Obbligo di pubblicazione per le associazioni dei vantaggi economici ricevuti dalla Pubblica Amministrazione ai sensi della L. 124/2017 

Anno 2021. Denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente: Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Comitato Provinciale di Udine, C.F. 80019060302. Denominazione del soggetto erogante: Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.

Somma incassata: € 16.801,28 (sedicimilaottocentouno/28 euro). Data di incasso: 29 aprile 2021. Causale: Legge regionale 11 agosto 2014 n. 16 (Norme regionali in materia di attività culturali), art. 27 commi 1, lettera a), 2, lettera a), e 3. Regolamento emanato con decreto del Presidente della Regione 31 marzo 2020, n. 53/Pres e ss. mm. e ii. Finanziamento annuale ad attività di rilevanza regionale delle associazioni dei profughi istriani, fiumani e dalmati aventi sede nel territorio regionale. Incentivo all’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Comitato Provinciale di Udine per l’anno 2021.

dott.ssa Bruna Zuccolin
Presidente
ASSOCIAZIONE NAZIONALE VENEZIA GIULIA E DALMAZIA
Comitato Provinciale di Udine
Pubblicità

Trekking a Udine sui luoghi della Grande guerra e degli irredentisti con l’ANVGD

Nell’ambito del progetto Calendario civile, di cui è referente la professoressa Chiara Fragiacomo, si è svolta un’originale attività didattica all’aperto e in modo digitale per cinque classi del Liceo classico “Jacopo Stellini” di Udine. Luca Gervasutti, il Dirigente scolastico, volentieri ha approvato l’iniziativa didattica. Gli studenti delle classi 1^C, 2^A, 2^B, 2^C e 2^E, accompagnati dai loro docenti, hanno partecipato all’attività di Trekking urbano sui luoghi della Grande Guerra e degli irredentisti secondo gli appuntamenti qui riportati per un totale di oltre 110 allievi.

Il percorso ha avuto inizio dall’atrio della scuola per l’illustrazione delle lapidi riguardo ai 26 studenti e due insegnanti caduti nel conflitto e riguardo il Comando supremo dell’Armata d’Italia installato proprio nel liceo udinese. Poi si è dipanato lungo una ventina di tappe all’interno del centro storico della città. Per certe classi il percorso è stato virtuale, a causa della pandemia. Gli studenti hanno potuto così conoscere palazzi, lapidi e monumenti che ricordano le vicende della Grande Guerra nella città di Udine diventata capitale degli avvenimenti bellici dal 1915 al 1917, prima dell’occupazione austro-tedesca. Il professor Elio Varutti, storico e membro del direttivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD) di Udine, ha accompagnato le scolaresche tra le vie della città, oppure in modo virtuale in aula e in atrio, illustrando e commentando le tracce della storia del Primo conflitto mondiale, incluso il fenomeno dell’irredentismo (vedi foto di copertina).

Non è la prima volta che il Comitato provinciale di Udine dell’ANVGD viene coinvolto in interventi didattici educativi per la formazione culturale e civica degli studenti in dimensione europea, coinvolgendo i vari insegnanti e i soci che fanno parte della dirigenza dell’organismo associativo.

Proprio dell’irredentismo e dei successivi fatti storici del Novecento si interessa tale sodalizio, come ha detto in varie occasioni Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine: “Vorrei dire che lo scopo principale della nostra associazione è, principalmente, di diffondere il ricordo dell’esodo giuliano dalmata sottolineando che, per statuto siamo apartitici, inoltre la nostra associazione che, a livello nazionale è sorta nel 1948, ha aiutato i profughi e oggi si occupa soprattutto di ricordare i fatti complessi che accaddero al confine orientale, perché non si può lasciare nell’oblio la sofferenza di così tante persone”.

Venuta a conoscenza dell’innovativo progetto del Liceo Stellini, la professoressa Elisabetta Marioni, assessore all’Istruzione del Comune di Udine ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Apprezzo questo progetto di Trekking sui luoghi della Grande guerra e degli irredentisti, per approfondire le conoscenze di storia del territorio, poi porto ai partecipanti il saluto della Civica amministrazione, augurando una buona riuscita all’attività di formazione”.

Udine, Liceo classico “J. Stellini”, 29 novembre 2021 – Giorgio Gorlato porta il saluto dell’ANVGD di Udine alla scolaresca. Foto E. Varutti

L’evento si è tenuto in varie giornate. La classe 2^C, accompagnata dalla professoressa Anna Giacomarra, ha effettuato il Trekking il 24 novembre 2021 in una bella giornata di sole. La classe 2^B, con la professoressa Maria Elena Roselli della Rovere, il 26 novembre successivo con un po’ di pioggia. Siccome la Regione Friuli Venezia Giulia è entrata in Zona gialla per la prevenzione della pandemia l’itinerario con le successive classi è stato virtuale, con una lezione in classe a cura del relatore. La professoressa Roselli ha seguito la classe 2^A il 29 novembre alla Lavagna Interattiva Multimediale (LIM). Proprio in tale data Giorgio Gorlato ha portato il saluto di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, esprimendo il suo compiacimento per l’iniziativa didattica curata da Varutti e ricordando la deportazione, nel 1915, dei suoi antenati di Dignano d’Istria nel Campo di internamento di Wagna, nella Stiria austriaca. La classe 2^E, accompagnata dalle professoresse Annalisa Comuzzo e Monica Delfabro, ha seguito la camminata virtuale il 2 dicembre in aula magna con immagini al videoproiettore. La classe 1^C, infine, seguita dalla professoressa Beatrice Rigatti, il 3 dicembre 2021, ha visto la camminata alla LIM in modo virtuale.

Ecco qui di seguito tappe principali della camminata alla scoperta di Udine capitale della guerra.

1.       Partenza. Liceo classico “J. Stellini”, lapidi dentro la scuola. Sin dal 1915, nella Prima guerra mondiale, Pietro e Nicolò Luxardo, irredentisti di Zara si schierano apertamente per l’annessione della Dalmazia all’Italia. Nicolò Luxardo De Franchi si arruola nella cavalleria italiana.

2.         Il Comando Supremo Militare Italiano era l’organo di vertice delle forze armate italiane, istituito il 24 maggio 1915 a Villa Volpe a Fagagna e poi nel Liceo classico “Stellini” di Udine, durante la prima guerra mondiale. Lo Stellini divenne sede del comando nel novembre del 1915, da maggio a novembre era caserma. Vedi: Archivio del Municipio, per l’allestimento della mostra “Una città dentro la guerra”.

3.         Chiesa di S. Antonio, del 1354, sconsacrata e adibita a magazzino. Palazzo Patriarcato, del 1524, Uffici del Comando supremo, affreschi di Giovanni Battista Tiepolo del 1726.

5.         Palazzo Belgrado, residenza del generale Cadorna per 2 anni e mezzo, affreschi di Giulio Quaglio 1698. Giorgio Conighi, irredentista di Fiume si arruola negli alpini e riceve a Udine un encomio solenne (“Giornale di Udine” del 14 novembre 1915). Deve cambiare cognome in Giorgio Dilenardo, per sfuggire alla forca austriaca. Il fratello Cesare Conighi si arruola nella cavalleria italiana, cambiando nome in Cesare Nelli. La gendarmeria austro-ungarica si mobilita: «nell’ira furibonda che il giovane Cesare Conighi avesse potuto osare l’inosabile – come ha scritto E.R.P. – lo condannarono a morte in contumacia». La Commissione austro-ungarica che condannò a morte Cesare Battisti, ordinò che egli (Cesare Conighi) fosse impiccato in effigie vicino al grande martire del Castello del Buon Consiglio di Trento.

6.         Ex-Scuola di Baldasseria, Centro Socio Riabilitativo Educativo, via Piutti, residenza di Cadorna dall’estate 1917 prima della rotta di Caporetto, 24.10.1917. (fuori itinerario)

7.         Giardini Ricasoli, recintati e interdetti al pubblico per permettere a Cadorna di passeggiare e raggiungere in Castello senza essere visto o disturbato. Dopo l’unificazione del Friuli con l’Italia nel 1866 a Vittorio Emanuele II fu dedicato un monumento equestre inaugurato il 26 agosto 1883, posto sul terrapieno al centro della piazza Contarena, dove rimase fino al 1947, anno in cui fu trasferito presso i Giardini Ricasoli. Monumento equestre è opera di Luigi Crippa 1838-1895. Il Consiglio Comunale deliberò di acquistare per £ 2.000 la copia del modello di Crippa: la statua venne fusa nella fonderia De Poli tra l’11 e il 30 giugno 1883 con il bronzo di 10 cannoni del peso di 340 Kg ciascuno già appartenuti alla Turchia e acquistati a Londra per un costo di £ 22.000 e inaugurata domenica 26 agosto 1883 nel cuore dell’antica piazza Contarena che da allora e fino al 1947 assunse il nome di Vittorio Emanuele. I contrasti sulla sua collocazione motivati dalle modeste proporzioni della statua in relazione ai fabbricati e ai monumenti che la circondavano, furono alla base della decisione del 1947 di spostarla nel Giardino Ricasoli. Proprio il bozzetto di tale monumento, venduto da Crippa per 3.000 Lire, servì da modello per la realizzazione della gigantesca statua equestre di Vittorio Emanuele II dell’Altare della Patria a Roma, realizzata nel 1902 dallo scultore Enrico Chiaradia, di Caneva di Sacile.

8.         Ex-Banca Cattolica Udinese, ora Procura della Repubblica, nel 1915 bombardata, incendio spento subito.

9.         Presso la Tipografia Doretti, via di Prampero. “Mattino. M’illumino d’immenso”. E’ il 26 gennaio 1917 e il poeta-soldato Giuseppe Ungaretti a Santa Maria la Longa (UD), compone il capolavoro precursore dell’Ermetismo. Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888, morto a Milano nel 1970, è uno dei quasi 5 milioni di italiani impegnati nel conflitto mondiale. Interventista per scelta, volontario nel 19º reggimento di fanteria, il poeta aveva già trasformato la sua esperienza in trincea, sul Carso, in poesia: nella raccolta ‘Il porto sepolto’, stampata in 80 copie Stabilimento Tipografico Friulano di Udine, il 24 dicembre 1916.

10.       Loggia del Lionello, sede del Comune, incontri con delegazioni estere, come quella russa 1916. Ingabbiata con travi, contro i bombardamenti. Nicolò Lionello, orafo, progettò la Loggia, costruita da Bartolomeo Costa Sbardilini, più noto come Bartolomeo delle Cisterne (Capodistria, 1400 circa – Trieste, 1480). Qui c’era la statua di re Vittorio Emanuele II in piazza Vittorio, già Contarena e, dal 1945: Libertà.

11.       Ex-bar Dorta Fantini, detto il Trincerone, luogo di incontro di alti ufficiali, Francesco Baracca, Gabriele D’Annunzio, Ugo Oietti, Massimo Bontempelli, Ardengo Soffici. L’edificio faceva da confine per dividersi la città per il bottino di guerra tra tedeschi e austriaci, che si portano via persino le campane delle chiese.

12.       Piazza G. Matteotti, piazza delle erbe, mercato. Nazario Sauro, nato a Capodistria, all’epoca territorio dell’Impero austro-ungarico, si arruolò durante la Prima guerra mondiale nella Regia Marina italiana raggiungendo il grado di tenente di vascello e fu catturato nel luglio 1916 durante una missione. Condannato da una corte imperiale austriaca per alto tradimento, venne giustiziato a Pola il 10 agosto dello stesso anno e per tale motivo insignito di medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Fu tra le figure più importanti dell’irredentismo italiano e massimo rappresentante di quello istriano.

13.       Reparto fotografico dell’esercito, viale Palmanova, 60-64, Casa Anderloni (fuori itinerario).

14.       Osteria La Ghiacciaia, ritrovo degli irredentisti nella Grande guerra. Spionaggio con piccioni da parte del tenente Arbeno d’Attimis e tenente Max di Montegnacco 1917-1918, portati con idrovolante sulla costa di Porto Nogaro.

15.       Palazzo Toppo Wassermann. Gli ospedali militari e da campo di Udine. L’insediamento nei palazzi e negli edifici pubblici di Udine di numerosi importanti comandi e servizi militari andò di pari passo con la formazione di un vasto sistema di ospedali di tappa, cioè nella zona di guerra di seconda linea, di contumacia cioè di isolamento e di convalescenza.

L’Ospedale delle malattie infettive del Comune di Udine nella borgata 1) Gervasutta dal 1° febbraio 1915 venne ampliato con la costruzione di due altri fabbricati e di un padiglione per l’alto isolamento e ospitò sino al 22 agosto i morbi contagiosi dei civili e dei militari per essere poi trasferito nell’edificio scolastico 2) Dante mentre l’Ospedale Gervasutta assunse le funzioni di Lazzaretto. Nel settembre 1915 la Direzione di Sanità della Seconda Armata dispose l’installazione dei seguenti ospedali militari: 2) Principale in via Pracchiuso; 3) Contumaciale alla Caserma di Cavalleria verso Beivars; 4) Tomadini in via Tomadini nei locali dell´orfanotrofio; 5) Renati in via Tomadini nei locali dell’Istituto Renati; 6) Duodo in via Missionari nel Seminario Arcivescovile; 7) Savorgnan in via Aquileia nella Caserma Savorgnan; 8) Valvason in via Aquileia nella Caserma Valvason, 9) Marco Volpe in via Asilo Marco Volpe; 10) Paderno nelle scuole comunali, 11) Toppo Wassermann in via Toppo Wassermann nel Collegio Toppo; 12) San Osvaldo in borgata San Osvaldo nel manicomio provinciale.

Udine diventa anche una città ospedale per ospitare malati e feriti della guerra. Lo scoppio della guerra trova la Croce Rossa organizzata e preparata e a Udine era già stato indetto un Corso per ottenere il diploma di Infermiera volontaria nel 1914-15 al quale si erano iscritte ben 317 signore udinesi.

16.       Via Gemona. Caserma Comando dei Regi Carabinieri (oggi Educandato Uccellis). Polveriera di S. Osvaldo esplosa del 27 agosto 1917 (fuori itinerario). Palazzo Antonini Maseri, Banca d’Italia, del Palladio 1556. Qui gli Austriaci stampano la carta moneta (corone venete) per i territori occupati.

18.       Biblioteca “V. Joppi”, saccheggiata durante l’occupazione austro-tedesca, 1917-1918.

19.       Monte di Pietà, del 1496, dopo il 1917 sede del Comando delle truppe tedesche. Cappella con affreschi del Quaglio del 1694.

20.       Piazza Libertà, Tempietto dei Caduti. Milite ignoto. Restaurato da Raimondo D’Aronco 1921 e da altri nel 2008. All’interno è collocata una statua rappresentante la Vittoria, opera dello scultore Aurelio Mistruzzi. L’elegante cancello in ferro battuto è di Alberto Calligaris.

21.       Via Manin (studio fotografico Rovere). Piazzetta Valentinis, Albergo San Marco, nel 1914 era rifugio di fuoriusciti giuliani volontari irredenti. Il grand’ufficiale Carlo Banelli e il comandante Ugo Zilli li aiutavano a cambiare identità. Lapide in ricordo. Giardin grande: parate militari e polvere 1915-1918 (arrivo).

Udine, piazzetta Valentinis – Lapide dedicata agli irredentisti della Venezia Giulia, 1914-1917

Trekking – Dati tecnici: km. 3,2; passi 6mila ca.; 160 Kcal; posti a sedere: Loggia del Lionello.

Lapide dei fuoriusciti giuliani

Testo della lapide in piazzetta Valentinis: “Nei giorni dell’angoscia / i fuoriusciti della Venezia Giulia / stretti ai cuori fraterni / da questo asilo imploravano / la redenzione / se stessi e i figli offerendo / alla santa guerra / agosto 1914 ottobre 1917 / G. Valentinis”.

Lapide del Liceo Stellini, Udine

“In questa tranquilla sede / di classici studi / dal giugno MCMXV all’ottobre MCMXVII / il comando supremo / vigilò sull’ultima guerra / massima e radiosa / dell’italico Risorgimento”.

Cenni bibliografici e sitologici

  • Giuseppe Del Bianco, Il Friuli e la guerra, Udine, Istituto delle edizioni accademiche, vol. I, 1937.
  • Alessandro Dudan, La Dalmazia nell’arte italiana venti secoli di civiltà, Trieste – Rovigno, Unione Italiana – Fiume, Università Popolare di Trieste, 1999.
  • Enrico Folisi, Udine: una città nella grande guerra, fotografie e documenti dell’anno dell’invasione austro-tedesca, Udine, Gaspari, 1998.
  • E.R.P. [Elia Rossi Passavanti], “T. Colonnello Cesare Conighi”, «Notiziario della Cavalleria italiana,  Associazione Nazionale», III, n. 12, Roma, dicembre 1957, pag. 4.

Itinerario a cura di Elio Varutti, coordinatore del Gruppo di lavoro storico-scientifico dell’ANVGD di Udine. Networking a cura Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettori: professori Chiara Fragiacomo, Daniela Conighi, Paola Quargnolo e Giancarlo Martina.

Fotografie di E. Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine.  – orario: da lunedì a venerdì ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin. Si ringraziano i professori del Laboratorio di Storia dell’Istituto “B. Stringher” di Udine, con particolare riferimento a Giancarlo Martina, per la collaborazione riservata alla struttura dell’itinerario storico e alla cura delle fonti bibliografiche.

La fine di Spalato e di Zara Italiane, lezione di Bonetti, ANVGD Udine

C’è stata un’interessante conferenza con diapositive il 28 ottobre 2021 presso l’Accademia Città di Udine di via Anton Lazzaro Moro, in collaborazione con Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). L’evento si è tenuto con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e il patrocinio del Club UNESCO di Udine. Relatore è stato il dott. Bruno Bonetti, vice presidente dell’ANVGD di Udine, che può vantare degli avi di Dalmazia, nonché dei parenti dell’odierna e croata Split. Il titolo dell’incontro era “La fine di Spalato e di Zara Italiane 1943-1944”. Ha aperto la riunione Francesca Rodighiero, presidente dell’organismo organizzatore, mentre Bruno Ciancarella, segretario della stessa Accademia, ha curato l’accoglienza e la registrazione degli intervenuti.

Rosalba Meneghini, del Comitato Esecutivo dell’ANVGD di Udine, ha portato il saluto di Bruna Zuccolin, presidente del sodalizio, ricordando il successivo appuntamento del Natale del Ricordo, fissato per il 21 novembre prossimo alle ore 10,30 per la santa messa alla Chiesa della Purità e, per il pranzo conviviale, alla Casa della Contadinanza, nel Castello della città.

Bruno Bonetti ha parlato dei Dalmati italiani, due volte esuli nel 1920 e nel 1944, e presenti nelle loro terre sin dal Duecento. “La fine dell’egemonia italiana in Dalmazia ha avuto origine dopo il 1880, quando il serbo-croato è stata dichiarata lingua ufficiale, a scapito di quella italiana, in vigore sino ad allora – ha detto il relatore – dopo la Grande Guerra hanno dovuto venir via da Curzola, Lesina, Sebenico, Spalato, Traù, perché queste ed altre zone con una minoranza italofona sono state assegnate al Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, poi c’è stato l’esodo del 1943-’44 da Zara che subì 54 bombardamenti aerei angloamericani suggeriti dai titini, per cancellare l’italianità della città, con vestigia romane e veneziane”.

Bonetti si è scusato con l’uditorio per le macabre immagini di odio balcanico che si apprestava a mostrare e commentare, ma “bisogna vedere e capire perché questi fatti non devono più accadere”. Il 12 giugno 1942 è niente meno che il vice federale Giovanni Savo, nativo di Spalato, alla guida del saccheggio della locale sinagoga, addirittura camuffandosi, per spregio, con i paramenti del rabbino. Vengono bruciati i rotoli sacri. Sono attaccati gli ebrei e saccheggiate sessanta abitazioni del ghetto. È il primo fatto avvenuto in Italia o in un territorio soggetto all’Italia da almeno centocinquant’anni. La devastazione della terza sinagoga più antica d’Europa ha visto la partecipazione non solo dei militi fascisti, di origine toscana e pure spalatini, ma anche di carabinieri italiani, secondo Luciano Morpurgo, esponente della comunità ebraica che parlò con i testimoni oculari. Gli scalmanati devastano l’interno del Tempio, compreso il piccolo museo della Comunità. Gettano dalle finestre libri di valore inestimabile, le argenterie, i mantelli rituali e le pregiate stoffe, che vengono raccolte dalle prostitute amanti delle camicie nere e da balordi di piccolo cabotaggio partecipanti al pogrom. L’ideatore del pogrom viene assassinato da un partigiano slavo nel 1943 e poi proseguirono tensioni e gravi violenze come quando, con  l’arrivo dei partigiani di Tito dopo l’8 settembre 1943, furono trucidati circa 250 italiani. Al ritorno dei tedeschi, il 27 settembre 1943, a Spalato entrano gli ustascia, che spogliano e cacciano gli italiani. A fine maggio 1944, i tedeschi mandano via gli italiani anche da Zara, che cade alla fine di ottobre del 1944 in mano ai titini, le cui violenze (in particolare gli annegamenti) provocano l’esodo degli italiani superstiti.

Accademia Città di Udine, 28 ottobre 2021 – parte del pubblico alla conferenza di Bruno Bonetti

Il racconto puntuale di Bonetti ha fatto la cronaca degli ultimi giorni di Zara italiana, martoriata dai bombardamenti e dalla fame, contesa dagli ustascia, circondata da partigiani e cetnici, fino all’esodo di oltre 8mila dalmati italiani ed è stato intervallato da riferimenti familiari, dalla fuga della prozia sul piroscafo Sansego, agli avi della Brazza, fino ai cugini spalatini con cui è in contatto ancor oggi.

Tra i partecipanti all’evento si sono notati Lucio Costantini, figlio di esuli da Buie, socio ANVGD, e la professoressa Renata Capria D’Aronco, presidente del Club UNESCO di Udine, con altri soci dello stesso circolo. Al termine dell’apprezzata esposizione, tra gli altri, sono intervenuti Livio Sessa, socio ANVGD con avi dalmati due volte esuli prima da Curzola e poi da Pola, e il professor Ugo Falcone, storico militare e consigliere comunale a Udine. Falcone, ad alcuni soci ANVGD, ha anticipato la prossima intitolazione da parte del Comune di Udine di un sito a Norma Cossetto, violentata e uccisa dai titini il 5 ottobre 1943 nella foiba di Vila Surani.

Testi di Bruno Bonetti e Elio Varutti.  Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettore: Bruno Bonetti. Fotografie di Elio Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

L’ANVGD di Udine in visita alla Mostra sulla filatelia fiumana di Monfalcone (GO)

Una delegazione del Comitato Provinciale dell’ANVGD di Udine ha voluto fare una visita alla Mostra sulla filatelia fiumana per testimoniare l’importanza che riveste per gli esuli ogni iniziativa volta a una migliore conoscenza della storia dell’Adriatico orientale e alla conseguente valorizzazione del patrimonio culturale degli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Il vicepresidente Bruno Bonetti, il 26 settembre 2021 durante la visita, si è assunto l’impegno di relazionare i contenuti della mostra agli esuli fiumani e giuliani di Udine. Bonetti ha inoltre manifestato a nome del Comitato ANVGD di Udine l’apprezzamento per l’importante operazione culturale e per l’efficace allestimento della rassegna e, più in generale, del museo intero, incentrato sull’opera della famiglia quarnerina dei Cosulich, originari di Lussino.

La storia della città di Fiume attraverso i francobolli e i documenti postali che la citano. È la mostra “Fiume 1850-2018. La filatelia fiumana fra mito, storia ed economia 1918-1924”, accolta dal 3 al 26 settembre 2021 a Monfalcone (Gorizia), presso il MU.CA / Museo della cantieristica, in via del Mercato 3. La rassegna è stata inaugurata alla presenza dell’Assessore alla Cultura Luca Fasan, del Consigliere regionale Antonio Calligaris, del noto filatelista, on. Carlo Giovanardi, presidente dell’Associazione per lo studio e la promozione della filatelia e della storia postale fiumana nel centenario, nonché del curatore scientifico Bruno Crevato-Selvaggi.

Monfalcone, 26.9.2021 la mostra sulla filatelia di Fiume

I dodici pannelli della mostra rappresentano i passaggi politici, sociali, economici, linguistici e culturali di oltre un secolo, fino a oggi. Il fatto storico si apre il 2 dicembre 1918, quando venne utilizzato il taglio ungherese da 20 filler raffigurante una scena di mietitura sulla quale venne apposta per la prima volta la parola “Fiume”. Avviando così il nuovo capitolo. Il percorso, realizzato dall’Associazione per lo studio e la promozione della filatelia e della storia postale fiumana nel centenario, in collaborazione con il Comune di Monfalcone, ricostruisce il periodo. Illustrandolo con la chiave di lettura della posta e della filatelia, settori che all’epoca ebbero un importante ruolo, anche propagandistico. I pannelli offrono testi scritti in modo rigoroso ma semplice e chiaro; riproducono francobolli, lettere, cartoline, pacchi, vaglia ed altri reperti scelti per l’occasione.

L’originale rassegna filatelica è stata già esposta al Vittoriale di Gardone Riviera (BS), a Trieste e, appunto, a Monfalcone. La prossima tappa sarà a Teramo, in ottobre. In occasione dell’inaugurazione, l’on. Carlo Giovanardi aveva auspicato: “di chiudere la fase espositiva, nel 2022, proprio a Fiume-Rijeka – secondo quanto riportato dalla stampa – perché forse è l’unica città europea che può vantarsi di avere avuto una storia particolarmente complessa, essendo appartenuta in sequenza ad Austria, Ungheria, Corpo d’occupazione interalleato, Gabriele D’Annunzio, Stato libero, Regno d’Italia, Jugoslavia e adesso Croazia. La storia postale di questa città testimonia l’unicità della storia locale e la ricchezza degli apporti culturali portati dalle varie nazionalità che continuano ad abitarla. Lo sfortunato tentativo di Riccardo Zanella nel 1922 di costruire uno Stato libero sulla base del suffragio popolare dimostra come questa città sia sempre stata orgogliosa della sua specificità ed autonomia, purtroppo travolte dai totalitarismi del secolo scorso. Oggi Fiume-Rijeka è definitivamente croata ma nell’ambito di un’unità europea che impone di avere un occhio di riguardo per la vecchia maggioranza italiana, divenuta minoranza nel secondo dopoguerra”.

Ecco i contenuti dei dodici pannelli: 1. Fiume “Corpus separatum” 1850-1918; 2. La guerra e l’inizio del dopoguerra; 2 dicembre 1918, l’avvio della filatelia fiumana; 3. Prosegue la prima emissione fiumana; 4. Le emissioni successive; 5. Il primo periodo dannunziano; 6. I francobolli di D’Annunzio; 7. La Reggenza italiana del Carnaro; 8. Lo Stato libero di Fiume; 9. L’annessione e la provincia del Carnaro; 10. Fiume e il Fiumano-Kupa 1941-1943; 11. Fiume tra Rsi e “Künstenland” 1943-1945; 12. Da Fiume a Rijeka a Rijeka-Fiume, 1945-oggi.

A Monfalcone c’è l’unico museo italiano dedicato alla cantieristica. Inaugurato nel 2017 con sede nell’ex Albergo Operai del villaggio di Panzano (la città-fabbrica sorta attorno al cantiere su iniziativa dei fratelli Cosulich), illustra oltre un secolo di storia. Il percorso espositivo del museo spazia in diverse tematiche: la città fabbrica, il Welfare aziendale e le guerre, il cantiere e gli imprenditori: l’evoluzione del territorio, la tecnica e la costruzione nel cantiere: dalle navi alle produzioni collaterali, il design di interni e la grande arte sulle navi e sul territorio. Tecnologia e multimedialità permettono al museo di raccontarsi a partire dalla storia locale, passando per la tecnica costruttiva fino al design navale e a un’importante collezione di arte del ‘900 (tra gli altri Mušič, Mascherini, Timmel). Grazie agli innovativi sistemi multimediali utilizzati, i visitatori sono accompagnati in una realtà immersiva, caratterizzata da un tunnel sensoriale, un simulatore di gru e altre postazioni di realtà aumentata e ricostruzione 3D, che rendono interessante il percorso per visitatori di tutte le età. Il MuCa è un museo diffuso che coinvolge il territorio in maniera diretta, non soltanto con il percorso interno al museo ma anche con una serie di percorsi esterni nel villaggio di Panzano e di visite guidate all’interno dello stabilimento Fincantieri dove si possono ammirare alcune tra le più grandi navi da crociera in costruzione. Per visitare tutte le interessanti proposte museali è necessario il “green pass”, come da normativa anti-Covid19.

Progetto e ricerca di Bruno Bonetti. Revisione testi e Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Lettori: Bruno Bonetti e Maria Iole Furlan. Fotografie di Bruno Bonetti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – primo piano, c/o ACLI. 33100 Udine.  – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Udine, itinerario storico alle tombe degli Irredentisti, con l’ANVGD

L’idea di una nuova visita d’istruzione è venuta nel 2019 a Antonello Quattrocchi che, oltre che socio ANVGD è anche presidente della sezione di Udine della Federazione Italiana Dei Combattenti Alleati (FIDCA). Ha proposto ai soci un itinerario storico alle tombe degli Irredentisti al Cimitero monumentale di Udine. Alcuni di tali patrioti riposano nel famedio, accanto al Monumento ai giuliani e dalmati caduti nel nome dell’Italia (1990), scultura dell’artista Nino Gortan, originario di Pinguente d’Istria, dove durante le ricorrenze dei defunti, vengono deposte le corone d’alloro in loro onore dal Comune di Udine e dall’ANVGD.

Antonello Quattrocchi parla degli Irredentisti vicino a Elisabetta Marioni e Giorgio Gorlato

È stata la dott.ssa Bruna Zuccolin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, a volere l’innovativo evento anche nel 2020, nel pieno rispetto delle norme anti-Covid-19, assieme a Elio Varutti, vicepresidente del sodalizio e a tutto il Comitato Esecutivo dell’ANVGD. L’itinerario storico alle tombe degli Irredentisti, con l’accompagnamento di Antonello Quattrocchi, si è svolto il 3 novembre scorso, con una quindicina di partecipanti, che hanno rivolto varie domande al cicerone Quattrocchi. Tra i partecipanti erano presenti anche la professoressa Elisabetta Marioni, presidente della Commissione Cultura e Istruzione del Comune di Udine e Giorgio Gorlato, esule da Dignano d’Istria.

Il Quattrocchi si è soffermato a commentare varie pietre sepolcrali. In cimitero a Udine ci sono varie tombe di volontari giuliani e dalmati. Tra i vari martiri c’è la lapide di Romeo Battistig, nato nel 1866 e deceduto nel 1915 cui la Civica amministrazione di Udine ha intitolato una strada nel centro cittadino nel 1925 tra via C. Percoto e via Roma. Con Battistig si arruola volontario irredento Nicolò Luxardo, che si fa chiamare De Franchi, per non inguaiare i familiari a Zara. Il 30 settembre 1944 l’onorevole Nicolò Luxardo viene affogato dai titini, con una pietra al collo, nelle acque dell’isola di Selve, insieme con la moglie milanese Bianca Ronzoni. Il 22 novembre 1945 il tribunale iugoslavo di Zara, con sentenza confermata dal Supremo Tribunale della Croazia in Zagabria, lo accuserà “di non aver risposto all’invito di comparizione” e ritenendo “che egli si tenga nascosto” (ma: lo avevano affogato loro un anno prima!), lo condannerà all’impiccagione in contumacia per aver contribuito, tra l’altro, alla sconfitta dell’Austria nel 1918.

Poi ci sono altre lapidi come quelle di Antonio Cosmi, volontario garibaldino morto nel 1917 e Luigi Bassi, caduto nel 1918. La visita d’istruzione è ricca di storia.

Vero è che Udine ha il Tempio Ossario, iniziato dopo la Grande guerra e terminato nel 1940, su progetto degli architetti Provino Valle e Alessandro Limongelli, per ricordare i 25mila caduti nella Grande guerra. Il tempio custodisce, dal 20 ottobre 2018, anche i resti mortali della fossa anticarro di Castua, vicino a Fiume. Si tratta di sette italiani fucilati dai titini il 3 maggio 1945, a due passi da Fiume, quando era terra italiana. I corpi dei sette caduti di Castua sono stati esumati nel mese di luglio 2018 dalle autorità croate, durante una campagna di scavo iniziata dopo una segnalazione, risalente al 1992, effettuata dalla Società di Studi Fiumani, con sede in Roma, con segretario Marino Micich. Erano nel bosco di Loza, in località Crekvina, vicino a Castua. Tra quelle spoglie mortali c’era pure il senatore Riccardo Gigante, che riposa al Vittoriale.

A Parigi c’è il celebre Cimitero di Père Lachaise. Fondato nel 1805, è il camposanto più visitato al mondo. È come un giardino di sculture all’aperto, con oltre 70mila sepolcri più o meno vistosamente decorati. Vi riposano, tra gli altri, Chopin, Molière, Apollinaire, Oscar Wilde, Balzac, Proust, Modigliani, Edith Piaf, Yves Montand e Jim Morrison. Pure Udine, nel suo piccolo, offre una vista della memoria al cittadino o al turista curiosi della storia nel famedio del Cimitero monumentale di viale Firenze.

Sitologia

E. Varutti, Udine, tumulati i resti dei sette italiani uccisi a Castua, presso Fiume, on line dal 21 ottobre 2018.

Progetto di Antonello Quattrocchi. Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Lettore: Bruno Bonetti. Copetina: Antonello Quattrocchi e Bruna Zuccolin durante la visita d’istruzione al famedio di Udine. Fotografie di Donatella M. e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

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Festa della Repubblica a Udine 2020 con l’ANVGD

Il Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), ha partecipato il 2 giugno 2020 alla festa della Repubblica, su invito ufficiale del prefetto di Udine. La breve cerimonia civile si è tenuta in piazza Libertà alle ore 18, nel rispetto delle norme anti-pandemia. Erano presenti, col labaro dell’associazione, Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, col vicepresidente Elio Varutti e il socio Franco Pischiutti.

Bruna Zuccolin e Elio Varutti in una foto di Franco Pischiutti

Ha parlato solo Angelo Ciuni, prefetto di Udine, leggendo il saluto di Sergio Mattarella, presidente della Repubblica. Si sono notate circa 200 persone, militari, autorità regionali, parlamentari, europarlamentari e vari sindaci, come Pietro Fontanini, sindaco di Udine. C’erano l’assessore regionale Sergio Bini, l’arcivescovo Bruno Mazzocato e Paola Del Din, classe 1923, medaglia d’oro al valor militare. A conclusione dell’incontro il prefetto Ciuni ha ringraziato il Comune e gli alpini della Julia per il supporto organizzativo. Con le note dell’Inno di Mameli si è assistito all’ammaina bandiera tricolore dalla specola del Castello, dandosi appuntamento al 2 giugno 2021.

Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Copertina: il saluto di Angelo Ciuni, prefetto di Udine, foto di Leoleo Lulu. Fotografie di Bruna Zuccolin, Franco Pischiutti, Leoleo Lulu e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Udine, piazza Libertà – Franco Pischiutti e Bruna Zuccolin, ANVGD

Visita a Fossoli di Carpi, Campo di concentramento e Villaggio San Marco di esuli istriani

I luoghi della memoria hanno un che di sacro. Questo è un luogo dove furono ammassati gli ebrei in attesa di essere deportati ai Campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau. Nel dopoguerra fu un villaggio di accoglienza per esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia in fuga dalle violenze titine. Qui si incrociano senza mai toccarsi due pezzi della storia d’Italia: la Shoah e l’esodo giuliano dalmata.

È in tale posto che il Circolo culturale della Parrocchia di San Pio X, di Udine, in collaborazione con il Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), ha organizzato una visita d’istruzione il 23 febbraio 2020 per 19 partecipanti. Accompagnati da Francesca, un’ottima guida turistica, ci si è aggirati tra i ruderi delle costruzioni dove furono alloggiati i profughi giuliano dalmati al Villaggio San Marco dal 1954 al 1970. Il momento più emozionante è stato quando Antonio Zappador, esule istriano, ci ha raccontato dell’incontro di due anziani sopravvissuti alla Shoah con i suoi genitori. “In quella casa lì, con un tozzo di pane e un po’ di sale – ha raccontato Zappador – hanno celebrato un rito ebraico, parlandosi in yiddish, che la mia mamma, Olga Alexsandrovna Rackowsckij, di origine ucraina, conosceva e mio papà istriano andava dietro, comprendendo il mondo russo, essendo stato prigioniero di guerra in Siberia fino ai primi anni ‘20”.

Fossoli, la guida Francesca illustra le varie fasi del Campo ai visitatori di Udine

La guida turistica Francesca, con dati storici precisi e una grande sensibilità umana, ci ha descritto le 7 fasi vissute dal Campo di Fossoli. Sorto nel 1942, quando il Regio esercito italiano piantò delle tende per accogliere i prigionieri di guerra militari inglesi, sudafricani e neozelandesi. Era il P.G. 73, ossia Campo di Prigionia n. 73, dove passarono 5.000 prigionieri. Dal 5 dicembre 1943 viene trasformato in Campo di concentramento per ebrei della Repubblica Sociale Italiana (RSI). Sotto la scorta armata di militi italiani partono i primi convogli di ebrei per i campi di sterminio nazisti. Il 22 febbraio 1944, col secondo trasporto, viaggia nei carri bestiame anche Primo Levi, arrestato nel dicembre 1943 in Valle d’Aosta con un gruppo partigiano. In quel periodo la struttura consta di decine di baracche in mattoni, tutte smantellate in seguito, è il cosiddetto Campo vecchio. Il 15 marzo 1944 è trasformato dai nazisti in Campo di Polizia e di Transito. È il principale Campo di concentramento italiano, dato che il lager di San Sabba a Trieste era in una zona di operazioni del Terzo Reich, non facendo più parte dell’Italia. Di qui partono 2.844 ebrei e 2.000 reclusi politici.

Il 2 agosto 1944, con l’avanzare del fronte bellico, il Campo è chiuso e trasferito a Bolzano-Gries, così Fossoli è un centro di raccolta destinata al lavoro coatto nei territori del Reich. Dopo la fine del conflitto il Campo accoglie i fascisti e i collaborazionisti militari e civili. Dal mese di agosto 1945 al 1947 accoglie profughi ed ebrei reduci dai campi di concentramento nazisti. Dal 1947 al 1952 don Zeno Saltini accoglie oltre 1.000 bambini e ragazzi abbandonati e orfani. Nel 1954 vengono costruiti 16 edifici per accogliere i profughi d’Istria, Fiume e Dalmazia fino al 1970; essi fuggono dalle loro terre assegnate dal Trattato di pace alla Jugoslavia. Si tratta di 250 famiglie, per 1.500 persone.

Come già accennato la visita d’istruzione è stata un’occasione d’incontro con esuli istriani e loro discendenti in collaborazione con l’ANVGD di Modena. All’evento hanno partecipato, oltre ad Antonio Zappador, anche Paolo De Luise, di Pirano, Monica Lugli, con nonni di Umago e lo studioso Roberto Riccò.

Paolo De Luise ha riferito che suo padre pescatore “nel 1953 giunge a Trieste, in seguito anche il resto della famiglia riesce a venir via”. Nel 1954 i nonni sono inviati a Udine, dove funzionava il Centro smistamento profughi. “Andarono ad abitare in un altro Campo di Udine – ha spiegato De Luise – in certe grandi baracche di lamiera, calde d’estate e fredde d’inverno”. Poi i De Luise si spostarono al Villaggio San Marco di Fossoli (Riccò, pag. 161).

“Mio nonno Antonio Vegliani, nato nel 1911 a Umago e la nonna Palmira Gambo, classe 1920 – ha detto Monica Lugli – hanno vissuto al Villaggio San Marco e nonno Antonio era alla Manifattura Tabacchi”. Pure loro, come i vari profughi del Villaggio negli anni ’50 hanno passato momenti di mala accoglienza, come gli sputi o l’epiteto di “triestèin fassisti”. In seguito i comportamenti si acquietarono e diversi profughi si sono integrati mediante matrimonio con gli autoctoni, di tradizionale tendenza politica comunista.

In pullman, durante il viaggio da Udine a Fossoli, Tiziana Menotti, del Circolo culturale di San Pio X, ha illustrato gli scopi della visita con cenni alla produzione culturale di Primo Levi. Invece il professor Elio Varutti, vicepresidente dell’ANVGD di Udine, ha descritto la situazione dei profughi d’Istria, Fiume e Dalmazia in transito a Udine, provenienti da Trieste, per giungere al Villaggio San Marco di Fossoli, con diversi patimenti.

Fossoli, la scuola elementare dei piccoli esuli giuliano dalmati

Tra le varie domande rivolte alla guida Francesca, la professoressa Elisabetta Marioni, presidente della Commissione Cultura e Istruzione del Comune di Udine, nonché socio ANVGD, ha chiesto informazioni riguardo alla presenza nel 1945 dei prigionieri repubblichini al Campo di Fossoli. Nel 1946 alcuni di loro vennero assolti dall’accusa di collaborazionismo per insufficienza di prove. Come si sa certi esponenti futuristi sono citati nel manifesto della razza, del 1938, pubblicato sui giornali, firmato da molti intellettuali in appoggio alle leggi razziali di Mussolini allora emanate.

I commenti di altri partecipanti alla visita

Oltre alle parole della signora Alessia Biasizzo, molto soddisfatta della guida Francesca, che dava bada anche ai bambini presenti nella comitiva, ecco quanto Giuseppe D’Anzul ha scritto: “Anche se la Storia è uno dei grandi amori della mia vita, rimango sempre meravigliato di come certi luoghi possano raccontare contemporaneamente esperienze storiche molteplici e successive l’una all’altra. La ‘carriera’ del campo di Fossoli lo vede in ben sette ruoli, in particolare quello orrendo di ‘sala d’aspetto’ di Auschwitz per i nostri concittadini ebrei, e quello triste di luogo di ospitalità per i profughi della Venezia Giulia in mezzo a una regione ostile. Esperienze che la stupidità di qualcuno vorrebbe contrapporre, come se le vicende dell’umanità fossero una questione di tifo calcistico, ma la cui convivenza, forse, ci potrebbe far pensare alla parte più brutta della natura umana in maniera più profonda e completa, senza coloriture politiche che potrebbero portarci fuori strada”.

Fonti orali

Interviste di Elio Varutti del 23 febbraio 2020 a Fossoli di Carpi (MO). Si ringraziano gli intervistati per il racconto esclusivo della loro esperienza, anche se dolorosa e destabilizzante

*Paolo De Luise, Pirano 1949. *Monica Lugli, Carpi (MO). *Antonio Zappador, Verteneglio 1939.

Fossoli, pannelli illustrativi della vita al Villaggio San Marco e al Campo di prigionia

Riferimenti bibliografici

Primo Levi, Se questo è un uomo (1^ ediz.: 1947), Torino, Einaudi, 1958.

Roberto Riccò, Quegli strani italiani del Villaggio San Marco di Fossoli, «Terra e identità», n. 89, Modena, 2019.

Natale Zaccuri, Il campo “P.G. 57” a Premariacco: storia di un luogo di prigionia e della sua chiesa, Udine, Associazione Nazionale Genieri e Trasmettitori, Sezione Provinciale di Udine, Grafiche Civaschi, Salt di Povoletto (UD), 1996.

Antonio Zappador, 29.200 giorni. Una vita piena di tutto… di più, Carpi (MO), stampato in proprio, 2019.

La delegazione di esuli e discendenti; da sinistra: Riccò, Lugli, De Luise e Zappador

Sitologia

Fondazione Fossoli.

E. Varutti, Auschwitz, luogo della Shoah, on line dal 21 aprile 2017.

E. Varutti, Birkenau, visita al campo di sterminio, on line dal 3 maggio 2017.

E. Varutti, Memoriale della deportazione ebraica a Borgo S. Dalmazzo, Cuneo, on line dal 3 giugno 2018.

Da sinistra: De Luise, Zappador, Varutti, Lugli e Riccò

Servizio giornalistico di Elio Varutti. Ricerche e Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Elio Varutti, Paolo De Luise, Sandro Zuliani e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Crostolada fiumana, con Fabiola Modesto Paulon, decana ANVGD di Udine

Nata a Fiume nel 1928, Fabiola Modesto Paulon è un’attiva decana del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). È il terzo anno che la signora Fabiola organizza, a casa sua, una crostolada fiumana. Tra i partecipanti quest’anno c’era anche suo figlio Claudio Paulon, classe 1954, sua figlia Luciana Paulon De Baggio, classe 1947, la nipote Chiara De Baggio ed alcuni amici.

Ritrovarsi in forma assai semplice per far quatro ciacole in alegria è nuovamente stata l’occasione per alcuni esuli, i loro diretti discendenti e, soprattutto, per vari amici loro di rinsaldare i legami con le tradizioni culinarie d’Istria, Fiume e Dalmazia e per ascoltare un po’ di musica.

La crostolada fiumana si è svolta il 24 febbraio 2020. Erano presenti, in forma privata, anche altri soci dell’ANVGD di Udine. C’è stato, infatti, un breve saluto di Elio Varutti, vice presidente di detto sodalizio. Varutti ha ricordato ad alcuni dei presenti le parole di Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, la quale sostiene di: “Approvare queste piccole feste perché rappresentano, secondo noi, una qualificata azione di conservazione, anzi di valorizzazione della cultura e delle tradizioni italiane di Fiume, ma anche dell’Istria e della Dalmazia”. Tra gli altri presenti c’era Alberto Nadbath, con padre di Abbazia. Egli è molto vicino agli esuli del Villaggio giuliano di Via Casarsa a Udine e al parroco di S. Giuseppe, che organizzerà il Rosario al Villaggio giuliano per l’ultimo venerdì di maggio 2020.

I momenti di allegria, comunque, hanno prevalso alla Crostolada fiumana. Tutti i presenti hanno molto apprezzato i crostoli delicati della signora Fabiola e i brindisi all’amicizia. C’è chi ha pensato anche alle ottime torte della tradizione triestina, fiumana, istriana e dalmata, oltre che ad altri cibi tradizionali, come la jota e le sarme.

Udine, 24.2.2020 – La fiumana Fabiola Modesto Paulon, al centro, poi a sinistra la figlia Luciana, la nipote Chiara e il figlio Claudio. Il più alto è Alberto Nadbath, con babbo di Abbazia. Fotografia di E. Varutti

Sitologia e cenni bibliografici

Mariella Devescovi Damini, Pasticceria triestina, Trieste, Ediz. Italo Svevo, 2007.

Salvatore Samani, Dizionario del Dialetto Fiumano, a cura dell’Associazione Studi sul dialetto di Fiume, Venezia – Roma, 1978.

Chiara Vigini (a cura di), Mangiar memoria. Cibi tradizionali e trasmissione della cultura dentro e fuori ‘Voce Giuliana’, Associazioni delle Comunità Istriane (1.a edizione: 2007), Trieste. 2011, pag. 37.

E. Varutti, Via da Fiume nel 1944, colpa dei partigiani, on-line dal 14 aprile 2016.

E. Varutti, Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960. Testimonianze di profughi giuliano dalmati a Udine e dintorni, Udine, (1^ edizione: Provincia di Udine / Provincie di Udin, 2017), 1^ ristampa 2018. Disponibile anche in Internet: Italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli in Friuli 1943-1960

Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Chiara D.B. e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

“Cerco l’identità perduta”, Viviana Facchinetti a Tarcento con l’ANVGD

C’è stato molto interesse anche in Friuli per il libro Protagonisti senza protagonismo di Viviana Facchinetti, direttore de «L’Arena di Pola». In occasione della Giornata del Ricordo 2020, l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD) di Udine, in collaborazione con il Comune di Tarcento, ha invitato a un incontro pubblico la giornalista Viviana Facchinetti, autrice di quattro libri e di molteplici videodocumentari dedicati alla diaspora giuliano dalmata nel mondo. Oltre alla Facchinetti, hanno parlato Mauro Steccati, sindaco di Tarcento e Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine, in presenza di vari soci del sodalizio.

Sono “storie fuori dalla storia”, che la giornalista ha raccolto dalla viva voce delle nostre genti, attraverso interviste da lei realizzate in Australia, Canada, U.S.A., Sudafrica. Sono quasi 500 le testimonianze riportate nel suo libro “Protagonisti senza protagonismo” e riprese sia in vari suoi programmi TV che in tanti videodocumentari. L’evento, che ha avuto luogo presso la biblioteca civica di Tarcento venerdì 14 febbraio 2020 alle ore 18.00, è stato l’occasione per ricordare le tante vicissitudini sopportate dalle nostre genti: forzatamente distaccate dalle proprie radici, in conseguenza al Trattato di Parigi che le privava di casa e nazionalità. C’era la fuga dal clima di terrore venutosi a creare a fine guerra nella terra natale. Si trovarono ad affrontare un doppio esilio: dapprima verso il resto d’Italia, poi verso i paesi oltreoceano. Diceva Arrigo Petacco, autore de “L’Esodo” che scrisse la prefazione per il primo libro sull’argomento della Facchinetti: “Lo storico che fa il libro di storia pensa al suo collega più arrivista, io invece penso al meno colto dei miei lettori. Ecco la differenza. Ragiono da cronista della storia. Cerco di essere scorrevole e di farmi capire”. Un principio questo, che ha regolamentato la produzione bibliografica della giornalista sin dall’avvio del suo progetto “storie fuori dalla storia”. Ha infatti sempre e soltanto operato in veste di cronista, senza alcuna supponenza storica, romanticamente disponibile a veicolare tante storie e memorie, conservate nel cuore e nella mente degli intervistati.

All’incontro di Tarcento si è parlato appunto delle non comuni vicende di emigrazione, legate alla diaspora istro-dalmata e intrecciatesi con la storia, che portò il popolo dell’esodo alla ricerca di un’identità perduta, polverizzandolo un po’ ovunque fra meridiani e paralleli. Storie che fanno apprendere non la storia generica e convenzionale, di libri e statistiche, ma storie personali, che parlano di emozioni, paure, dubbi, esitazioni, vite vissute. Storie di genti che si videro costrette ad abbandonare la loro realtà, le loro case e tutta la vita in esse contenuta. Per andare dove? Ad abbracciare quale futuro? Nei suoi lavori l’autrice si è dedicata a trovare le risposte a queste domande, rivolgendole a chi tale esperienza l’ha vissuta direttamente o indirettamente, ponendosi l’obiettivo di staccare l’individuo dalla generica definizione di emigrante.

Se è vero, infatti, che sono in molti a conoscere quella parte di memoria riassunta in fotografie di bagagli ammassati, distruggenti addii e di navi che lasciano il porto, è altrettanto vero che si tratta per lo più di testimonianze ferme alla banchina, ricordi di gente che vedeva altra gente partire, per andare a vivere lontano. Del prima e del dopo di quella partenza, è stato sempre troppo poco quello che si è saputo e fatto conoscere. A bilanciare certi dislivelli della memoria ha contribuito il lavoro editoriale di Viviana Facchinetti, con le sue interviste ai protagonisti di eventi purtroppo  molto  spesso trascurati dai libri di testo, in un’impegnativa ricostruzione storico biografica, corredata da interessante documentazione iconografica e filmica. Sono storie di un’emigrazione composta e dignitosa, conseguente all’esodo da Istria, Fiume e Dalmazia, tutta da conoscere ed apprezzare, che ha esportato in lidi lontani arti, mestieri e tradizioni, sempre però in totale rispetto delle norme del Paese di accoglienza.

All’incontro culturale erano presenti anche il vicesindaco Luca Toso e l’assessore al Personale del Comune di Tarcento Donatella Prando.

Servizio giornalistico e di Networking a cura di Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Testi e fotografie di Bruno Bonetti. Copertina: Viviana Facchinetti, il sindaco Mauro Steccati, Bruna Zuccolin e la consigliera Silvia Fina. Altri materiali dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Istria e Dalmazia in foto, mostra a S. Quirino (PN) con l’ANVGD di Udine

Gianni Giugovaz, sindaco di San Quirino, in provincia di Pordenone, ma prima di tutto esule istriano, ha inaugurato la mostra di fotografie sui Territori dell’Istria e della Dalmazia. Nato Butturi di Buie nel 1952, è esule a S. Quirino, poi l’hanno fatto sindaco. Nella sua introduzione alla mostra fotografica ha ricordato il dolore dell’esodo così come lo raccontava sua madre.

È stata Bruna Zuccolin ad aprire l’incontro culturale organizzato dall’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, venerdì 29 novembre 2019, presso il Ristoro da Sferco, via Umago n. 2 a San Quirino. Si ricorda che i veci Sferco sono di Giurizzani di Materada, lo stesso luogo natio dello scrittore Fulvio Tomizza.

“Vogliamo dare spazio ai giovani – ha detto – che, in questo caso, sono i due autori delle 25 fotografie a colori di questa straordinaria mostra”. Curatore della rassegna è l’architetto professor Mauro Bertagnin, professore ordinario di Design e Progettazione Tecnologica dell’Architettura dell’Università degli Studi di Udine. La stampa delle immagini è stata eseguita da Foto Fulvio Color di Pregnolato Marco, di Udine. Autori delle splendide immagini sono di Lorenzo Furlano, con il nonno di Zara e Fabiana Burco, che sono intervenuti per parlare con il pubblico di una ventina di persone presenti. In particolare Fabiana Burco ha letto la poesia “Go solo voia” di Sacha Courir, dal volume di Gioia Calussi, intitolato “Profumo di Dalmazia”, del 1995. La poesia è riportata in fondo al presente articolo.

Ristoro da Sferco, S. Quirino (PN), 29.11.2019 – Parte del pubblico intervenuto all’inaugurazione della Mostra fotografica sui Territori dell’Istria e della Dalmazia

Ha parlato pure Sergio Satti, esule da Pola e decano dell’ANVGD di Udine. “A Barbana d’Istria, mio zio Ugo Cleva aveva sposato una donna croata – ha detto Satti – dopo l’8 settembre 1943, i titini l’hanno preso prigioniero con altri venti italiani e caricato su un camion, è tornato solo lui perché un commissario politico disse che, anche se era italiano, ‘me ga sempre parlà in croato’. Tutti quegli altri, mi penso, che i li ga copai in foiba. Un saluto e un ringraziamento ai gestori istriani del locale per l’ottima accoglienza riservata ai fotografi e ai vari soci dell’ANVGD di Udine sono stati rivolti ai presenti dal professor Elio Varutti, vicepresidente del sodalizio.

La storia Silvano Varin, esule da Cittanova

Tra il pubblico, ha onorato gli autori della sua presenza anche Silvano Varin, presidente dell’ANVGD di Pordenone, sancendo così la buona collaborazione esistente tra i sodalizi provinciali. “Sono preoccupato – ha detto ai redattori del blog presente – perché i giovani discendenti di esuli partecipano poco alle iniziative patriottiche e religiose sull’esodo giuliano dalmata, noi invecchiamo e non so come potrà avvenire il ricambio nella nostra associazione”. Varin, classe 1935, vien via dall’Istria nel 1955. Con la famiglia passa dieci anni a Trieste, prima di spostarsi a Pordenone, per lavoro al nascente Provveditorato agli studi della nuova provincia. “Ho passato alcuni giorni anche nel Centro Raccolta Profughi di Opicina – ha precisato – stavamo nelle baracche di legno, ogni famiglia in metri 5 x 6, con i letti a castello, le pareti di legno, prima però ci avevano messo nell’ex cinema, per fortuna che la sorella di mia nonna aveva lasciato in eredità un piccolo appartamento, che quando si è liberato dagli affittuari, ci ha consentito di cambiare vita”.

Ha qualcosa da dire signor Varin? “Rivendico la perdita dei beni patrimoniali degli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia – ha concluso il testimone – alla mia famiglia è stato dato un indennizzo in più rate di circa il 6 per cento di ciò che aveva a Cittanova. Voglio che gli italiani sappiano queste cose. Noi abbiamo pagato i danni di guerra alla Jugoslavia per tutti gli italiani e ciò vi pare giusto?”

Era presente in sala anche lo scrittore Alessandro Porro, figlio di Guido e di Anna Maria, esuli da Capodistria. Il libro di Porro si intitola “Via, dobbiamo partire”. Ne è autore Guido Porro ed è stato curato da Alessandro Porro appunto. I genitori di Guido Porro, Corrado e la moglie Maria Corti, entrambi maestri, risiedevano a Capodistria sin dal 1906. Corrado fu arrestato dai partigiani mentre camminava per strada, ma fu salvato per miracolo dall’infoibamento grazie all’intervento di un giovane partigiano, che era stato suo allievo a scuola, che gli aprì la porta del carcere e lo fece tornare a casa. Continuò quindi a vivere nella sua città, fino al 1953, dopo la perquisizione della casa da parte della polizia popolare, quando le insistenze degli attivisti comunisti che esortavano gli italiani ad andarsene diventarono insostenibili…

Il sindaco di S. Quirino (PN) Gianni Giugovaz con Bruna Zuccolin, ANVGD di Udine

Su tali temi, così sconvolgenti, Alessandro Porro, in collaborazione con Martina Ghersetti, ha prodotto un originale docufilm. Esso verrà presentato in occasione del Giorno del Ricordo 2020, il prossimo 3 febbraio, alle ore 15,30 presso la Università della Terza Età di Pordenone, al Centro culturale Casa A. Zanussi, in via Concordia 7. Il titolo del documentario è “Per non dimenticare: l’esodo istriano”, con tre interviste ad esuli istriani e voce narrante di Andrea Appi; l’opera è della videomaker Maria Giulia Buttò.

Lorenzo Furlano, a sinistra, Fabiana Burco, Gianni Giugovaz, Bruna Zuccolin, Sergio Satti e Elio Varutti al Ristoro da Sferco a S. Quirino (PN) per l’inaugurazione della mostra fotografica sui Territori dell’Istria e della Dalmazia. 29.11.2019

Ecco, infine, la presentazione del professor Mauro Bertagnin alle fotografie di Lorenzo Furlano e Fabiana Burco, con le dotte citazioni iniziali, così come è stata letta da Bruna Zuccolin, presidente ANVGD di Udine, essendo assente per malattia Bertagnin.

Immagini per un abecedario dei luoghi

“Il Mediterraneo non è solo geografia. I suo  confini non sono  definiti né nello spazio né nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono né statali né nazionali. […] Sul Mediterraneo è stata concepita l’Europa.”

Predrag Matvejević, Breviario Mediterraneo

“El bel ghe piase a tuti”, Antico proverbio istriano.

“La cultura e la storia vengono calate direttamente nelle cose, nelle pietre, nelle rughe sul volto degli uomini, nel sapere del vino e dell’olio, nel colore delle onde”. È in questa icastica frase di Claudio Magris, contenuta nella sua prefazione a “Breviario Mediterraneo” di Predrag Matvejević che si possono identificare già alcuni dei riferimenti che le immagini che i due fotografi Fabiana Burco e Lorenzo Furlano propongono in questa mostra. Elemento centrale della celebre opera di  Matvejević è, infatti, l’indagine etimologica sulla parola “Mediterraneo”, che riflette sulla realtà di   isole, fari, porti, confini e barriere secondo un percorso tracciato da storiche carte nautiche, ma  anche fortemente determinato da culture, religioni, vicende storiche. Ideologie e espressioni artistiche tra loro molto diverse che in quel bacino hanno visto la luce e si sono lentamente  affermate. È evidente che il Mediterraneo di Fernand Braudel, delimitato dalle aree rivierasche dove è presente la cultura della vite e dell’ulivo, come quello di Matvejević del resto, include a tutti gli effetti il mare della Serenissima che con i suoi possedimenti dello Stato da Mar  ha creato il forte legame di interdipendenza, che ancor oggi, permane tra l’area sud e nord del Mediterraneo. La narrazione proposta dalla mostra ci regala immagini di strade, di paesi, di ambienti e di architetture che rappresentano gli sguardi completamente immersi nella realtà che gli autori intendono offrire al visitatore, limitando al minimo i filtri e le barriere tra fotografo e soggetto. Essi, scegliendo di raccontare gli spazi di vita fissati in momenti non convenzionali, lontano dai clamori del turismo e del glamour, tentano di restituirci, in modo diretto, l’autenticità dei luoghi. I tanti volti dell’Istria e della Dalmazia catturati dai loro obiettivi ci offrono infatti gemme di rara bellezza in un abecedario che spazia da Arbe a Zara. Scorrendo lungo l’intrigante alfabeto dei luoghi che questa piccola quanto pregnante rassegna per immagini ci offre, si possono infatti cogliere scorci unici di Brazza, Cherso, Lesina, Lussino, Lussingrande, Pago, Pola, Premuda, Ragusa, Rovigno, Selve e Spalato. Case tipiche in pietra, arenili, piccole insenature, porti, strade, campanili, vicoli, pescatori e artigiani sono i soggetti scelti per rappresentare una realtà complessa, animata da coste sinuose lambite da un mare cristallino e da borghi sospesi nel tempo e immersi nella luce dell’Adriatico. In questi luoghi, immersi in una natura incantata, la storia sembra aver lasciato tracce indelebili mescolando le memorie della presenza romana, bizantina e veneziana che hanno contribuito a delineare l’identità culturale degli insediamenti stessi e delle popolazioni che vi abitano. Queste località cresciute all’insegna dell’arte e della cultura, ricche di tradizioni forti e affascinanti sono fissate nelle immagini che propone questa mostra con un’elegante semplicità. Del resto come propone una celebre aforisma di Robert Capa “Le immagini sono lì, basta solo catturarle”.

Ristoro da Sferco, S. Quirino (PN), 29.11.2019 – Parla Lorenzo Furlano, uno degli autori della rassegna di fotografia aperta fino al 31 dicembre 2019.

Orari della mostra

La rassegna resterà aperta al pubblico a S. Quirino, in via Umago, 2 al Ristoro da Sferco, fino al 31 dicembre 2019, negli orari di apertura del locale che sono: Sabato ore 18:30–23. Domenica 12–14:30. Lunedì: chiuso. Martedì: 12–14:30. Mercoledì, giovedì e venerdì 12–14:30, 18:30–23.

Cenni bibliografici

Gioia Calussi, Profumo di Dalmazia. Aromi, sapori e tradizioni della cucina dalmata, Udine, Del Bianco, 1995.

Collegamenti nel web

T. H. Tiervo, S. P. Zucchiatti, E. Varutti. Presentato a Udine il libro di Guido Porro da Capodistria con l’ANVGD, on line dal 7 aprile 2019

Copertina: Lorenzo Furlano, a sinistra, Fabiana Burco, Gianni Giugovaz, Bruna Zuccolin, Sergio Satti. Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di E. Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

Cartolina dell’ANVGD del 1958. Collezione Alessandro Porro, Pordenone