fiume. Si tratta di sette italiani fucilati dai titini il 3 maggio 1945, a due passi da Fiume, quando era terra italiana. I corpi dei sette caduti di Castua sono stati esumati nel mese di luglio 2018 dalle autorità croate, durante una campagna di scavo iniziata dopo una segnalazione, risalente al 1992, effettuata dalla Società di Studi Fiumani, con sede in Roma, con segretario Marino Micich. Erano nel bosco di Loza, in località Crekvina, vicino a Castua. Tra quelle spoglie mortali c’era pure il senatore Riccardo Gigante, che riposa al Vittoriale.

A Parigi c’è il celebre Cimitero di Père Lachaise. Fondato nel 1805, è il camposanto più visitato al mondo. È come un giardino di sculture all’aperto, con oltre 70mila sepolcri più o meno vistosamente decorati. Vi riposano, tra gli altri, Chopin, Molière, Apollinaire, Oscar Wilde, Balzac, Proust, Modigliani, Edith Piaf, Yves Montand e Jim Morrison. Pure Udine, nel suo piccolo, offre una vista della memoria al cittadino o al turista curiosi della storia nel famedio del Cimitero monumentale di viale Firenze.

Sitologia

E. Varutti, Udine, tumulati i resti dei sette italiani uccisi a Castua, presso Fiume, on line dal 21 ottobre 2018.

Progetto di Antonello Quattrocchi. Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Lettore: Bruno Bonetti. Copetina: Antonello Quattrocchi e Bruna Zuccolin durante la visita d’istruzione al famedio di Udine. Fotografie di Donatella M. e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

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Angeli custodi al Campo profughi di Laterina. Le cresime di don Bruno Bernini, 1949-‘62

Il 25 luglio 1949 l’attestato della cresima di Gemma Carolina Brun, nata il 18 novembre 1929 ad Albona d’Istria, è firmato da don Pasquale Cacioli, per il parroco di Laterina (AR). La funzione religiosa avviene nella chiesa di Laterina ad opera del mons. Emanuele Mignone, vescovo di Arezzo, con la madrina Valentina Naldini, della parrocchia del Campo profughi di Laterina. Inizia così la storia dei 403 cresimati al Centro raccolta profughi (Crp) aretino, in base ai documenti inediti dell’Archivio parrocchiale. In quegli anni i cuccioli e le cucciole dell’esodo giuliano dalmata hanno tanti angeli custodi a proteggerli, secondo la tradizione cristiana. Molti attestati per i cresimati sono firmati da don Bruno Bernini, parroco di Laterina. Ogni evento religioso vissuto dagli esuli è un momento vitale di meditazione e d’astrazione rispetto alla realtà degradante della promiscua vita in baracca. Secondo importanti scrittori pare che esista persino un rapporto tra l’angelo e l’esilio, come ha affermato Massimo Cacciari nel 1986. Il termine di cuccioli dell’esodo è di Michele Zacchigna (2013).

Crp di Laterina, don Bruno Bernini, primo a sinistra. Collez. Alberto Bernini, Levane (AR).

Il sacramento della cresima, o confermazione, dal 1950 al 1962, è impartito nella cappella del Crp di Laterina, facente parte della Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano a Laterina. L’assistenza ai profughi è curata, oltre che dal Ministero dell’Interno, anche dalla Pontificia Opera di Assistenza. Nel maggio 1945 è attivato presso la prefettura di Arezzo un Ufficio Profughi, in considerazione della continua affluenza di sfollati e reduci provenienti dal Nord. Essi sono di passaggio in attesa dei treni per Roma, così è affidata all’E.C.A. del capoluogo la gestione di un campo di transito dove assisterli nei giorni di sosta. Viene a questo proposito attrezzata la caserma “Vittorio Ceccherelli”; un commissario di P.S. nella stessa caserma interroga i profughi man mano che si presentano, per rilasciare a ciascuno il “foglio di via” utile a proseguire il viaggio. Si ha notizia di un campo profughi ad Arezzo centro attivo dal 1945 al 1948, data di istituzione del Campo Profughi di Laterina, a 18 km dal capoluogo aretino.

Il Crp di Laterina viene aperto il 19 agosto 1948, con oltre 30 baracche, servizi inclusi. Chiude i battenti il 30 giugno 1963, trasferendo gli ultimi 207 esuli rimasti a un Crp in provincia di Caserta e in altri posti. Come ha scritto, a pag. 254, Francesca Lisi nella sua tesi di laurea fiorentina del 1991: “Il Centro Raccolta Profughi venne chiuso nel 1963 quando era Direttore Matteucci. I profughi che erano rimasti vennero inviati al Centro di Aversa”. Ad esempio nel 1949 sono ospitati oltre 3mila profughi in un Comune come quello di Laterina che conta 3.332 abitanti, con i gravi problemi di convivenza che si possono immaginare.

Copertina del libro parrocchiale Laterina CRP Cresimati dal 1950 al 1962, ms. (APLa).

Per cresimare gli adulti del Cpr c’è il vescovo Mignone, nato a Cavatore (AL), il 1º aprile 1864 e deceduto ad Arezzo il 23 dicembre 1961. Egli usa la “cappellina del palazzo vescovile di Arezzo”, come si legge nella lettera del 20 novembre 1952 di Giuliana Del Fabbro, profuga nata a Fiume nel 1931 e trasferitasi a Foggia, presso la famiglia Travaglia – cognome istriano di Albona – con cui chiede l’attestato di cresima, desiderando ella “contrarre matrimonio con un giovane del luogo” (Archivio della Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano, Laterina, d’ora in poi: APLa). La cappella del Cpr era nel primo edificio a destra dopo l’ingresso, accanto la baracca canonica e, destra, la baracca n. 19 adibita ad attività di svago, televisione e piccole feste da ballo. Il sacro ed il profano erano molto vicini al Crp di Laterina. Si veda la mappa del Crp ricostruita dall’ANVGD di Arezzo. Nel 1950 la distribuzione per sesso dei cresimati, vede le 18 femmine prevalere di poco sui 17 maschi. Più o meno è così pure per le altre annate.

Tutti i bambini del Crp ricevono l’unzione del crisma nella cappella del Campo stesso, che è dotato di  un “Ufficio del Cappellano”, o canonica, come dal timbro sugli attestati della cresima della Parrocchia di Laterina. Dal 1956 don Mario Ciampelli firma gli attestati per il parroco don Bernini. Grazie ai 139 attestati della cresima consultati e digitalizzati nell’APLa a cura di Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo e tramessi a Elio Varutti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, assieme ad altri documenti inediti si è potuto allestire la presente ricerca storica. Tali attestati, infatti, contengono l’informazione del luogo battesimo del cresimando, così è stato possibile preparare una topografia dell’esodo giuliano dalmata a Laterina, come si vede nelle tabelle n. 1 e n. 2, nelle quali sono prevalenti le località d’Istria, Fiume e Dalmazia. In esse troviamo tuttavia alcuni sfollati battezzati nelle ex colonie italiane d’Africa (Libia e Eritrea), oltre a rari sfollati provenienti da luoghi della precedente emigrazione istriana, friulana e veneta in Romania, Ungheria, o da terre occupate dal fascismo, come l’Albania e la Tunisia (un solo caso per ogni località di battesimo).

Tabella n. 1 – Luoghi di battesimo dei cresimati al Crp di Laterina (AR) 1949-1953

Luogo 1949195019521953Totale
Istria11791441
Fiume 156425
Zara  1 1
Romania 1 23
Trieste1   1
Albania; Tarcento (UD) 2  2
CL e s. l.  2 2
Totale235182075
Fonte: Archivio della Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano, Laterina (APLa), Laterina CRP Cresimati dal 1950 al 1962, Attestati di cresima vari, stampati e ms.

C’è chi proviene dal Crp di Marina di Carrara (MC), ma è un caso unico. Capitava agli esuli di essere sballottati da un Crp all’altro. Altri casi isolati sono quelli di bimbi provenienti da situazioni di disagio sociale di altre città italiane, non ultima Trieste, ma la cresimanda è nata a Fiume. Poi ci sono dei soggetti trasferiti dall’Orfanotrofio di Cividale del Friuli (UD) e un altro da Tarcento (UD), andando a segnare un ulteriore collegamento fra Udine e Laterina, già dimostrato in altre analoghe ricerche. Si ricorda che il Centro smistamento profughi di Udine vede passare sotto il suo malandato tetto oltre 100mila esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia dal 1945 al 1960, quando viene chiuso, spostando gli ultimi profughi rimasti al Crp di Cremona. Altre città dove gli sfollati del Crp aretino sono stati battezzati risultano quindi per un solo caso ciascuna: Caltanissetta, Latina, Chieti e Noto (SR). Uno solo è senza luogo.

Processione al Campo profughi di Laterina, 1951. Don Angelo Matteini è vicino all’icona sacra e don Pasquale Cacioli tra le bambine. Si notino gli altarini sulla parete delle baracche, gli addobbi con le candide lenzuola e i vestiti di festa in onore della Madonna. Archivio Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea “Giorgio Agosti” (Istoreto), Torino, on line dal 2016.

I dati analitici sui luoghi di battesimo dei cresimati a Laterina possono essere osservati nelle tabelle n. 1 e n. 2, suddivise solo per una più agevole lettura, ma prodotte con informazioni della fonte medesima; è l’Archivio della Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano, Laterina (APLa).

Il numero più elevato di cresimati a Laterina è quello degli istriani, come si nota nelle tabelle n. 1 e n 2; sono ben 41+25 casi, ossia 66 sul totale di 139, rappresentando la percentuale del 47,48%. Oltre che da Pola, la provenienza di tale gruppo è sparsa in vari paesi dell’Istria: Visinada, Sanvincenti, Fasana, Dignano d’Istria, Albona, Orsera, Valle d’Istria, Rovigno, Montona, Arsia, San Lorenzo del Pasenatico, Neresine, Pinguente, Buie, Cherso, Lussinpiccolo, Portole e Capodistria. Ciò è la dimostrazione di come l’esodo risulti un fenomeno diffuso in tutte le terre perse, non solo nei capoluoghi di provincia (Pola, Fiume e Zara).

Al secondo posto delle tabelle n. 1 e n. 2 troviamo i profughi battezzati a Fiume, Abbazia, Laurana e Veglia con 25+9 casi, per un totale di 34 individui, ossia il 24,46%. Prima dei dalmati di Zara, troviamo un gruppo di italiani sfollati dalla Libia; essi sono 18, pari ad una percentuale del 12,95% e provengono da Tripoli, Garian, Zavia, Tigrinna e dal Villaggio Garibaldi di Misurata. Nelle stesse tabelle gli esuli di Zara sono 3, che in percentuale fanno il 2,16%. Gli italiani sfollati dalla Romania sono 6, ossia il 4,32%. Essi provengono dalle località di: Targoviste, Ploiesti, Himedonerg (?), Tulcea, Sinaja e Bucarest.

Tabella n. 2 – Luoghi di battesimo dei cresimati al Crp di Laterina (AR) 1954-1956

Luogo del battesimo195419551956Totale
Istria261725
Fiume3339
Zara2  2
Libia88218
Romania21 3
Budapest1  1
Tunisi; Latina; Chieti 3 3
Marina di Carrara; Eritrea; Noto (SR)  33
Totale18212564
Fonte: Archivio della Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano, Laterina (APLa), Laterina CRP     Cresimati dal 1950 al 1962, Attestati di cresima vari, stampati e ms.

Una relazione del 1960 scritta da Dario Pellegrini, direttore del Crp di Laterina documenta la vita dei profughi al Campo: “A circa diciotto km. da Arezzo, ubicato in aperta campagna ed in prossimità del fiume Arno, sorge il Centro raccolta profughi di Laterina. È composto di alcune decine di baracche costruite oltre venti anni fa, […] le condizioni ambientali di questi fabbricati sono quanto mai scadenti: costruite a piano terra, su terreno argilloso, hanno i muri esterni a mattoni sovrapposti. Mancano di soffittature, per pavimento hanno un leggero strato di cemento, mentre gli infissi sono in condizioni veramente precarie per l’usura del tempo e delle intemperie. Particolarmente infelici sono i gabinetti posti all’estremità dei capannoni. Trattasi di stanze freddissime, senza vaschette e coperture, prive di qualsiasi comodità”. Dario Pellegrini è stato in servizio alla Prefettura di Arezzo si dal 1946, di ritorno dalla prigionia. Ha rivestito la carica di Direttore del Crp di Laterina dal 1958 al 1962 (Lisi, p. 244).

Copertina del raccoglitore degli Attestati di cresima del Crp Laterina 1949, stampati e ms (APLa).

Nella tabella n. 3 si notano dei piccoli numeri di differenza tra i singoli attestati di cresima esaminati, che sono di meno rispetto alla rubrica alfabetica manoscritta di tutte le cresime effettuate che, tuttavia, potrebbe non essere immune essa stessa da qualche errore materiale. In sostanza ai 139 attestati consultati risultanti dalle tabelle n. 1 e n. 2 si devono aggiungere altre 6 cresime annotate nella rubrica e non rilevabili dai singoli attestati, così si raggiunge il numero di 145 sacramenti somministrati dal 1949 al 1956 al Crp di Laterina.

Tabella n. 3 – Cresimati al Crp di Laterina (AR), 1952, 1956

Anno        19521956Totale
N. cresimati336
Fonte: Archivio della Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano, Laterina (APLa), Laterina CRP Cresimati dal 1950 al 1962, ms.

I cresimati dal 1949 al 1956 sono dunque 145, ai quali si devono infine aggiungere quelli risultanti dalla tabella n. 3 riguardante le cresime impartite da 1957 al 1962, che sono 258, perciò il totale generale ammonta a 403 individui unti dal crisma.

Per gli anni dal 1957 al 1962 – vedi la tabella n. 4 – si ha a disposizione della presente ricerca solo la rubrica delle cresime somministrate dal vescovo, senza l’indicazione della località di battesimo del cresimando, maschio o femmina che sia. Si può ipotizzare tuttavia, in base ai cognomi dei cresimandi, una prevalente provenienza dall’Istria, Fiume e Dalmazia per ogni annata. Ci sono, nel 1957, indiscutibili cognomi d’Istria, Fiume e Dalmazia. La grafia è quella della rubrica manoscritta dal parroco: Basso, Benci, Bertossa, Bogliun, Bulessi, Bullesich, Canaletti, Chrevatin, De Vidovich, Dobrich, Drudić, Gobbo, Giorgini, Milotti, Milotich, Pettener, Rocco, Sincic, Sarich, Ussich, Vinovrshi, Valle, Zupcich e Zvietich.

Lidia Pettener, nata a Pola, nel giorno della cresima a Laterina, 19.5.1957. Collez. Lidia Pettener Hautelin, Cannes, Francia.

Per il 1958 abbiamo in prevalenza i seguenti nomi di chiara provenienza giuliano dalmata: Bulich, Cramer, Cotlar, Dorcich, De Vidovich, Francovich, Fonovich, Glavich, Jung, Jelencovich, Jelenoch, Morovich, Matesich, Mosnja, Pocecco, Sincich, Sestan, Turcovich, Vucossa e Zalencich. Nel 1959 si nota ancora una forte presenza di cognomi d’Istria, Fiume e Dalmazia, come ad esempio: Barbierato, Canzian, Marchesich, Perovich, Radolovich, Stipcevich e Xillovich. Nel 1960 si leggono cognomi tipo: Migliore, Olivieri, Rizzo, Ventura e Veggian. Sono del 1961 cognomi come: Casano, De Rocchi, De Santi, Luciani e Macchi. Nel 1962, infine, si trovano cognomi di questo genere: Calega, Forte, Maliacaj, Moscatello e Zardi.

Tabella n. 4 – Cresimati al Crp di Laterina (AR), 1958-1962

Anno195719581959196019611962Tot
Atti394120647123258
Fonte: Archivio della Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano, Laterina (APLa), Laterina CRP Cresimati dal 1950 al 1962, ms.

I preti del Crp di Laterina – Sono diversi i sacerdoti che si sono occupati degli aspetti religiosi al Crp di Laterina, assieme a due vescovi. Primo fra tutti è da ricordare don Bruno Bernini, parroco di Casanuova, frazione di Laterina per 55 anni fino al 2005, assieme a don Giuseppe Treghini, fotografati nel 1953 con il coro della Cappella del Crp stesso. Prima di don Bernini è ricordato il cappellano don Mario Randellini, operativo dal 1942 al 1946. Dopo di don Bernini ci sono don Uldo Battistini e don Mario Ciampelli, arrivato nel 1954.

Sono da menzionare poi altri parroci di Laterina, nella cui Parrocchia rientrava anche il Crp, come don Ottavio Tinti e don Piero Cheli, che lo seguì. Si ricorda anche don Giuseppe Treghini, Parroco a Vitereta, oggi nel comune di Laterina Pergine Valdarno, in provincia di Arezzo.

Laterina, anni ’50 – don Bruno Bernini, primo a destra. Collez. Alberto Bernini, Levane (AR).

Don Angelo Matteini è stato immortalato in alcune fotografie durante la processione della Madonna dentro il Campo profughi, accanto all’immagine sacra nel 1951. Il canonico Ernesto Severi compare in una fotografia di gruppo di comunicandi davanti alla Cappella del Crp assieme a monsignore Emanuele Mignone, vescovo di Arezzo e a don Pasquale Cacioli, il quale firma molti attesati di cresima nel 1950 (APLa).

Si accenna al fatto che Monsignor Telesforo Giovanni Cioli, vescovo di Arezzo, opera dal 1961, in seguito alla scomparsa di Monsignor Mignone. Le soppresse diocesi di Arezzo, di Cortona e di Sansepolcro, sono unite in persona Episcopi proprio al tempo del Vescovo Giovanni Telesforo Cioli (1961-1983).

Come ha scritto il 10 febbraio 2016 Glenda Venturini nel sito web di Valdarnopost.it Monsignor Luciano Giovannetti fu Cappellano al Campo profughi di Laterina negli ultimi anni di vita della struttura: “Nel 1957 fui ordinato sacerdote, il 15 giugno per la precisione; e il 4 agosto arrivai a Laterina, dove rimasi fino al 1960”, ricorda il monsignore. “Tre anni vissuti a Laterina, dove aveva sede la Parrocchia, e trascorsi spostandosi per dire messa fra il Santuario di Santa Maria in Valle e il Centro Raccolta Profughi, dove erano ospiti i profughi istriani, fiumani e dalmati”.

Casanuova di Laterina, piazza intitolata a don Bernini. Foto C. Ausilio 2020

Biografia di don Bruno Bernini – Don Bruno nasce il 15 maggio del 1921 a Duddova di Bucine (AR). Ordinato presbitero il 29 giugno del 1946, diviene viceparroco amatissimo a Laterina, mentre titolare parroco è don Ottavio Tinti. A partire dal 1° luglio del 1948 gli viene affidata la parrocchia di Poppi (AR). Due anni più tardi diviene parroco a Casanuova di Laterina (AR), comunità che guida per ben 55 anni, fino al 2005, quando ormai anziano, si ritira presso il fratello ad Ambra di Bucine (AR). “Don Bruno Bernini cominciò a svolgere assistenza spirituale al C.R.P. fin dal 1948 e dopo un periodo di assenza ritornò nel 1950, rimanendovi fino al momento della chiusura” (Lisi, p. 255). Nella parrocchia di Casanuova don Bruno è coadiuvato dalla perpetua Maria Dell’Orco.

Don Bruno Bernini

Don Bruno è fautore di un’importante iniziativa nel Crp, realizzata in collaborazione con le istituzioni della Curia. Nel 1956 è istituito un ricreatorio per i giovani. Nei mesi di giugno, luglio ed agosto, quando le scuole erano chiuse, ospitava i bambini da 5 a 14 anni. “Questo, oltre a fornire un servizio di vitto, costituiva anche un fattore educativo e morale molto importante per tutti i ragazzi, che in genere godevano di una eccessiva libertà. Il ricreatorio sorgeva in appositi locali messi a disposizione nel Centro e assisteva giornalmente circa 130 bambini ai quali veniva fornita la colazione e una merenda. Le attività svolte dai bambini del ricreatorio erano coordinate da un insegnante e da più vigilatrici, scelte tra i profughi del Centro e il ricreatorio restava aperto tutti i giorni feriali sia al mattino che al pomeriggio” (Lisi, p. 192-193).

Don Bruno, a partire già dal 1960, è per molti anni insegnante di religione nella scuola media di Laterina e, a cominciare dal 1973, anche nella scuola media di Pergine Valdarno (AR). Nel 1989 gli viene affidata pure la parrocchia di Sant’Agata a Campogialli, in Comune di Terranuova Bracciolini, nella provincia di Arezzo. Dal 2010 viene accolto nella casa di riposo di Santa Maria Maddalena a Gargonza di Monte San Savino (AR). Don Bruno Bernini muore lunedì 27 ottobre 2014. Il funerale si è svolto martedì 28 ottobre, alle ore 15, nella Chiesa di San Pietro Martire a Casanuova di Laterina.

A fine dicembre 2016 la Giunta comunale di Laterina, accogliendo la proposta di alcuni cittadini della frazione, ha intitolato piazza antistante la chiesa nella frazione di Casanuova alla memoria di don Bruno Bernini.

Casanuova di Laterina – Chiesa di San Pietro Martire. Foto C. Ausilio 2020

Il messaggio di Bruna Zuccolin – La presente ricerca si è svolta nello spirito della Legge 30 marzo 2004 n. 92 sul Giorno del Ricordo, per diffondere la conoscenza dei tragici eventi del confine orientale che nel secondo dopoguerra colpirono gli italiani vittime delle foibe, nonché gli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia, preservando le tradizioni di quelle comunità. “È importante ricordare in un clima di collaborazione e di pace tra i popoli in dimensione europea – ha detto Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine – perché così i giovani vengono a sapere di fatti tragici che non dovrebbero più ripetersi”.

Angeli di Laterina. RaccontoSi dice che gli angeli custodi del Centro raccolta profughi di Laterina si diedero a convegno nei primi anni ’60 su un tema sollevato da qualcuno di loro. Ora che si son fatte tutte quelle cresime, diceva il gruppo che tirò in ballo la questione, ci si potrebbe rilassare per ciò che concerne la custodia dei nostri protetti. L’argomento era importante così tanto che erano convenuti tra le nuvole di Laterina un grande numero di angeli, persino da lontani cirri e nembi. Si dice che fossero più di cinquemila, tanti erano stati gli utenti del Campo profughi prossimo alla chiusura. Erano stati i Serafini e i Cherubini a portare sul tavolo di discussione quel tema così intrigante, mentre i Principati e i Podestà guardavano con scetticismo l’affollata assemblea tra ripetuti fruscii di ali bianche. La gerarchia degli angeli è stata esposta nel Libro dei Libri e nelle Confessioni di Sant’Agostino (XII, 22), tanto per dire. Volle parlare l’angelo Girolamo: Ve digo che bisogna star sempre drio al nostro protetto, altrimenti pol suceder come a mi, quando xe sparido el marescial de la finanza de Abbazia Angelo Pusceddu. Xe stado portà via dai miliziani titini de sera, i me ga dito, ma no se sa dove che el xe finido. Mi son ancora che lo cerco. In paese i dise: una piera al collo e via. Allora xe importante star vizin al nostro protetto.

C’era anche Vladimiro, l’angelo custode del tale Redento Rudan, un commerciante di Volosca. Mentre era in coda per la mensa al Campo profughi, detto commerciante ricordava con piacere i cibi della cucina di casa che nulla avevano a che fare coi piatti di latta e la vita nelle baracche. Veniva menzionata la luganega coi crauti, oppure gli gnocchi di susine al burro fuso e cannella, le patate in tecia, le sarde in savor, o infine la cremosa torta Dobos. Tra il sole e i sassi, i vicini di coda si arrabbiavano perché faceva venir loro l’acquolina in bocca e poi si sarebbero trovati l’allungata zuppa indecifrabile e il solito odoroso pezzo di formaggio olandese accompagnato da un tozzo di pane. L’angelo Vladimiro, per via di certe sue rotondità, com’era del resto per il suo protetto, fu soprannominato dai Cherubini più sbertucciati: Bonculovich. Egli per spostarsi da una nuvola bassa a quella alta, essendo pigro, era solito usare una scala di legno, anziché dare un energico battito d’ali. Il convengo degli angeli si concluse con l’accordo di continuare a custodire i propri protetti, anche se ricchi di sacramenti come la comunione e la cresima. Mentre la nuvolaglia dell’incontro si stava diradando di angeli in partenza per le varie destinazioni oltre che in Italia, anche all’estero, come Parigi, New York, l’Ontario, l’Argentina, il Brasile, l’Australia, si sentiva Bonculovich brontolare vistosamente su una nuvola bassa. Chi me ga sconto ancora ‘na volta la mia scala? – continuava a ripetere. Chi xe stado? Tirèmela fora, in pressa.

Non c’è da preoccuparsi finché c’è qualche angelo arrabbiato. È quando sono tristi gli angeli che dalle nubi cominciano a cadere i fiocchi di neve, fintantoché le raffiche dei venti non finiscono per trasformare il tutto in accecanti bufere, come ha scritto Jón Kalman Stefánsson.

Attestato di cresima di Gemma Carolina Brun, battezzata ad Albona, stampato e ms (APLa).

Nota sul Racconto tra fantasia e verità. Angelo Pusceddu, nato a Cagliari nel 1887 e scomparso nel 1945 e soppresso al termine del conflitto, risulta tra le 2.640 Vittime di Nazionalità italiana a Fiume e dintorni, una lista stilata dagli storici italiani e croati nel 2002, pubblicata da Amleto Ballarini e Mihael Sobolevski. Si ringrazia per varie notizie sul maresciallo Pusceddu il signor Francesco Mondì, esule istriano in contatto con Maria, figlia dello scomparso.

Conclusioni – È dimostrato che siano 403 i cresimati al Campo profughi di Laterina (AR) nel periodo 1949-1962. Considerato che ogni nuovo cresimato ha il suo santolo, spesso un esule, è facile dedurre che i profughi coinvolti siano stati, solo per tale particolare cerimonia religiosa, oltre 800. Il Crp ne ha visti transitare oltre 5mila, come già dimostrato in analoghe nostre ricerche. Allora è da smentire il numero di profughi giuliano dalmati riportato da Laura Benedettelli nel suo pur documentato studio intitolato I profughi giuliani, istriani, fiumani e dalmati in provincia di Grosseto, del 2017. Scrive la Benedettelli che “Nella provincia di Arezzo i 588 profughi che arrivarono nei vari anni vennero accolti nel CRP di Laterina (…) che poteva contenere fino a 12.000 persone” (p. 48). Da Laterina non ne passano solo 588, ma più di 5.377.

Si può ben dire che questa sia una produzione culturale italo-francese, dato che alcune immagini che la corredano sono state gentilmente concesse per la pubblicazione da Lidia Pettener Hautelin, nata a Pola ed esule in Francia, che si ringrazia per tale magnifica disponibilità. Le prime fasi dell’indagine sul campo sono state svolte nel 2015 da Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo, che ha visitato l’Archivio della Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano di Laterina, trovando un generoso altruismo nella persona di don Mario Ghinassi, parroco di allora, che ha messo a disposizione del ricercatore non solo i documenti, ma pure gli strumenti di digitalizzazione. Nel clima di costruttiva collaborazione tra l’ANVGD di Arezzo e quella di Udine, inaugurata nel 2016, Ausilio ha trasmesso copia della documentazione al professor Elio Varutti, vicepresidente dell’ANVGD di Udine, che si è assunto la direzione della ricerca. Pure la iconografia qui riprodotta  è merito di Claudio Ausilio, grazie alla collaborazione di Alberto Bernini, nipote di Don Bruno Bernini e di altri aretini.

Crp di Laterina, Planimetria post 1950, disegno ricostruito nel 2017 da cura dell’ANVGD di Arezzo. Collezione Claudio Ausilio, Montevarchi (AR).

Dopo una serie di analisi storiche, statistiche e sociologiche, nel 2020, accompagnate dal messaggio di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, si pubblica nel web, a cura della redazione del blog, l’esito di tale innovativa ed articolata indagine.

Archivio e testi originali – La presente ricerca è frutto della collaborazione fra l’ANVGD di Arezzo e il Comitato Provinciale dell’ANVGD di Udine. La consultazione e la digitalizzazione dei materiali d’archivio presso l’APLa è stata effettuata nel 2015 a cura di Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo; per la collaborazione riservata si ringrazia don Mario Ghinassi, parroco di Laterina nel 2015.

Parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano, Laterina (APLa), Laterina CRP Cresimati dal 1950 al 1962, Attestati di cresima vari 1949-1957, Lettere, dattiloscr., stampati e ms.

Ricordino della cresima di Lidia Pettener al Crp di Laterina, 19.5.1957, fronte e retro. Collez. Lidia Pettener Hautelin, Cannes, Francia.

Aldo Tardivelli, Un filo spinato… non ancora rimosso, testo videoscritto in Word, s.d. [ma: post 2004?], pp. 1-7. [Risposta circostanziata alle tesi di Ivo Biagianti, pubblicate nel 2000].

Bibliografia

Amleto Ballarini, Mihael Sobolevski (a cura di / uredili), Le vittime di nazionalità italiana a Fiume e dintorni (1939-1947) / Žrtve talijanske nacionalnosti u Rijeci i okolici (1939.-1947.), Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per gli Archivi, 2002.

Laura Benedettelli, I profughi giuliani, istriani, fiumani e dalmati in provincia di Grosseto, Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea (ISGREC), on-line dal giorno 8 febbraio 2017.

Ivo Biagianti (a cura di), Al di là del filo spinato. Prigionieri di guerra e profughi a Laterina (1940-1960), Comune di Laterina, Stampa Centro editoriale toscano, s.d. [2000].

Diocesi di Arezzo, “Necrologio di don Bruno Bernini”, «Bollettino Diocesano», settembre-ottobre, 2014.

Massimo Cacciari, L’angelo necessario, Milano, Adelphi, 1986.

Francesca Lisi, L’Assistenza post-bellica ad Arezzo. Il Centro Raccolta Profughi di Laterina, Tesi di Laurea, Università di Firenze, Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, Relatore prof. Sandro Rogari, Anno Accademico 1990-1991, pp. 268+XC.

Dario Pellegrini, Relazione del direttore del Crp di Laterina, 1960.

Sant’Agostino, Confessioni, Milano, Rizzoli, 1958.

Jón Kalman Stefánsson, Harmur englanna, Reykjavík, Bjartur, 2009, traduz. ital. di Silvia Cosimini, La tristezza degli angeli, Milano, Iperborea, 3.a ediz. 2017.

Glenda Venturini, “Nel Giorno del Ricordo la testimonianza di Monsignor Giovannetti: “Al Campo profughi di Laterina iniziò il mio sacerdozio” dal sito web valdarnopost.it del 10 febbraio 2016.

Michele Zacchigna, Piccolo elogio della non appartenenza. Una storia istriana, Trieste, Nonostante Edizioni, con una Postfazione di Paolo Cammarosano, 2013.

Attestato di cresima di Filomena Tuntar, battezzata a Visinada del 15.3.1950 (APLa).

Sitologia – E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017, on line dal 2018.

E. Varutti, Cuccioli dell’esodo. La scuola elementare al Campo profughi di Laterina (AR), 1948-1950, on line dal 18 giugno 2020.

E. Varutti, Cucciole dell’esodo crescono. La scuola elementare al Campo profughi di Laterina, 1956-1957, on line dal 24 giugno 2020.

E. Varutti, Esodo dei Pettener da Pola a Laterina (AR) con le coverte tirade e in Francia, 1956, on line dal 18 agosto 2020.

Attestato per il Sacrum Chrisma di Ernesto Röttinger, dell’Istituto friulano per orfani di Cividale (UD) del 21.5.1949 per il parroco di Laterina (APLa).

Ricerca diretta dal professor Elio Varutti, vicepresidente dell’ANVGD di Udine. Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Disegni di Tommaso Ricci e di Claudio Ausilio, ANVGD di Arezzo. Lettori: Claudio Ausilio, Bruna Zuccolin e Daniela Conighi. Si ringrazia Maria Iole Furlan per il Racconto sugli angeli. Copertina: Laterina, Cappella del Crp 1951, prima comunione con Mons. Emanuele Mignone e don Pasquale Cacioli. Per la concessione alla pubblicazione si ringrazia il sito web di valdarnopost.it Altre immagini da collezioni private citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Laterina, Centro raccolta profughi, ricostruzione dell’interno di una baracca, 2019

Cucciole dell’esodo crescono. La scuola elementare al Campo profughi di Laterina, 1956-1957

È una storia femminile di grande umanità, di professionalità e persino con qualche lacrima versata da una maestra di Rovigno. Qui ci sono le sorelle d’Italia. Il 1° ottobre 1956 inizia scuola per le cinque classi elementari al Centro raccolta profughi (Crp) di Laterina (AR) e due maestri, dei quali una è esule istriana, Pasqua Benvegnù Sponza, si trovano a fare lezione a 150 alunni. Oltre ai numeri da capogiro, c’è un altro elemento da evidenziare: è il fattore rosa. Ci sono ben 22 femmine su 34 scolari della classe 1^ A del Crp nell’anno scolastico 1956-1957. Si può parlare quindi di cucciole dell’esodo giuliano dalmata, perché si nota pure in altre classi della scuola elementare una prevalenza del sesso debole, rispetto ai maschietti. Dal 1948 la scuola era allestita nella prima baracca a sinistra del Crp. Pure nel 1949 la componente femminile era molto forte, soprattutto nelle classi 1^, 2^ e 5^. Le vicende del 1949-1950 sono già descritte nell’articolo intitolato Cuccioli dell’esodo. La scuola elementare al Campo profughi di Laterina (AR), 1948-1950.

Giuliana Stoppielli, insegnante aretina della 3^ classe, scrive nel suo registro: “Sono piccoli uomini e brave donnine, che guardano già all’avvenire con una certa serietà e che, per la loro esperienza o per l’esperienza dei genitori, mostrano di valutare in pieno quel senso di italianità per il quale hanno accettato di vivere miseramente al campo”.

Campo profughi di Laterina, 1959: “Quell’anno, alla festa della Consolata, le suore avevano regalato ad ogni bimbo un biscotto wafer – ha riferito Luisa Pastrovicchio – e, una volta avuto il biscotto in mano, siamo stati immortalati in una fotografia, dopo di che ciò che restava fu fatto sparire”. Collez. Famiglia Pastrovicchio; foto Impero, San Giustino Valdarno di Loro Ciuffenna (AR).

La classe 1^ A in rosa, 1956-1957 – Ritorniamo alla metà degli anni ’50. Nella baracca scuola fanno il loro ingresso i bimbi nati dentro il Crp, oltre agli esuli. Hanno voglia di sapere, imparano presto; come annota la maestra: “mi seguono bene”. Si può dire che le cucciole dell’esodo giuliano dalmata crescono. Aumentano pure gli iscritti alla scuola del Campo profughi, tanto che lo Stato deve inviare nuovi insegnanti. La maestra Anna Maria Fratini, residente a Salerno, prende servizio in baracca il 13 dicembre 1956 nella classe 1^. Tra le prime frasi che segna nel suo registro, c’è la seguente: “Questa scuola è un po’ diversa dalle altre del circolo, essendo composta da bimbi del Crp provenienti dai paesi più disparati: Romania, Africa, Istria” (p. 20 del Registro degli scrutini e degli esami, Scuola di Campo Profughi, Classe 1^, 1956-1957, in Fonti archivistiche).

L’Istria, dunque, non è una parte d’Italia ceduta alla Jugoslavia per una guerra persa, ma uno dei disparati paesi. È piuttosto normale questa vaga conoscenza della Venezia Giulia tra l’italiano medio. La si può riscontare ancor oggi. Eppure gli insegnanti del Campo profughi si fanno in quattro per far crescere i loro scolari “entusiasti per Biancaneve”. I maestri, sia i toscani che gli istriani o i campani, puntano sul dialogo, per far parlare in lingua italiana i più svantaggiati dal punto di vista linguistico: “Sono bimbi buoni e io sono contenta” (p. 14). È la maestra Giulietta Del Vita, di Montevarchi, a segnare tale commento; è entrata in servizio il 2 febbraio 1957 al posto della maestra Fratini. Oltre ad un rilevante ricambio di alunni per l’uscita dal Crp delle famiglie e per i nuovi massicci arrivi, si registra il turn-over degli insegnanti. Più che altro nel Crp vengono nominati nuovi maestri per il crescente numero di scolari. O, per meglio dire: le cucciole crescono in tutti i sensi.

Laterina, Campo profughi, anni ’50. Bambini fuori dalla scuola sulla vespa di don Bruno Bernini, cappellano del Crp. Arch. Anvgd Arezzo

Il 5 febbraio c’è un nuovo iscritto: Ezio Matuchina. La maestra Del Vita lo descrive così: “10 anni, 15 parole in italiano e un senso spiccato per il disegno”. Gli fa da interprete la scolara Elsa Dorcich, con il beneplacito dell’insegnante. È una cucciola traduttrice. Molto probabilmente i bimbi si intendono in ciacavo, il dialetto croato del litorale adriatico orientale, sorto dal contatto medievale con il mondo romanzo preesistente. L’Istria, Fiume e la Dalmazia, infatti, conservano vestigia dell’Impero Romano.

Il 12 febbraio 1957 c’è la nota: “Ancora bimbi nuovi, nulla di italiano, non hanno libro e non ci sono banchi per loro”. Si tratta di: Jagodich Armanda, Prenz Aldo, Ielenich Nikola ed Ennio. Poi ci sono altri nuovi iscritti: Glusic Egidio,… Il 29 febbraio il commento si fa proprio amaro: “Con 49 bambini il mio lavoro è difficile e, forse, inutile perché metà classe quasi non mi capisce e distrae gli altri”. Nel mese di marzo c’è la suddivisione della classe; alla maestra Del Vita restano 34 scolari e scrive di “essere contenta. Sono tanto affettuosi che bisogna voler loro bene in tutti i modi. Gli assenti sono moltissimi a causa del morbillo”. La maestra fa un turno pomeridiano perché scrive a maggio di “serate interminabili” con i bambini molto stanchi. Sono annotati pure i luoghi di emigrazione delle famiglie d’Istria, Fiume e Dalmazia che finiscono in Francia, USA e Australia.

Ecco un’affettiva considerazione dell’8 maggio 1957: “Non so cosa farei per fare in modo che tutti i miei cari bimbi siano promossi”. A giugno fa caldo in baracca e la maestra Del Vita scrive: “Uscire è difficile perché l’ombra si trova dopo 20 minuti di strada al sole”. Eppure si fa scuola in tali condizioni.

In base a ciò che risulta dai registri delle maestre Anna Maria Fratini e Giulietta Del Vita, ecco i nomi dei 34 iscritti col luogo di nascita: Anzil Fiorella, nata a Laterina da famiglia fiumana; Bazul Mira, di Casteverde di Pisino (Pola=PL); Bertossa Branco, Montona (PL); Bertossa Veronica, Montona (PL); Blasich Renata, Pola; Brachitta Giuseppe, Tripoli (Libia); Canaletti Violetta, Lussimpiccolo (PL); Debelli Benes, Pola; Gissi Liana, Pola; Leonardelli Rita, Pola; Marnica Anna, Zara; Mattesich Simeone, Zara; Milotti Loredana, Pola; Sartori Fiorello, Carnizza (PL); Sestan Libero, Zara; Sinich Gino, Montona (PL); Sinich Libero, Montona (PL); Stifanich Oriana, Parenzo (PL); Trillo Carlo, Tripoli; Trillo Rocco, Tripoli; Tropea Luciano, Napoli; Valle Valentina, Proesti (Romania); Vescovi Elena, Pola; Vescovi Liliana, Pola; Vinoschi Dario, Mompaderno (PL); Visconti Irvana, Pola; Graovaz Giuseppina, Zara; Beltetti Giuseppina, Lindaro, Pisino (PL); Dorcich Elsa, Castello Lupoliano (PL); Basso Graziella, Pola; Bailo Anna, Zara; Bassi Graziella, Fasana (PL); Gelleni Nevia, Gimino (PL); Cortese Slava, Pola (vedi il Registro degli scrutini…, Classe 1^).

Laterina, Campo profughi, comunione e cresima del 1959. Collez. Famiglia Pastrovicchio

Come si nota in questa classe 1^ sono ben 23 i bambini della provincia di Pola, ossia il 67,6 per cento degli iscritti; a seguire troviamo i nati a Zara (15%), quelli nati a Tripoli (8,8%) ed altro. Il mestiere del capofamiglia è in prevalenza agricoltore o operaio. Alla fine dell’anno vengono promossi 28 allievi su 30 esaminati, dato che 4 scolari sono assenti per trasferimento familiare a Milano, Monfalcone (GO), Torino o all’estero. Con la metà degli anni ’50 si iniziano a trovare o trasferimenti per assegnazione di nuovo alloggio nelle case popolari o nei Villaggi giuliani. Così le cucciole e i cuccioli di Laterina vanno a Cremona, Firenze, Marina di Ravenna, Trieste e Cortemaggiore (PC). La famiglia fuggita da Neresine viene inviata al Crp di Altamura (BA), perché “i genitori non sono cittadini italiani” (Vedi: Certificati di trasferimento). Su 34 scolari, ben 22 sono di sesso femminile, pari al 65 per cento. È proprio una classe in rosa.

La classe 2^ del 1956-1957 pure in rosa

Con soli 17 maschi su 39 iscritti la classe 2^ è la dimostrazione statistica della presenza preponderante delle cucciole dell’esodo, con una percentuale del 56 per cento. Il 1° ottobre inizia l’anno scolastico e la maestra Pasqua Benvegnù Sponza, esule istriana, annota: “Il primo incontro è stato cordiale e un po’ rumoroso. Su 77 iscritti nella 1^ e 2^ classe, 73 erano presenti. Lascio pensare al lettore della presente come mi son trovata. Per fortuna abbiamo avuto una bella giornata ed all’aria aperta tutto è stato più facile. Il mio collega (siamo due soli con 150 alunni) ha tre classi con un numero di poco inferiore al mio. Certamente dovremo fare lezione mattina e pomeriggio” (p. 14 del Registrodella Classe 2^ A mista). Sono numeri da capogiro, ma i maestri non mollano e restano al loro posto, mattina e pomeriggio, per i piccoli dell’esodo giuliano dalmata.

Il 21 novembre c’è la festa degli alberi e per il clima rigido “abbiamo condotto i bambini nel locale della televisione e, dopo il discorso del maestro Alfieri, hanno recitato e cantato applauditi dai genitori visibilmente soddisfatti”. Il 26 novembre arrivano due nuove insegnanti a rinforzare l’organico per i troppi bimbi che affollano la baracca. Il 12 dicembre il medico dell’Istituto Antitubercolare di Arezzo applica il cerotto per la vaccinazione antitubercolare ai bambini del Crp. Il medico constata la “completa immunità contro la tubercolosi dei nostri alunni, i quali sono stati sottoposti già in Jugoslavia alla vaccinazione” (p. 17).

Niente pacco della Befana ai bambini e niente festa il 7 gennaio 1957, a differenza degli anni precedenti; forse perché la consegna dei regali è rimandata ad aprile. Il 5 febbraio 1957 la maestra Pasqua è trasferita in una pluriclasse, poiché gli scolari sono aumentati troppo e Anna Maria Fratini Maffei prende il suo posto. Sempre a febbraio si legge che gli alunni assistono a dei filmini con “interesse e gioia”. La maestra organizza poi le Gare di lettura, così “i fanciulli leggono con maggior piacere”. Il 6 aprile accade che “al Campo abbiamo avuto una cerimonia commovente e significativa. S.E.M. [Sua Eccellenza Monsignor] Vescovo è venuto per la consegna dei pacchi dono ai profughi. Anche i miei alunni sono intervenuti ed hanno preso parte ai cori” (p. 21).

I ventidue baracconi del Crp di Laterina già ospitarono prigionieri di guerra inglesi e americani. Fonte: istrianet

Ecco i 39 alunni della classe 2^: Ban Nives, Villa di Rovigno (PL); Bogliun Anna, Pola; Bontempo Ondina, Fiume; Canzian Anna, Tripoli; Canzian Franco, Laterina; Carlovich Diego, Pola; Chiurco Irene, Rovigno (PL); Ciacchi Elsa, Pola; Cramer Fiorella, Montona (PL); Cramer Sergio, Pola; Drndich Maria, Pisino (PL); Duchich Loretta, Zara; Flegar Armando, Pola; Gargano Annamaria, Fiume; Gissi Armida, Pola; Lacosegliaz Vladimiro, Novacco di Montona (PL); Marnica Biserca, Zara; Martincich Angelo, Albona (PL); Milotti Gianfranco, Pola; Raico Luciana, Villa Chirmegnac (PL); Rucconich Fedora, Neresine (PL); Sarich Svonco, Zara; Sartori Nevia, Castelnuovo d’Istria (Fiume=FM); Scocco Branco, Pola; Slivar Desiderata, Pola; Sponza Duilio, Pola; Tonielli Giuseppe, S. Domenica d’Albona (PL); Ussich Anna, Pola; Valle Giulio, Valmazzinghi, Albona (PL); Vescovi Rita, Pola; Vinoschi Danilo, Mompaderno (PL); Zinzi Salvatore, Marcianise (CE); Zupcich Leonilda, Zara; Zvietich Violetta, Zara; Chini Annunziata, Puliciano (AR); Lanci Maria, Chieti; Barut Bruno, Pola; Barut Claudio, Pola; Mazzola Alfredo, Fiume.

Come si nota la percentuale dei nati in provincia di Pola è maggioritaria (64%), poi seguono Zara (13%), Fiume (10%). Il nato a Laterina (2,5%) è d’origine istriana, poi ci sono altri luoghi, inclusa Tripoli (2,5%). Sono 22 le scolare rispetto ai 17 maschi; pure questa classe è in rosa. Alla fine dell’anno scolastico sono ammessi agli esami 31 allievi e risultano tutti promossi. Tra i mestieri paterni ci sono molti operai, agricoltori e qualche marittimo o pescatore.

Interessante precisazione dell’insegnante riguardo all’assistenza per gli scolari. “I fanciulli vengono assistiti all’ECA (con libri), dalla Prefettura (i grembiuli) dalla POA con la refezione quotidiana” (p. 25). Dunque l’Italia risponde all’aiuto per le cucciole dell’esodo con l’Ente Comunale d’Assistenza (ECA) di Laterina, tramite la Prefettura (di emanazione governativa) e la Pontificia Opera d’Assistenza (POA) della Curia vescovile. È il 5 giugno 1957, la maestra Fratini chiude l’aula (baracca) e consegna la chiave al Direttore del Campo, segnando l’indirizzo della propria residenza di Salerno. Non c’è nemmeno l’armadio, perciò ripone il registro e qualche suppellettile in una cassetta chiusa a chiave.

La pluriclasse 2^, 4^, 5^ del 1956-1957

Per condurre l’originale insieme scolastico di 2^, 4^ e 5^ classe elementare c’è  l’istriana maestra di ruolo “Pasqua Sponza nei Benvegnù di Rovigno”, diplomatasi a Parenzo (PL) nel 1937 e residente a Firenze. Scrive la maestra nel suo registro che i suoi 35 scolari sono “provenienti tutti da scuole croate e la maggior parte non conosce la lingua italiana” (vedi: Registro della Classe 2^, 4^, 5^ mista). Allora l’insegnante svolge al completo il programma della classe 2^, mentre deve ridurre i programmi delle classi terminali. “Nei primi tempi era difficile anche intenderci e dovevo far tradurre tutto quello che dicevo da un bambino che conosceva l’italiano e il croato”. Quindi c’è un altro cucciolo traduttore. Le famiglie hanno collaborato con la maestra che ha organizzato delle lezioni all’aperto con gare e giochi, sollecitando a partecipare pure gli insegnanti “con grande entusiasmo dei ragazzi”.

Nel lasciare la sua 2^ classe e andare ad insegnare nella pluriclasse c’è un po’ di storia linguistica dell’Istria tra le interessanti osservazioni della maestra Pasqua. “Con l’esperienza di parecchi anni di scuola, con la mia conoscenza del dialetto istriano che non è croato, ma veneto (tengo a precisarlo perché la lingua croata non la conosco e non la conoscevano nemmeno i miei antenati) e con la buona volontà ero giunta a buon punto. Ora dovrò ricominciare da capo ed il mio compito sarà più arduo, perché gli alunni sono più grandi e più difficilmente impareranno a scrivere in italiano” (p. 14 del Registro). È contenta dato che ha individuato gli interpreti tra gli alunni, in modo che possano capire la lezione anche quelli di sola lingua croata. Sono entusiasti pure i suoi ragazzi, soprattutto quando il 5 marzo, sotto Carnevale, la maestra porta in classe coriandoli e stelle filanti “mai veduti” dai bimbi. Con i nuovi arrivi, il 12 marzo la pluriclasse riesplode di alunni e viene suddivisa ancora, per tale motivo nel presente articolo alcuni nominativi potrebbero essere ripetuti. La maestra Pasqua spiega i moti del 1831, Pellico, Mazzini e la Giovane Italia. In aprile, con una pazienza infinita, ritorna a chiedere all’autorità i libri di lettura. Arrivano il Vescovo [Cioli], il Prefetto [Guida] e il Direttore Didattico coi pacchi dono e i suoi ragazzi cantano inni patriottici accompagnati da una fisarmonica tra la gioia dei genitori “che sono i nostri più diretti collaboratori”. La maestra senza libri per i suoi allievi prepara delle “schedine” dai libri in prestito da altre classi; usa molto la lavagna, ripete e fa ripetere. I discenti la seguono “con tutta la loro buona volontà”. Ci vuole tanto coraggio a far scuola in tale situazione con tavoli da refezione al posto dei banchi e panche da sagra invece delle sedie. “Sono sicura che i miei ragazzi leggeranno sempre meglio” (p. 20). La scuola finisce a giugno e gli scolari “si sono stretti intorno come per non lasciarmi andar via. Le loro manifestazioni d’affetto mi hanno commosso e non ho potuto trattenere la lacrime salutandoli” (p. 22).

Registro di Giulietta Del Vita, maestra in classe 1^ A Crp Laterina, 1956-’57

Ecco i nomi e luoghi di nascita della pluriclasse di Laterina. Alcuni nominativi risultano cancellati con una riga, evidentemente per trasferimento. Fanno parte della classe 2^: Adriancich Mario, Pola; Cerlenizza Miriana, Marzana (PL); Matich Vanda, Pisino (PL); Pilat Romana, Pisino (PL); Pribetti Erminio, Treppo Carnico (UD); Radolovich Edoardo, Marzana (PL). Di questi 6 allievi, ben 5 sono della provincia di Pola e uno è friulano. La percentuale di femmine è pari a quella dei maschi.

In classe 4^ abbiamo 17 scolari in elenco: Blecich Liliana, Fiume, cancellata con rigo nero; Bonini Valdeniaro, Fianona (PL); Brenco Nadia, Pola, cancellata; Bulessi Claudio, Pola, cancellato; Isera Albino, Sanvincenti (PL), cancellato; Iung Oreste, Vines (PL); Ligovich Vanda, Parenzo (PL); Opatich Dorina, Pisino (PL); Pilat Marino, Pisino PL); Valle Graziella, Castelnuovo d’Istria (FM), cancellata; Vellenich Pietro, Parenzo (PL); Visintini Santina, Torre di Parenzo (PL), cancellata; De Vidovich Mariella, Zara; Duchich Loredana, Zara; Gherisnich Sergio, Pedena di Pisino (PL); Radolovich Dino, Marzana (PL); Pertot Mario, Pola, cancellato. Le provenienze di tali alunni sono 13 dalla provincia di Pola (76%), 2 da Fiume (12%) e 2 da Zara. Le 8 femmine rappresentano il 47 per cento della classe di poco maggioritaria per i maschi, che sono 9, pari al 53%.

La classe 5^ è formata da 12 allievi: Bulich Alfio, di Zara; Cerlenizza Maria, Marzana (PL); Graovaz Franca, Udine; Poletto Francesco, Nova Gradisca, Slavonia croata, cancellato; Poletto Vittorio, Nova Gradisca, Slavonia croata, cancellato; Pribetti Annamaria, Treppo Carnico (UD); Rubba Angelo, Sant’Antioco (CA); Sarich Franco, Zara; Vellenich Giovanni, Parenzo (PL); Vellenich Giuseppina, Radolovi di Parenzo (PL); Climan Renato, S. Lorenzo del Pasenatico (PL); Faust Bruno, Arsia (PL). In questa parte della pluriclasse i ragazzi nati in provincia di Pola rappresentano il 41,7 per cento. Poi ci sono i nati a Zara (16,7%), a Nova Gradisca, in Croazia (16,7%), Udine e Cagliari. La componente femminile qui è solo di un terzo degli allievi. Tra i mestieri paterni troviamo tanti agricoltori, operai, due minatori, un sarto, un palombaro e un marittimo. Nella classe 2^ sono promossi tutti i 6 allievi. Nella 4^ classe ci sono 13 promossi a giugno e 3 rimandati ad ottobre, tra i quali c’è un promosso, un respinto e un assente. Nella classe 5^ sono promossi i 12 allievi, compresi i 2 rimandati ad ottobre.

La classe 3^ del 1956-1957, altre cucciole

La maestra Giuliana Stoppielli, di Terranuova Bracciolini (AR), prende servizio il 17 dicembre 1956. Pur mancando banchi e armadi, come in tutta la scuola, si arrangia sui tavoloni da refettorio con panche pluriposto, tuttavia trova nell’aula: il mappamondo, l’atlante, carte geografiche e la bandiera (p. 24 del Registro). È consapevole che la scuola di Laterina sia “un ambiente particolare. I bambini sono in massima parte profughi d’Istria, ma ve ne sono anche di altre parti (…)”. Verso la metà di febbraio la classe deve fare lezione nel pomeriggio, poiché ci sono troppi iscritti nella scuola del Crp; bisogna fare i turni. A marzo molti pargoli si ammalano di morbillo. Poi si legge che: “Ancora una volta durante il mese di aprile abbiamo dovuto abbandonare la nostra aula, ci siamo trasferiti in quella del M.o Alfieri, poiché la nostra ha dovuto accogliere i bambini della signora Stifanich che stanno diventando molto numerosi” (p. 21). Con ciò si viene a sapere che i maestri esuli giuliano dalmati a Laterina sono una piccola pattuglia: Nicola De Marin, nel 1949-1950, Pasqua Benvegnù Sponza e, appunto, la signora Stifanich nel 1956-1957.

Disegno di Bazzul Radoslavo, classe 3^ elementare, esule da Castelverde, Pisino (Pola), che mostra le baracche del Campo profughi di Laterina col campo di calcio

A giugno, prima degli esami, cuccioli e cucciole sognano di prendere dei bei voti. La maestra riporta i loro pensieri: “magari prendessi dieci, mio padre mi regalerebbe un bel palone – ed una bambina – e a me un bel vestito!”. Ci sono le visite d’istruzione alla Diga di Ponticino, alla Fornace Baglioni e al fiume Arno, mentre le lezioni di Educazione fisica, mancando ovviamente la palestra, si svolgono all’aperto, nel Campo profughi.

Il 15 giugno 1957, a esami conclusi, la maestra Stoppielli trascorre l’ultimo giorno “dentro la baracca della mia scuola”. Inizia allora un’affettuosa processione di alunni che desiderano salutarla, senza nemmeno sapere il risultato dell’esame. Le cucciole dell’esodo vogliono starle vicino. “Sono qui seduta al mio tavolo – scrive nelle Note della Prova d’esami – ed ogni tanto sento bussare alla porta: sono i miei bambini che vengono a salutarmi, non ricordano più nemmeno gli esami ora, si dimenticano anche di chiedermi l’esito, hanno quasi tutti un foglio in mano per appuntare il mio indirizzo. Molti di questi bambini devono partire fra qualche giorno: chi andrà in Francia, chi in Belgio, chi in Argentina, chi in Brasile; partono insieme alle loro famiglie in cerca di un lavoro che dia loro la possibilità di vivere discretamente. Ognuno mi promette di scrivermi, di mandarmi tante cartoline illustrate”.

Formata da 23 alunni la lista inizia con: Bazzul Radoslavo, Castelverde, Pisino (PL); Bertetich Anna, Lindaro, Pisino (PL); Boban Graziella, Zara; Bulessi Adriano, Pola; Bulich Alfio, Zara; Canaletti Fiorella, Lussinpiccolo (PL); Canzian Vittorio, Tripoli; Di Pasquale Mario, Tripoli; Diracca Nevia, Sussak (YU); Dobrich Silvio, Santa Lucia, Pirano (PL); Gobbo Bruno, Valmazzinghi, Albona (PL); Mazzorana Gabriella, Pachino (SR); Milotti Lucia, Pola; Milotti Claudia, Pola; Precali Rosanna, S. Lorenzo del Pasenatico (PL); Rabar Giuliana, Pola; Ugussi Gianfranco, Parenzo (PL); Ussich Emilia, Altura (TS); Valle Doreto, Valmazzinghi, Albona (PL); Visconti Lucilla, Pola; Zanghirella Nadia, Pola; Zvietich Anna Maria, Zara; Lanci Federico, Chieti. I 14 nati in provincia di Pola sono la parte preponderante nella classe, rappresentando il 60,8 per cento, poi ci sono i zaratini (13%), quelli di Tripoli (8,7%) ed altri, inclusa Trieste, perché c’è chi scappa pure dal capoluogo giuliano, per la pura dei titini, fintantoché non viene riannesso all’Italia, nel 1954. Pure questa classe è di cucciole, dato che 13 femmine rappresentano il 56,5 % della classe, mentre i 10 maschi sono al 43,5%. Tra i mestieri prevalenti del capofamiglia ci sono l’operaio, il muratore, un paio di coloni, di imbianchini, di cuochi e una guardia di finanza. Pur avendo 23 iscritti, gli scrutinati a fine anno sono 19, perché sono 4 i trasferiti, mentre i promossi nelle due sessioni risultano 18 (11 femmine e 7 maschi). C’è un solo bocciato.

La classe 4^ della maestra Carmignani

Dal Registro della classe 4^ traspaiono analoghi commenti a quelli riportati poco sopra. È la maestra Emilia Carmignani, di Terranuova Bracciolini (AR), a scrivere che i suoi alunni sono “pieni di entusiasmo e di buona volontà” (p. 17 del Registro). Hanno poche suppellettili scolastiche. Il libro arriva il 27 gennaio 1957 e “i ragazzi sono tanto contenti e vorrebbero studiarlo tutto insieme”. Il disagio vissuto dai profughi assiepati nelle baracche di Laterina, tuttavia, si fa sentire. Il 22 febbraio la maestra scrive di dolersi per l’assenza di un suo alunno, il cui babbo ubriacatosi, ha picchiato la moglie e, poi, ha tentato il suicidio; conclude così: “chiederò consiglio all’assistente sociale”. Il 15 marzo c’è il visto dell’Ispettrice Olga Raffaelli. Alla fine dell’anno sono 17 gli ammessi all’esame, dei quali 9 sono le femmine, in maggioranza; evidentemente vari scolari sono stati trasferiti.

Disegno di Bulessi Adriano, di Pola, classe 3^ del Crp di Laterina

L’elenco dei 23 alunni della classe 4^ risulta da due registri didattici, a causa dei nuovi arrivi e dei trasferimenti di alunni; si è effettuato inoltre un confronto con l’Elenco alfabetico profughi giuliani e con altre fonti per l’assegnazione della località dal nominativo di Basso in poi, considerata la carenza di dati nei registri scolastici. Ecco la classe 4^: Brachitta Stella, Tripoli, trasferita a Perugia; Benci Maria Luisa, Pola, trasferita a Roma; Bertoldi Benito, Asmara (Eritrea), trasferito; Cernaz Virgilio, Dignano d’Istria (PL), trasferito a Cremona; Minissale Mario, Neresine (PL), trasferito a Firenze; Moisei Giuseppe, Visinada (PL), trasferito a Novara; Sauer Mirella, Pola, trasferita a Serravalle Sesia (VC); Scocco Liliana, Pola, trasferita a Ravenna; Trillo Domenica, Tripoli, trasferito a Monteverdi Marittimo (PI); Trillo Giovanni, Tripoli, trasferito a Monteverdi Marittimo (PI); Vescovi Maria, Pola, trasferita a Genova; Vescovi Paolo, Pola, trasferito a Genova; Basso Claudio, Pola; Creglia Gian Pietro, Barbana (PL) trasferito a Roma; Priletti Anna Maria, s.l.; Ghini Antonio, s.l., ma cognome di Capodistria; Marcetta Bruna, Fiume, trasferita a Bergamo; Brenco Nadia, trasferita a Firenze (cognome di Pola); Bulessi Claudio, Pola; Blecich Liliana, Fiume; Isera Albino, Sanvincenti (PL); Valle Graziella, Castelnuovo d’Istria (FM); Visintini Santina, Torre di Parenzo (PL). Come si può notare la maggioranza degli scolari è della provincia di Pola (65,2%), seguiti da quelli di Fiume (13%), di Tripoli (13%) ed altro.

La classe 5^ del maestro Alfieri, con cuccioli

La classe 5^ del maestro Romano Alfieri, di Montevarchi conta 22 allievi ammessi all’esame, tra i quali ben 18 maschi e 4 femmine; altri scolari dell’elenco originario sono trasferiti. Le considerazioni dell’insegnante sulla classe del Crp sono simili a quelle dei suoi colleghi, già segnate sopra. Ecco la classe 5^ mista con 27 nominativi: Marcetta Nerina, Fiume; Bellè Aldo Portole (PL); Bogliun Antonella, Lissano di Lisignano (PL); Bontempo Marisa, Fiume; Brumini Sergio, Pola; Calmetta Anita, Zara; Canaletti Carlo, Neresine (PL); Canaletti Mario, Neresine (PL); Cancian Antonio, Tripoli; Cobai Luciano, Pola; Coflar Andrea, Zara; Devescovi Nadia, Rovigno (PL); Duchich Franco, Zara; Gargano Bruno, Fiume; Graovaz Franca, Zara; Iacchi Nicolò, Fiume; Mattesich Lorenzo, Zara; Milani Teodoro, Pavati di Montona (PL); Milotti Renato, Siana di Pola; Precali Alida, Abbazia (FM); Sarich Vittorio, Zara; Stetka Claudio, Fiume; Tessaris Narciso, Orsera (PL); Ugussi Luciano, (PL); Valle Fiorenzo, Castelnuovo d’Istria (FM); Climan Gianni, Parenzo (PL); Floris Bruno, Spada di Parenzo (PL). Tra questi iscritti la componente femminile è del 26%, mentre i maschi sono il 74%. I ragazzi di Pola son 13 con una percentuale del 48%, seguono quelli di Fiume (25,9%), di Zara (22,2%) e Tripoli.

Montevarchi (AR), Giorno del Ricordo 2018 con i cuccioli del 2000. Collezione di Claudio Ausilio, ANVGD Arezzo

In conclusione si ricorda che gran parte degli esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia in fuga dalle violenze titine si riversano a Trieste, poi a Udine al Centro di smistamento profughi, dove vengono indirizzati a Laterina o in altri dei 109 Crp sparsi in Italia.

Note dal web

Villi Mavar, di Fiume, esule a Torino, il 19 giugno 2020, dopo aver letto l’articolo Cuccioli dell’esodo. La scuola elementare al Campo profughi di Laterina (AR), 1948-1950 ha scritto su Facebook nel gruppo Un Fiume di Fiumani: “Anche mi la seconda elementare la go fata a Laterina in campo profughi nel 1959”. E Anna Mavar, il giorno dopo, ha aggiunto: “Mi son nata in campo profughi a Laterina”.

Collezioni familiari

Famiglia Pastrovicchio, Schede di registrazione al Centro Raccolta Profughi di Laterina (AR), stampati e ms; fotografie.

Bambina al Campo profughi di Laterina (AR). Arch. ANVGD Arezzo

Fonti orali

Claudio Ausilio, Fiume 1948, esule a Montevarchi (AR), int. al telefono del 9 giugno 2020 e messaggi e-mail del 10 giugno 2020.

Luisa Pastrovicchio, Valle d’Istria 1952, esule a Pessinetto, città metropolitana di Torino, int. al telefono del 28 febbraio 2017.

Fonti archivistiche inedite

Premesso che potrebbero esserci alcuni errori materiali di scrittura, ecco i testi inediti della ricerca presente; i materiali sono stati raccolti da Claudio Ausilio, dell’ANVGD di Arezzo.

  • Comune di Laterina (AR), Elenco alfabetico profughi giuliani, 1949-1961, ms.
  • Istituto Comprensivo “Francesco Mochi” di Levane (AR); consultati i seguenti documenti:

– Giuliana Stoppielli, Note della Prova d’esami, 14 giugno 1957, allegato al Registro della classe 3^ mista, insegnante Giuliana Stoppielli, anno scolastico [1956-1957], c. 1, ms.

– Provveditorato agli studi di Arezzo, Comune di Laterina, Scuole elementari, Circolo Didattico di Montevarchi, Registro degli scrutini e degli esami, Scuola di Campo Profughi, Classe 1^ insegnante Del Vita Giulietta, anno scolastico 1956-1957, pp. 10, stampato e ms.

– Provveditorato agli studi di Arezzo, Comune di Laterina, Scuole elementari, Direzione Didattica di Montevarchi, Relazione finale, Scuola di Campo Profughi, Classe 1^ insegnante Del Vita Giulietta, anno scolastico 1956-1957, pp. 30, stampato e ms.

– Provveditorato agli Studi di Arezzo, Circolo Didattico di Montevarchi, Registro della Classe 2^ A mista, Comune di Laterina, frazione Campo Profughi, insegnante Benvegnù Sponza Pasqua e Maffei Fratini Anna Maria, anno scolastico 1956-1957, pp. 28, stampato e ms.

– Scuole Elementari di Laterina C.R.P, Direzione Didattica di Montevarchi, Certificati di trasferimento di alunno (allegati al Registro di classe), Classe 2^, 1956-1957 pp. 1, stampato e ms.

– Provveditorato agli Studi di Arezzo, Circolo Didattico di [Montevarchi], Comune di Laterina, frazione Centro Raccolta Profughi, Scuola Elementare Statale, Registro della Classe 2^, 4^, 5^ mista, insegnante Benvegnù Sponza Pasqua, anno scolastico 1956-1957, pp. 24, stampato e ms.

– Provveditorato agli studi di Arezzo, Comune di Laterina, Scuole elementari, Circolo Didattico di Montevarchi, Scuola Elementare C.R.P., Registro della classe 3^ mista, insegnante Giuliana Stoppielli, anno scolastico [1956-1957], pp. 30, stampato e ms.

– Provveditorato agli studi di Arezzo, Comune di Laterina, Circolo Didattico di Montevarchi, Frazione C.R.P., Scuola Elementare Laterina C.R.P., Registro della classe 4^ mista, insegnante Emilia Carmignani, anno scolastico 1956-1957, pp. 23+10, stampato e ms.

– Provveditorato agli studi di Arezzo, Comune di Laterina, Scuole elementari, Circolo Didattico di Montevarchi, Frazione Campo Profughi, Registro della classe 5^ mista, insegnante Alfieri Romano, anno scolastico 1956-1957, pp. 28+10, stampato e ms.

Cavriglia (AR) – Giorno del Ricordo, 15.2.2020, con Claudio Bronzin, esule da Pola e superstite della strage di Vergarolla. Fotografia di Mark Soetebier

Sitologia e bibliografia

Ringraziamenti – La redazione del blog per l’articolo presente è riconoscente al signor Claudio Ausilio, esule da Fiume a Montevarchi (AR), socio dell’ANVGD provinciale di Arezzo, per aver fornito con la consueta cortesia i materiali per la ricerca presso l’Archivio del Comune di Laterina e di Levane (AR), andando a incrementare una tradizionale e collaudata collaborazione con l’ANVGD di Udine. Oltre alle fonti orali, si ringraziano gli operatori e le autorità del Comune di Laterina e dell’Istituto Comprensivo “Francesco Mochi” di Levane (AR), per la collaborazione riservata all’indagine storica.

Servizio giornalistico di Elio Varutti. Ricerche di Claudio Ausilio e E. Varutti. Networking a cura di Girolamo Jacobson, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie da collezioni citate nell’articolo e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Disegno di Giuliana Rabar, esule di Pola, classe 3^ scuola elementare Crp di Laterina (AR)

Le ricadute del Giorno del Ricordo viste a Codroipo con l’ANVGD

Ha destato molto interesse tra gli esuli ed i loro discendenti in Friuli il tema proposto dal Comune di Codroipo e dal Comitato di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). Trattare riguardo a “Le ricadute del Giorno del Ricordo” significa riferire i numerosi racconti degli esuli giuliano dalmati in questi ultimi 16 anni, da quando è stata istituita la Giornata del Ricordo nel 2004, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale. L’obiettivo è di lasciare da parte le sterili polemiche, odi e rancori, che sempre meno personaggi hanno la spudoratezza di andare a rivangare.

L’evento si è tenuto a Codroipo (UD) giovedì 20 Febbraio 2020 alle ore 20.30 nella sala Consiliare, in piazza Giuseppe Garibaldi, 81, presso il Municipio. Sarà che era giovedì grasso, sarà per le partite di calcio, di fatto, non c’era un pubblico numeroso, ma la curiosità per il tema scelto è andata oltre i confini del Medio Friuli con domande, telefonate, messaggi e-mail, post in Facebook e in altri social media.

Ha introdotto i lavori dell’originale serata Tiziana Cividini, assessore alla Cultura del Comune di Codroipo, in presenza di Graziano Ganzit, assessore comunale alle Attività produttive e politiche comunitarie “È sempre difficile parlare di storia condivisa – ha detto la Cividini – sui fatti dell’esodo giuliano dalmata, mentre gli esuli e i loro discendenti chiedono proprio di avere un po’ di spazio nella storia d’Italia”. Ci sono alcune persone ancora prevenute o male indottrinate da ideologie ormai tramontate. “Vedo che in varie parti si punta sulla scuola – ha concluso l’assessore Cividini – perciò anche noi, come abbiamo già fatto in passato, ci rivolgeremo al mondo giovanile per discutere di questi temi nascosti per troppo tempo”.

C’è stato poi il saluto ufficiale della dott.ssa Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine. “Vogliamo operare nel segno della pace e della cooperazione di stampo europeo, come ci ha insegnato il nostro beneamato presidente ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara – ha detto la Zuccolin – sarà per questo motivo che sempre più amministrazioni comunali, scuole, biblioteche, circoli culturali, parrocchie e gruppi alpini ci cercano per parlare dei fatti accaduti dopo l’otto settembre 1943 e nel dopoguerra in Istria, Fiume e Dalmazia, per fare in modo che non sia una storia ancora sconosciuta”.

Per la relazione principale dell’incontro il professor Elio Varutti, vice presidente del Comitato di Udine dell’ANVGD, si è avvalso di varie diapositive in Power Point, destando grande attenzione tra gli astanti. “Dalla istituzione del Giorno del Ricordo gli esuli giuliano dalmati aprono il loro cuore in pubblico e raccontano le sofferenze patite sotto i titini – ha detto Varutti – si è ascoltato, ad esempio nel 2017, dalla signora Lidia Rauni, nata a Santa Domenica di Albona nel 1936, che suo papà fu infoibato il 2 novembre 1943, assieme ad altri 16 compaesani. Si chiamava Giuseppe Rauni, era del 1902 ed è menzionato nel libro scritto da padre Flaminio Rocchi nel 1990, a pag 256”.

Giovanni Doronzo, Muro di Dignano d’Istria con scritte storiche, 2020 (Courtesy dell’Artista)

Varutti ha proseguito snocciolando alcune delle oltre 450 testimonianze da lui raccolte, in collaborazione con altri insegnanti all’Istituto “B. Stringher” di Udine e in altre ricerche. “Nel periodo 2006-2017 ha voluto parlare Bruna Travaglia, nata ad Albona nel 1943 – ha aggiunto il relatore – gli esuli non dicono tutto subito, perché hanno ancora paura delle malagrazie di qualche sconsiderato”. Ecco il racconto della signora Travaglia: “Nella foiba di Vines [profonda 226 m.] i titini hanno gettato la gente di Albona come mio nonno, Marco Gobbo, della classe 1882, nato a Brovigne di Albona, poi hanno ammazzato così pure mia zia mia zia Albina Gobbo, di 31 anni, detta Zora e pure il cugino di mio nonno, di 25 anni circa, ora i suoi parenti sono a New York, eh sì, i titini li hanno portati via il 18 maggio 1944 per gettarli nella foiba, pensate che mia nonna Lucia Viscovi, che abitava a Brovigne non ha voluto venire via perché diceva: Se i torna no i trova nissun”. Qualcuno dei prelevati era riuscito a sopravvivere, nascondendosi in un momento di confusione, così “raccontò che prima hanno ucciso mia zia e una sua amica buttandole in una foiba piccola, mentre gli uomini li hanno tenuti prigionieri – ha concluso la Travaglia – perché così portavano munizioni e robe pesanti, poi li hanno fatti fuori anche loro”.

Si aggiunge solo che il nome di Albina Gobbo “Zora”, di Brovigne di Albona, non compare nell’elenco di oltre 400 donne uccise dagli slavi e gettate nelle foibe, nei pozzi minerari, nelle cave o nelle fosse comuni, pubblicato nel 2014 da Giuseppina Mellace. Questa stessa autrice riporta che nel periodo 1943-1945 “ben 10.137 persone [sono] mancanti in seguito a deportazioni, eccidi ed infoibamenti per mano jugoslava” (Mellace, p. 236).

Il 19 febbraio 2020 tra il folto pubblico presente in Sala Corgnali, di Riva Bartolini a Udine, c’è stata un’altra rivelazione. Con un bel po’ di emozione ha parlato un giovane medico, il dottor Marco Rensi, socio ANVGD. “Oltre che parente di monsignor Pietro Rensi, parroco di Pedena, che scrisse un diario intitolato Cinque anni sotto i comunisti titini – ha detto – vorrei ricordare la triste vicenda di mio nonno Aldo Rensi, che fu infoibato dai titini il 15 maggio 1944”.

Al termine dell’incontro di Codroipo ci sono state alcune domande dei presenti alle quali ha risposto con precisi particolari l’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola, decano dell’ANVGD di Udine e per vari decenni vicepresidente accanto a Silvio Cattalini, che fu pure vicepresidente nazionale del sodalizio.

Cenni bibliografici

Guido Rumici, Pedena. Un borgo istriani tra guerra e dopoguerra, Associazione delle Comunità Istriane, Trieste, 2019, pp. 128 con foto a colori e b/n.

Giuseppina Mellace, Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe, Roma, Newton Compton, 2014.

Flaminio Rocchi, L’esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati, Roma, Associazione Nazionale Difesa Adriatica, 1990.

Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Copertina: Elio Varutti, Tiziana Cividini e Bruna Zuccolin nella foto di Sonia Pellizzari. Fotografie dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Grandi famiglie italiane in Dalmazia, i Benedetti di Spalato

Le notizie qui riportate si devono a Bruno Bonetti, segretario del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). È merito della sua tenace, decennale e approfondita ricerca genealogica svolta in Dalmazia e a Venezia l’aver raccolto i dati qui di seguito pubblicati.

Raccontare dei suoi antenati, i Benedetti di Spalato vuol dire parlare anche dei Malessevich, orgogliosi serbo-ortodossi di Bencovaz / Benkovac, in Dalmazia. Tale città è chiamata anche Bencovazzo nel Ventennio. Bonetti ha scoperto che le famiglie serbe di Bencovaz come i Malessevich, nel 1906, usavano la lingua italiana nelle loro corrispondenze private. L’italiano era considerata una lingua franca, secondo Bonetti, un po’ come l’inglese nel Novecento. Il ricercatore ha scoperto varie lettere presso i cugini di Zaravecchia, indagando sulla nonna paterna Caterina Malessevich, in grafia serbo-croata Malešević.

La storiografia croata solitamente non riconosce una presenza autoctona italiana in Dalmazia, misconoscendo la millenaria presenza della Serenissima Repubblica di Venezia sulla costa adriatica orientale. Certi autori croati stabiliscono arbitrariamente che: “La Dalmazia era già totalmente croata sin dall’Alto Medioevo e la successiva presenza italiana è esclusivamente dovuta a immigrazioni straniere o all’italianizzazione dell’elemento slavo locale”. I dalmati sarebbero, dunque, tutti croati? Non è così semplice.

I Benedetti sono a Spalato dal 1459. Come si fa a negare che essi siano dalmati?  Nel Libro d’oro della Comunità di Spalato, il codice diplomatico della città, è richiamata “nel 1459 adì 8 luglio nel libro di Consiglii de Cristoforo Chovazo [cancelliere] a carta 535 la citadinanza de Antonio de Benedeto da Bergamo”. Varie famiglie spalatine – dai Capogrosso, ai Carrara, ai Carminati – sono provenienti da Bergamo, città di confine della Serenissima, come del resto lo era Spalato, ai confini con l’Impero Ottomano.

Castello Benedetti dell’Isola di Solta, di fronte a Spalato

Un’ava di Bruno Bonetti è Maria Malessevich, nata de Benedetti (Solta 1828 – Bencovaz 1889). Il cognome Malessevich incontra nella sua storia le seguenti grafie, in caratteri latini o cirillici:  Малешевић, Malešević, Malessevich. Un avo di questo importante ramo familiare è tale Costantino Malessevich, morto nel 1824; egli, dal 1808, è membro del sinodo greco-ortodosso della Dalmazia istituito da Napoleone. Il signor Costantino è amico di Dositej Obradović (1742-1811), linguista, ministro serbo dell’educazione e fondatore della lingua serbocroata.

  1. Le Provincie Illiriche dell’Impero francese

È appena il caso di ricordare che Napoleone nel 1809, dopo l’ennesima batosta assegnata all’Austria e la pace di Schönbrunn (Vienna), istituisce lo strano stato delle Provincie Illiriche dell’Impero francese (1809-1813), comprendente l’Istria, Dalmazia, Ragusa, Cattaro, con ampie presenze di italofoni, assieme a Carinzia (Austria), Carniola (Slovenia) e una parte della Croazia. La Dalmazia italofona con Carinzia, Carniola e Croazia, in precedenza, nulla avevano avuto a che fare, secondo Flavio Fiorentin. Nelle Provincie Illiriche dell’Impero francese troviamo: Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Zara, Spalato e Ragusa. Si tratta di uno stato cuscinetto, con capitale Lubiana / Laibach, creato per controllare l’Austria e le vie di comunicazione attraverso i Balcani, che dura sino al 1813. Nelle scuole delle Province Illiriche dell’Impero francese, ad eccezione di Carinzia e Slovenia, l’insegnamento è in italiano; obbligatoria come materia di studio è la lingua francese, come ha ricordato Flavio Fiorentin.

2. I Benedetti di Spalato, conti di Solta

Ritorniamo ad analizzare la famiglia Benedetti. Maria, sposata Malessevich, è orgogliosa della sua famiglia di origine cattolica italiana: i Benedetti di Spalato, conti dell’Isola di Solta.

Nel Cinquecento i Benedetti, ricchi commercianti, appartengono ancora al popolo minuto, ma ne sono già influenti esponenti, tanto da apparire spesso sulla scena pubblica. Il 10 dicembre 1520 i giudici incaricati dal conte capitano giurano di adempiere il loro ufficio secondo la legge, alla presenza del cancelliere comunale e, di vari testimoni, il primo dei quali (e unico nominato) è ser Paolo de Benedetti. Il 4 giugno 1565 “davanti al conte capitaneo sono comparsi messer Piero Cambi, messer Iacomo Capogrosso et messer Zuanne de Benedetti” i quali propongono che per difendere le ragioni dei cittadini si debbano eleggere i procuratori del popolo. Il giorno successivo, 5 giugno 1565, il conte capitano “sotto la loza de San Lorenzo” estrae a sorte i tre procuratori da un elenco di candidati, tra cui lo stesso Giovanni de Benedetti  e  Lorenzo de Benedetti.

I Benedetti sono ricchi possidenti spalatini già a inizio Seicento. Il provveditore generale della Dalmazia, il 22 gennaio 1603, regola una controversia tra gli abitanti di Solta e “l’eccellente signore Iseppo Benedetti”, proprietario terriero nell’isola. I Soltani ricorrono contro le severe pene inflitte per i danni provocati dai loro manzi al pascolo ai terreni del signore: i fondi non sono “murati o siepati”. Il provveditore respinge l’appello, dando ragione ai Benedetti possidenti.

Pietro de Benedetti (1627-1682) è conte, in quanto iscritto al Consiglio dei nobili di Spalato. Sposa a Spalato, nel 1668, Giacomina Capogrosso, nata a Spalato nel 1636. Il padre di Giacomina, il conte Giovanni (nato nel 1585) vive in modo sfarzoso e sposa tutti i suoi rampolli con il fior fiore dell’aristocrazia locale. Giacomina è la più giovane di 17 fratelli. Originari di Bergamo, i Capogrosso si trasferiscono da Traù a Spalato nel Quattrocento. Nel 1513 la famiglia costruisce in città un complesso fortificato dove rifugiarsi in caso di minaccia turca, ancor oggi noto come Kaštelet Capogrosso. Diventa nel Novecento la residenza dello scultore Ivan Mestrović.

Il figlio di Pietro, Giovanni de Benedetti (1675) sposa Angela Fustinioni, la cui famiglia borghese è presente in Dalmazia fino al secolo XIX. Anch’egli è conte, iscritto al Consiglio dei nobili di Spalato dall’anno 1692. Con decreto del Senato veneto del 1723, gli viene riconosciuta dal doge Alvise III Mocenigo la signoria sull’isola di Solta.

Nicolò Malessevich (figlio di Maria de Benedetti) nei primi del ‘900, in basso. In alto a sinistra, sua figlia Caterina Malessevich in Bonetti, nonna del relatore.

Il figlio di Giovanni, Doimo de Benedetti (1706-1766) sposa la contessa Caterina de Dominis (Sebenico 1708-Spalato 1741). Caterina muore a 32 anni, invece suo padre Vincenzo de Dominis (Arbe 1653-Sebenico 1748) vive fino a 94 anni! Il primo membro noto della famiglia de Dominis è Domenico; nel 1166 egli è deputato di Arbe presso il doge di Venezia. Ancora nel 1903 Pietro de Dominis è sindaco di Arbe. La famiglia vive tuttora in Dalmazia.

“Il mio dodecavolo Giovanni de Dominis (Arbe 1515) – ha detto Bruno Bonetti – è fratello di Girolamo, avvocato e poeta, che ha per figlio Marc’Antonio de Dominis (Arbe 1560), laureato a Padova, gesuita, scienziato. Scopre la decomposizione del raggio della luce nell’iride, ispirando l’opera di Newton. Le sue ricerche inquietano le gerarchie cattoliche. Tornato a Roma, è chiuso in Castel Sant’Angelo, dove muore nel 1624. Il suo cadavere, in quanto eretico, è bruciato a Campo dei Fiori”.

Nel Libro d’oro di Spalato è riportato il memoriale, datato 12 marzo 1747, sulle “usurpazioni” dei coloni di Solta a danno dei beni dei cittadini. La relazione è presentata al conte capitano Anzolo Trevisan “dalli magnifici signori conti Iseppo Cindro e Pietro Capogrosso, giudici” e dal “spetabil sig. conte Doimo Benedetti”, in qualità di proprietario terriero che reclama il pagamento degli affittuari. Il conte capitano emana il 27 marzo 1747 un decreto a tutela delle rendite, poi approvato dal provveditore generale.

Doimo Benedetti viene citato nel Libro d’oro in qualità di giudice di Spalato quando, assieme agli altri colleghi conte Girolamo Cindro, conte Antonio Milesi e dottor Lorenzo Grisogono, trasmette in data 26 luglio 1751 al conte capitano la “terminazione sul maneggio da farsi nella cassa della comunità” (l’attuale regolamento comunale di contabilità).

Il gotico Palazzo Ciprianis-Benedetti, in piazza dei Signori a Spalato

Il figlio di Doimo, Vincenzo de Benedetti (Spalato 1726-1796) studia al ginnasio di Spalato. Sposa a Zara nel 1748 Margarita Ostoja (Zara 1730-Spalato 1795). Margherita è figlia del conte Lauro Ostoja, che nel 1709 si laurea a Padova dottore in utroque iure. Nel Libro d’oro di Spalato, Vincenzo de Benedetti è citato due volte. La prima, il 4 maggio 1756, in quanto giudice di Spalato; assieme ai colleghi Giuseppe Cindro e Giovanni Capogrosso, risponde a una lettera con cui i giudici di Zara trasmettono la risoluzione di allargare il Consiglio dei nobili di Zara. I colleghi spalatini assicurano la pubblicazione. Ma, gelosi dei loro privilegi, si guardano bene dal seguirne l’esempio. La seconda volta il 21 luglio 1757; il conte capitano Daniele Balbi chiude sei cantine dove si vendevano vini guasti definiti “muffa et aceto”. I conti Tommaseo, Cindro, Milesi e Vincenzo Benedetti, proprietari delle cantine e “giudici di questa magnifica città”, protestano: “mai era stata inibita la vendita de’ vini che avessero qualche imperfetione”. Ricorrono al Consiglio dei Quaranta (tribunale supremo) a Venezia, ottenendo la revoca del provvedimento. Scoppiano tensioni tra autorità veneziane e nobili spalatini per quello che oggi si definisce un conflitto di interessi.

3. La rivolta illirica di Spalato del 1770 e il ratto di Elena

Domenica 16 dicembre 1770 il sarto Matteo Erzich rifiuta di prestare servizio nella guardia, ritenendosi esonerato. Il colonnello Stefano Mazzuccato lo arresta in modo brutale. Erzich è apprezzato dai popolani di lingua croata poiché, sapendo scrivere in italiano, si mette a loro disposizione per redigere i memoriali contro gli ordini dei Veneziani. Dal Memoriale di Vincenzo Benedetti, capitano del contado si sa che la moglie di Erzich “piangendo esclamò ad alta voce che egli pativa per aver aiutato il popolo, e qui principiatisi a radunare i plebei iniziò il tumulto”. Divenuto Erzich un martire, ne viene richiesto il rilascio dagli abitanti dei borghi, che a centinaia occupano la piazza dei Signori e la scala del Palazzo del rettore a Spalato.

Il rettore, conte capitano Nicolò Bonlini, superiore del colonnello, informa il provveditore generale Domenico Condulmer, che da Zara riferisce al Senato e intanto invia le milizie a Spalato. Ne nasce un conflitto etnico tra croati e italiani: mentre i nobili spalatini sono bilingui, le autorità veneziane sono sospettose di chi parla in illirico. Mazzuccato è sottoposto a inchiesta per abuso di potere, mentre il capitano del contado, conte Vincenzo Benedetti, è sospettato di avere fomentato la rivolta assieme a tutta la nobiltà spalatina. Lo stesso Mazzuccato accusa i capi dei borghi di essere responsabili del tumulto, mentre Benedetti li difende. I popolani si oppongono al colonnello Mazzuccato e al rettore Bonlini, rei di pratiche arbitrarie di governo; ma è certa la loro fedeltà a Venezia.

Tra Mazzuccato e i Benedetti non corre buon sangue. Nel 1766 Simeone Benedetti, fratello di Vincenzo e suo predecessore nella carica di capitano del contado, durante un’assenza di Mazzuccato da Spalato, ha favorito la fuga della sorella del colonnello, Elena Mazzuccato, a Cattaro, tra le braccia di un amante: l’alfiere Buttafogo. Per Mazzuccato è una cospirazione per distruggere l’onore della sua famiglia.

Simeone Benedetti dice di avere compiuto un “atto di carità”: Elena sembrava incinta del giovane ufficiale ed egli per “coprirne l’onore” l’aveva imbarcata “per le Bocche di Cattaro in speranza di matrimonio”, quale gesto di “favore verso una famiglia civile”. Mazzuccato accusa poi Simeone Benedetti di avere tentato di ucciderlo, assoldando un sicario, che però aveva confidato al minacciato il diabolico piano. L’odio sarebbe nato dall’elezione di Mazzuccato a colonnello, carica cui aspirava Benedetti. Da allora il capitano “si dimostrò sempre sprezzante ed altero  eseguendo gli ordini” del colonnello “con mali modi”. Simeone ammette di avere minacciato di morte il colonnello, ma  durante un accesso di febbre malarica.

Necrologio di Maria Malessevich, nata Benedetti. Bencovaz, 23 aprile 1889

Il generale Antonio Renier riconosce l’insubordinazione di Benedetti al colonnello, “persona di condizione inferiore alla sua”, oltretutto non spalatino. Benedetti ribatte di avere sempre rispettato Mazzuccato “come superiore, et amico”, anche se era succeduto al defunto colonnello Girolamo Cambi, “che proveniva invece da una famiglia del primo ordine della città [di Spalato]”. L’esito del processo è di compromesso: Simeone è assolto dalle accuse di tentato omicidio e spalleggio in fuga di fanciulla, ma deve lasciare la carica di capitano, che viene assunta dal fratello Vincenzo.

4. La corruzione veneziana a Spalato nel 1776

A Nicolò Bonlini succede quale rettore Orso Badoer, che viene inquisito dal Consiglio dei Dieci in base a una denuncia dei nobili di Spalato. Il rettore è imputato di concussione: ha chiesto una tangente per favorire il contrabbando di acquavite, rifiutandosi di convocare il consiglio dei nobili che doveva discutere del misfatto. Badoer è imputato anche di abuso di potere, avendo imposto pene arbitrarie alle persone, con trattamenti di favore per gli amici o per chi lo pagava.

Il rettore, per esempio, ha disposto l’illegittima carcerazione di un certo Luca Illich per furto. Vincenzo Benedetti, in qualità di capitano del contado, difende Illich e ne favorisce la fuga. Il nipote di Vincenzo Benedetti, Lauro, sposerà Marianna Illich. Benedetti racconta al processo che Badoer allora piazza due cannoni “diretti al borgo” per “imprimer timore” nella popolazione indisciplinata. Badoer ritiene giustificati dai suoi poteri i giudizi sommari e dalle consuetudini le abusive contribuzioni. Ribalta l’accusa di corruzione verso la nobiltà spalatina, i cui commerci non sono modelli di correttezza. Tuttavia, la sua difesa non regge e viene allontanato dall’incarico nel 1777 e condannato nel  1779 a otto mesi di prigione.

Il generale Alvise Foscari argomenta, nel 1780, che le famiglie nobili di Spalato sono 13, tutte imparentate tra loro. I capifamiglia, per un totale di 33 individui, si spartiscono tutte le cariche. I nobili condizionano il popolo, che ne lavora le terre o “ne usa imbarcazioni, arti o strumenti”. Tale “superba onnipotenza” è forte di un’estesa rete di solidarietà, garantita dal dominio dell’ambiente e delle tecniche forensi. I nobili di Spalato non solo non rispettano le autorità veneziane, ma eccedono in malversazioni e commettono ogni arbitrio. Così nel 1781 i conti Francesco Cambi, Giuseppe Cindro, Pietro Capogrosso e Giuseppe Ivellio sono condannati a loro volta a una pena detentiva.

Descriviamo ora il fratello di Vincenzo, Simeone de Benedetti (Spalato 1729-1810). Il suo padrino è il futuro doge di Venezia, Alvise Pisani. Sposa a 60 anni, nel marzo 1789, la ventenne contessa Orsola de Michieli Vitturi, “alla presenza dei testimoni conti Cindro, Grisogono, Capogrosso, Milesi, Bajamonti”. Nove mesi dopo (dicembre 1789) nasce il figlio Pietro. Orsola scompare “di morte repentina” tre mesi dopo.

Il figlio di Vincenzo, Giovanni de Benedetti (Spalato 1757) sposa la contessa Lucietta Scarpi (Zara? 1771-Spalato 1843). È Capitano di Spalato, la massima magistratura urbana, soggetta solo al generale veneto di Zara e risulta iscritto nel Libro d’oro della nobiltà di Venezia nel 1796. Passati sotto l’Austria, nel 1817 rivolge istanza di riconoscimento del titolo di conte all’imperial regia Commissione araldica. Nel 1826, dopo varie suppliche, ottiene risposta negativa dagli zelanti funzionari asburgici: le copie dei documenti erano prive di bollo. Inizia in seguito la decadenza della famiglia.

Il figlio di Giovanni, Lauro de Benedetti (Spalato 1796) ha per padrini il conte Alessandro Barzizza, podestà di Bergamo, e Matilde Bentivoglio, vedova di Nicolò II Erizzo, ambasciatore a Potsdam, Costantinopoli, Vienna, e presso la S. Sede. Nasce conte di Solta, ma perde il titolo dopo un anno. Si diploma al ginnasio di Spalato nel 1809 e poi frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia. I Benedetti a inizio Ottocento sono ancora tra i più facoltosi possidenti di Spalato. Lauro è un sognatore. Non mette in pratica il suo talento artistico e nemmeno sa gestire le cospicue ricchezze ereditate. Sicché diventa un anonimo burocrate dell’amministrazione austriaca. Nel 1834 è praticante presso l’amministrazione doganale a Spalato, intorno al 1850 è impiegato presso la Pretura di Almissa, poi a Bencovazzo, dove la figlia Maria conosce Giovanni Malešević. La sorella Marietta de Benedetti (Spalato 1804) sposa Nicolò de Michieli Vitturi.

Carta geografica con Sebenico, Spalato e Solta

Documenti originali e immagini

  • Bruno Bonetti, Le grandi famiglie dalmate. I Benedetti: Spalato e la crisi di Venezia, 52 diapositive commentate in Power Point per la conferenza dallo stesso titolo del 15 ottobre 2019, tenuta a Udine al Caffè dei Libri, per l’ANVGD.

Le immagini e le fotografie sono della Collezione Bruno Bonetti, Udine, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione nel blog.

Fonti archivistiche

Archivio di Stato di Venezia, di Spalato e di Zara (documenti consultati da Bruno Bonetti).

Bibliografia (a cura di Bruno Bonetti)

Adriatico, Balcani, slavi e italiani: vicende e personaggi di una lunga storia, Mariano del Friuli (GO), Edizioni della laguna, [2008].

Archivio storico per la Dalmazia, a. 1., v. 1., fasc. 1 (aprile 1926).

Bollettino delle leggi del Regno d’Italia. Parte seconda. Dal primo giugno al 31 dicembre 1808, Milano, dalla reale stamperia, 1808.

de’ VIDOVICH, Renzo, Albo d’oro delle famiglie nobili patrizie e illustri presenti nel territorio del Regno di Dalmazia aggiornato all’a.d. 2004, Trieste, Fondazione Rustia Traine, 2004.

Dizionario storico-portatile di tutte le venete patrizie famiglie, Venezia, 1780.

FIORENTIN, Nedo, “Presenza di studenti istriani e dalmati nell’Accademia di Belle Arti di Venezia”, in: PADOAN, Giorgio (a cura di), Istria e Dalmazia nel periodo asburgico: dal 1815 al 1848, Ravenna, Longo, 1993.

FIORENTIN, Flavio, L’eredità del Leone, dal Trattato di Campoformio (1797) alla Prima Guerra Mondiale (1918), Udine, Aviani & Aviani, 2018.

GHEZZO, Michele Pietro, I dalmati all’Universita di Padova dagli atti dei gradi accademici 1601-1800, Venezia, Società dalmata di storia patria, 1992.

GHEZZO, M. P. (a cura di), “L’Istria e la Dalmazia nel XIX secolo”, in Atti e memorie della Società dalmata di storia patria, 30, 2001.

GLIUBICH, Simeone. Dizionario biografico degli uomini illustri della Dalmazia, Vienna: Lechner; Zara, Battara, 1856

HEYER von ROSENFELD, Carl Georg Friedrich. Der Adler der Königsreichs Dalmatien (=La nobiltà del Regno di Dalmazia), Nürnberg, Verlag von Bauer und Raspe, 1873.

KAŠIĆ, Dušan Lj, “Die Griechisch-Serbische Kirchensymbiose in Norddalmatien vom 15. bis zum 19. Jahrhundert”, in: Balkan Studies: biannual publication of the Institute for Balkan Studies, Thessaloniki: Institute for balkan studies, v. 15, 1974.

PALADINI, Filippo Maria. “Un caos che spaventa”: poteri, territori e religioni di frontiera nella Dalmazia della tarda età veneta, Venezia, Marsilio, 2002.

PALADINI, F.M., “Paterni tiranni: mito e antimito, autorità e conflitto nella Dalmazia veneta”, in: GRACIOTTI, Sante (a cura di). Mito e antimito di Venezia nel bacino adriatico (secoli XV-XIX), Roma, Il calamo, 2001.

SEMI, Francesco e TACCONI, Vanni. Istria e Dalmazia. Uomini e tempi, Udine, Del Bianco, 1992

Šibenik: spomen zbornik o 900. obljetnici, Šibenik: Muzej grada, 1976, p. 310. Archivio storico per la Dalmazia, Roma, Grafia, 1930.

SCHRÖDER, Francesco. Repertorio genealogico delle famiglie confermate nobili e dei titolati nobili esistenti nelle provincie venete, Venezia, 1830.

Castel Vitturi / Kaštel Lukšić, vicino a Spalato

Catalogo delle famiglie istriane, fiumane e dalmate esaminate nei blog

Si riportano gli articoli dello scrivente, tratti dai blog, sullo studio delle grandi famiglie italiane d’Istria, Fiume e Dalmazia, in base alle ricerche personali e dell’ANVGD di Udine.

E. Varutti, La foiba di Mario e Giusto da Parenzo, 1943 [sulle famiglie Chersi e Gripari], on line dal 27 aprile 2015.

E. Varutti, Elvira Casarsa da Parenzo, l’esodo del silenzio 1948, on line dal 6 dicembre 2015.

E. Varutti, Harry caro, tua Mira. Esuli da Fiume, 1945-1946. Lettere dell’esodo giuliano dalmata [famiglie Conighi, Brussich e Rassmann], on line dal 28 dicembre 2015.

E. Varutti, Il viaggio di Meri. Esodo da Veglia, 1944 [famiglie Maracich, Franceschi e Giuriceo], on line dal 21 febbraio 2016.

E. Varutti,  Donne fucilate a Spalato, 1943 [famiglia Covacich], on line dal 25 febbraio 2016.

E. Varutti, Memorie italiane su Fiume, esodo 1947 [famiglia Lupetich-Lupetti] on line dal 2 luglio 2016.

E. Varutti, Esodo da Umago nel 1961. Cognome straziato [famiglia Serli], on line dal 3 agosto 2016.

E. Varutti, Esodo da Fiume al Campo Profughi di Laterina, 1950 [famiglie Juricich-Giorgini e Tardivelli] 30 gennaio 2017.

E. Varutti, Esodo rocambolesco da Montona, 1947 [famiglie Cramer e Vanelli], on line dal 6 febbraio 2017.

E. Varutti, Da Valle d’Istria a Laterina. I Drusi ne gà lassà in mudande [famiglia Pastrovicchio], on line dal 28 febbraio 2017.

E. Varutti, Esodo da Fiume, i ricordi di Mirella Tainer, emigrata in Illinois, on line dal 14 maggio 2018.

E. Varutti, Storia del cementificio Gilardi & Bettiza di Spalato raccontata a Trieste e a Udine, on line dal 29 novembre 2018

E. Varutti, L’esodo dell’oblio di Antonio Villicich da Zara, 1943, on line dal 25 settembre 2018.

E. Varutti, Armando Delzotto e i suoi ricordi di Dignano d’Istria fino al 1943, un libro del 2012, on line dal 16 settembre 2018.

E. Varutti, La fiumana Lea Polgar a Udine: “Così deportarono 4 miei familiari ad Auschwitz”, on line dal 20 gennaio 2019.

E. Varutti, Quella vecchia zia di Pola. Un racconto sull’Istria e sull’esodo a Firenze [famiglie Zanetti e Brussich di Pola; Roman e Polesini di Parenzo; Milia e Sciolis di Rovigno e Conighi di Fiume], prima edizione on line su eliovarutti.blogspot.com 2014; on line dal 25 febbraio 2019 su eliovarutti.wordpress.com

E. Varutti, Grandi famiglie italiane. Gli Smoquina di Fiume, on line dall’8 giugno 2019.

Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettore: Bruno Bonetti. Foto di copertina: Bencovaz, 6 agosto 1906. La famiglia Malessevich. Bruno Bonetti, nonno e omonimo del ricercatore, accanto alla moglie Caterina Malessevich e al di lui suocero Nicolò Malessevich (1856-1927), figlio di Giovanni.

Fotografie di Bruno Bonetti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Come nasce il Maraschino Luxardo a Torreglia (PD)

C’è stata una bella gita alla fabbrica Luxardo nel padovano con Bruna Zuccolin, presidente del Comitato Provinciale di Udine dell’ANVGD e vari soci. Si è svolta mercoledì 12 giugno 2019, con ritrovo a Udine alle ore 7 presso il parcheggio di via Chiusaforte, dietro l’ospedale.

Storia di una bottiglia tricolore

Sorge a Zara nel 1821 l’impresa Luxardo ad opera di Girolamo Luxardo, accorto mercante di origine ligure. Zara è in Dalmazia, una terra per oltre sette secoli appartenuta alla Serenissima Repubblica di Venezia. Con la caduta della Serenissima nel 1797 provocata da Napoleone e con la presa di potere dell’Austria, Zara fu elevata a capitale del Regno di Dalmazia. Quale rappresentante consolare del Regno di Sardegna, dal quale poi si sarebbe sviluppato il nuovo Regno d’Italia, fu inviato un patrizio genovese, Girolamo Luxardo, trasferitosi a Zara con la famiglia nel 1817. La moglie di Girolamo, Maria Canevari, si dedicò, come era uso del tempo, a produrre liquori in casa e diede la massima attenzione ad un liquore che nella cittadina dalmata era conosciuto sin dal Medioevo, prodotto nei conventi con le ciliege col nome di Rosolio Maraschino. Il liquore prodotto fu di così elevate qualità che richiamò l’attenzione di amici e di estimatori. Girolamo, sfruttò tale iniziativa familiare fondando nel 1821 una fabbrica destinata alla produzione del Maraschino.

Torreglia, Filippo Luxardo porta i gitanti in visita d’istruzione nella fabbrica

Dopo 8 anni di studi e di perfezionamenti, nel 1829, Girolamo ottenne un privilegio da parte dell’Imperatore d’Austria. Questo privilegio riservava all’inventore la produzione esclusiva di tale tipo di liquore per 15 anni. Era una conferma della superiore qualità del liquore Luxardo e ancora oggi la ditta si onora di portare nella sua ragione sociale la denominazione di: Privilegiata Fabbrica Maraschino Excelsior. Nel 1849, al tempo dei moti risorgimentali e della Prima guerra d’indipendenza italiana, nasce la confezione del Maraschino con la bottiglia verde, il tappo rosso e l’etichetta bianca, in onore al tricolore dei patrioti.

Nel 1913, a seguito di un’accorta politica economica di Michelangelo Luxardo, fu possibile costruire un modernissimo stabilimento, uno dei più grandi dell’impero Austro-Ungarico. Ancora oggi chi si reca nel porto di Zara (Zadar, Croazia), noterà la mole del palazzo che troneggia sul lungomare, una volta destinato ad abitazione ed uffici della famiglia Luxardo.

La bottiglia tricolore creata del 1849

Tre vittime dei titini tra i Luxardo

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale, nel 1940, comportò anzitutto notevoli restrizioni all’attività industriale e, più tardi nel novembre 1943, la quasi totale distruzione dello stabilimento per pesanti bombardamenti anglo-americani. Successivamente alla ritirata delle truppe italiane e tedesche dalla Dalmazia (1944), ebbe luogo l’occupazione da parte dei partigiani comunisti di Tito. Gli abitanti di Zara furono obbligati a partire esuli verso la penisola, ma molti vennero uccisi: fra essi Pietro Luxardo e il fratello Nicolò con la moglie, annegati nel mare di Zara. Distrutto lo stabilimento, dispersa la famiglia, sembrava che – dopo oltre un secolo – l’attività della Luxardo fosse destinata a cessare. Trasferita da Zara a Torreglia (Padova) nel 1947 a causa delle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale, Luxardo è un’azienda nella quale tradizioni secolari si fondono con metodi produttivi all’avanguardia. Luxardo è tuttora interamente controllata dalla stessa famiglia fondatrice ed esporta le sue specialità in oltre 86 paesi diversi in tutto il mondo.

La visita aziendale

Per i 24 gitanti dell’ANVGD di Udine è stata un’istruttiva occasione di vedere gli impianti industriali della Luxardo a Torreglia. Sulle orme dell’ingegnere Silvio Cattalini (Zara 1937-Udine 2017), che fu presidente dell’ANVGD di Udine dal 1972 fino alla sua morte, nel 2019 il Comitato Provinciale dell’ANVGD di Udine, guidato da Bruna Zuccolin, ha voluto ripetere l’esperienza. “Cattalini ci aveva portato varie volte in questa gita molto interessante per le genti dell’esodo giuliano dalmata” – ha detto il geometra Renzo Piccoli, esule a Udine.

Tappa allo spaccio aziendale dei Luxardo

A Torreglia l’impresa nasce nel 1947. “Nel 2018 – ha detto Filippo Luxardo – abbiamo registrato un fatturato record, abbiamo circa 50 dipendenti e ci dobbiamo ingrandire, come potete vedere, perché i nostri prodotti vanno molto bene su scala nazionale e pure all’estero”. Addirittura l’azienda con l’autofinanziamento sta facendo molti investimenti, come il marascheto (alberi di ciliegie) dietro i capannoni, oppure il parcheggio multipiano per i dipendenti. Del resto la Marasca Luxardo è un brevetto di alcuni anni fa, che questa orgogliosa famiglia zaratina vanta nel suo carnet. Oggi in azienda lavorano otto membri della famiglia Luxardo, dai 28 agli 83 anni di età, con le bottiglie ancora impagliate a mano, pur con l’ausilio dei macchinari.

“Io sono della sesta generazione – ha detto Filippo Luxardo – e mio padre è Michele, sapete siamo un’impresa che nell’Ottocento esportava in Cina, Giappone e negli Stati Uniti, siamo un po’ anomali come industria, perché lavoriamo dal campo alla vendita, nel senso che le ciliegie marasche ce le coltiviamo noi non solo qui a Torreglia, ma anche in altre regioni, con caratteristiche ambientali simili, ad esempio nel modenese o nel ferrarese”.

Torreglia, il Marascheto dietro la fabbrica Luxardo

Ci vogliono quattro anni di lavorazione per il Maraschino, dalla raccolta alla vendita. Se abbiamo capito bene si passa dai tini di fermentazione in acciaio, ai due anni di macerazione con rami e foglie nei tini di larice, fino alla distillazione in alambicchi di rame, allo stoccaggio in tini di frassino per non lasciare sapori e all’imbottigliamento.

“Per la prima volta dal 1945 – ha annunciato in conclusione Franco Luxardo – il nostro Maraschino sarà presente a un’importante evento sull’Isola di Zut, vicino a Zara, in Croazia”.

Torreglia, Franco Luxardo riceve documenti storici da Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria. Accanto Graziella Brusin e Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine, a sinistra

Visita a Villa dei Vescovi e all’Abbazia di Praglia

Dopo il pranzo presso la trattoria Antenore, di Torreglia, la comitiva ha effettuato altre due visite d’istruzione nei luoghi storici dei Colli Euganei. Col cicerone Bruno Bonetti, segretario dell’ANVGD di Udine, si è visitato la Villa dei Vescovi a Luvignano. Si tratta di una straordinaria opera del Cinquecento italiano di Giovani Maria Falconetto, armoniosamente immersa nella natura dei colli Euganei. La Villa dei Vescovi fu ideata ed edificata tra il 1535 e  il 1543 per il Vescovo di Padova, Francesco Pisani, come grandiosa opera architettonica ispirata alla classicità e destinata ad accogliere letterati e artisti del colto circolo di intellettuali radunato dal vescovo stesso. Grazie anche importante ciclo di affreschi del fiammingo Lamberto Sustris, la Villa rappresenta una perfetta armonia tra architettura e paesaggio.

Villa dei Vescovi a Luvignano (PD)

Al termine si è proseguito verso l’Abbazia di Praglia, con la visita guidata con padre Edoardo. Stretta dal rigoglioso abbraccio della vegetazione dei Colli Euganei, l’Abbazia benedettina fu fondata nel secolo XI. Fu unita in seguito a quella di Santa Giustina. È uno dei baluardi medievali frutto delle colonizzazioni agricole dei seguaci di San Benedetto. L’attuale complesso si deve alla grande opera di ricostruzione effettuata tra la seconda metà del XV secolo e la prima metà del XVI. La torre campanaria è, ad oggi, l’unica testimonianza visibile dell’originario impianto medievale.

Abbazia di Praglia

Fonti orali e sitologia

Si ringraziano Franco e Filippo Luxardo per l’accoglienza riservata al gruppo dell’ANVGD di Udine. Intervista a cura di Elio Varutti, con penna, taccuino e macchina fotografica. Molti dati sono stati ripresi dal sito ufficiale della Luxardo: https://www.luxardo.it/

Filippo Luxardo, Padova 1978, int. del 12 giugno 2019 a Torreglia (PD).

Franco Luxardo, Zara 1936, int. del 12 giugno 2019 a Torreglia (PD).

Renzo Piccoli, Fiume 1937, int. del 18 marzo 2019 a Udine.

Torreglia, ingresso dell’impresa Luxardo con l’anno di costruzione nel padovano

Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di E. Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

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