Vergarolla 75 anni dopo, commento per la memoria

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente articolo di Laura Brussi, esule da Pola. Il testo è per commemorare – il 18 agosto 2021 – la strage di Vergarolla, presso Pola, nel 75° anniversario dell’attentato titino. Ci pare un contributo scritto col cuore, con la testa e con vari graffi di rabbia sui tasti del computer, perché la verità su esecutori e mandanti dell’orribile eccidio ha fatto patire il mondo dell’esodo giuliano dalmata, prima di venire a galla (a cura di Elio Varutti).

A tre quarti di secolo dalla strage di Vergarolla (Pola) del 18 agosto 1946 è sempre vivissimo, in specie nel mondo esule dall’Istria, il ricordo di quel delitto contro l’umanità compiuto ai danni di oltre cento Vittime innocenti, fra cui tante donne e tanti bambini (l’età media dei 64 Caduti che fu possibile identificare dopo la deflagrazione simultanea di quasi trenta bombe era di 26 anni). Del resto, l’eccidio fu di tali dimensioni da causare il maggior numero di Vittime fra tutti quelli avvenuti nella storia italiana del Novecento per cause non naturali.

La storiografia e la memorialistica, se non altro per l’ampiezza di queste cifre, sono state solerti nel coltivare la memoria di quell’ignobile delitto, sia pure nei soli tempi recenti, successivi alla promulgazione della Legge 30 marzo 2004 n. 92, istitutiva del Ricordo di Esodo e foibe, e delle “complesse vicende del confine orientale”. Nondimeno, proprio per questo, ricorrendo il LXXV anniversario della strage, è cosa buona e giusta rinnovare il cordoglio e riflettere in maniera non effimera sulle cause di tanta tragedia, e soprattutto sulla sua “lezione” sempre attuale.

La lapide che, in San Giusto a Trieste, ricorda le 64 vittime dell’esplosione di Vergarolla nel 1946

La seconda guerra mondiale era terminata in Europa da 16 mesi ma le sorti dell’Istria erano ancora da stabilire ad opera della Conferenza di pace riunita a Parigi, sebbene le indiscrezioni già filtrate avessero anticipato l’esistenza di un orientamento maggioritario favorevole alla Jugoslavia anche per Pola, sebbene si fosse confidato che potesse restare all’Italia confermando la sua natura di “enclave” statuita negli accordi preliminari intervenuti fra gli Stati vincitori sin dal giugno 1945. Nondimeno, tre giorni prima della strage, ricorrendo la solennità dell’Assunzione, nell’Arena si era tenuta una grande manifestazione di italianità, presente gran parte della cittadinanza, onde ribadire il buon diritto del capoluogo istriano a vedere confermata la sovranità della Madrepatria; ed a confermare il carattere iniquo di ogni altra soluzione..

Vergarolla sciolse ogni incertezza. La “vox populi” non ebbe dubbi circa la matrice dell’attentato che aveva gettato nel lutto tante famiglie di Pola approfittando della grande manifestazione sportiva che la Società “Pietas Julia” aveva organizzato in concomitanza con la giornata domenicale. Era chiaro a tutti che quelle bombe, già disinnescate pur essendo state improvvidamente lasciate sulla spiaggia, non potevano essere scoppiate senza un competente, criminale intervento umano, volto a seminare morte e disperazione “garantite” a priori dal formidabile contenuto di esplosivo, pari a quasi dieci tonnellate di tritolo.

I filmati delle esequie hanno lasciato a futura memoria testimonianze probanti di un’angoscia popolare pur composta e matura. Basti pensare che, oltre ai feretri delle Vittime riconosciute, le onoranze funebri videro la presenza di alcuni cofani in cui erano state composte le Spoglie mortali di coloro la cui l’identificazione si era rivelata impossibile: secondo Padre Flaminio Rocchi (1) non meno di una quarantina.

A Pola ogni residua remora circa la necessità di scegliere la tristissima soluzione dell’esodo scomparve immediatamente. Nel giro di pochi mesi, le partenze si susseguirono a ritmo intenso e raggiunsero il massimo nel primo trimestre del 1947, grazie alla disponibilità del vecchio “Toscana”, una delle poche navi di funzione civile che erano rimaste all’Italia dopo l’armistizio del 1943 (con la consegna della flotta militare agli Alleati) e che venne adibita al trasporto dei profughi, con destinazioni a Venezia od Ancona. 

Altri mezzi marittimi più limitati quanto a capienza avevano già fatto la spola fra Pola e Trieste: fra loro, l’altrettanto celebre “Roma” che avrebbe raccolto gli ultimi “indispensabili” alla mezzanotte del 15 settembre (ora di entrata in vigore del trattato di pace) lasciando una città ormai spettrale e praticamente deserta nelle mani di Ivan Motika, futuro protagonista del “processo agli infoibatori” chiuso con una surreale pronunzia d’incompetenza territoriale.

Trieste, Elio Dinelli con le nipotine il 18 agosto 2011 all’inaugurazione della Lapide dedicata alle Vittime di Vergarolla

Alla fine, il 93 per cento degli abitanti avrebbe deciso di lasciare tutto, dalle abitazioni ai sepolcri degli Avi, pur di fuggire l’ateismo di stato, il collettivismo forzoso e prima di tutto, l’allucinante rischio della foiba. Fra i casi di eroismo si rammenta prioritariamente quello del Dr. Giuseppe Micheletti, chirurgo dell’Ospedale, che pur avendo perduto due bambini nell’immane tragedia rimase per due giorni e due notti ad operare i feriti, incurante dell’angoscia e del dolore.

La storia di Vergarolla ha fatto versare fiumi d’inchiostro (2) ma soltanto a distanza di 60 anni, con l’apertura degli Archivi inglesi del “Foreign Office” la verità ufficiale è venuta alla luce (3) individuando nell’OZNA, la polizia politica di Tito, il soggetto mandante della strage, e persino gli esecutori materiali del delitto, non senza evidenziare talune corresponsabilità italiane a livello esecutivo.

Nondimeno, la mancanza della cosiddetta “pistola fumante” ha consentito l’elaborazione di taluni dubbi sopraggiunti, sebbene rivenienti da talune ipotesi indimostrate, se non anche surreali (4). In ogni caso, restano i monumenti in perenne memoria della strage: primo fra tutti quello posto a Trieste, nella Zona sacra di San Giusto, per iniziativa della “Federazione Grigioverde” di Trieste e della “Famiglia di Pola in Esilio”, con Nomi ed età di tutte le Vittime identificate, cui si devono aggiungere il cippo installato presso la Cattedrale della stessa Pola e quello eretto nel capoluogo giuliano in onore del Dr. Micheletti. Soprattutto, resta un’ampia ed esaustiva documentazione.

A quest’ultimo riguardo, una testimonianza poco nota ma oltremodo probante è quella di Lino Vivoda, già Sindaco del Libero Comune di Pola in Esilio, secondo cui una strage ancora più terribile fu sventata poco prima di una delle partenze del “Toscana” quando a bordo della nave si scoprì fortunosamente un ordigno esplosivo che, in caso di deflagrazione durante la traversata per il trasporto dei profughi, avrebbe dato luogo ad effetti inimmaginabili (5). Un caso anche quello?

Il ricordo della strage di Vergarolla ha trovato momenti di ragguardevole commemorazione anche a livello politico. In proposito, a parte le numerose iniziative locali, si deve rammentare quella che ebbe luogo nel 2013 al Senato della Repubblica, con l’intervento di alcuni parlamentari (tra cui l’On. Ettore Rosato e l’On. Laura Garavini) e di esponenti del movimento esule. Tale iniziativa si chiuse con l’esemplare minuto di silenzio in suffragio delle Vittime, fatto osservare dalla Vice Presidente dell’Assemblea di Palazzo Madama, Sen. Marina Sereni, a testimonianza di una permanente, doverosa attenzione.

Laura Brussi

Trieste, dietro la Lapide dei caduti a Vergarolla

Annotazioni

(1) – P. Flaminio Rocchi, L’Esodo dei 350 mila Giuliani Fiumani e Dalmati, IV edizione, Difesa Adriatica, Roma 1998, pagg. 469-470

(2) – Oggi, il contributo più esaustivo è quello di Paolo Radivo, La strage di Vergarolla (18 agosto 1946) secondo i giornali giuliani dell’epoca e le acquisizioni successive, Libero Comune di Pola in Esilio, Trieste 2015, pagg. 648 (opera fuori commercio perché dotata di finanziamento pubblico).

(3) – Cfr. “Il Governo Italiano occultò la prova delle stragi jugoslave” in “Il Dalmata”, nuova serie, marzo 2008 n. 54 (articolo riproposto da Rinaldo Jurkovic nel sito www.exilio.it). Dopo l’apertura degli Archivi di Kew Gardens, primo riferimento ufficiale alla matrice della strage è stato quello di Fabio Amodeo e Mario J. Cereghino, Trieste e il confine orientale tra guerra e dopoguerra (1946-1951), vol. III, Editoriale Friuli Venezia Giulia, Trieste 2008, pagg. 64-65.

(4) – Cfr. Gaetano Dato, Vergarolla, 18 agosto 1946: Gli enigmi di una strage tra conflitto mondiale e guerra fredda, LEG, Gorizia 2014, pagg. 266.

(5) – La testimonianza in parola è riportata in: Lino Vivoda, Quel lungo viaggio verso l’esilio, Edizioni Istria Europa, Imperia 2008, pagg. 21-22. La copertura del nuovo misfatto, come riferisce l’Autore, sarebbe stata assicurata dal fatto che numerose mine belliche erano ancora “vaganti” in Adriatico.

Un altro momento della cerimonia che si tiene il 18 agosto a Trieste per commemorare le vittime della strage di Vergarolla

   Bibliografia di riferimento integrativo

  • Elvino Tomasini, Pola addio! E altri racconti, Edizioni Italo Svevo, Trieste, 1977.         
  • Leopoldo Bari, Pola nei secoli, Edizioni Italo Svevo, Trieste, 1987.                                            
  • Lino Vivoda, L’Esodo da Pola, Agonia e morte di una città italiana, Nuova Lito-Effe, Piacenza, 1989.
  • Pasquale De Simone, Ripresa italiana a Pola dopo il maggio 1945, Edizioni ANVGD, Gorizia, 1989.
  • Guido Miglia, L’Istria: una quercia, Edizioni Circolo di cultura “Istria”, Trieste, 1994.
  • Lino Vivoda, Campo profughi giuliani Caserma Ugo Botti (La Spezia), Edizioni Istria Europa, Imperia, 1998.
  • Regina Cimmino, Quella terra è la mia terra. Istria: memoria di un esodo, Edizioni Il Prato, Padova, 1998.
  •  Wanda Muggia, Natalia, Casa Editrice Nuovi Autori, Milano, 1999.
  • Luigi Papo de Montona, L’Istria tradita (voll. 2), Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 1999.
  • Wanda Muggia, L’epoca di Wanda, Editrice L’Autore Libri, Firenze, 2003.
  • Raoul Pupo, Il lungo Esodo – Istria: le persecuzioni, le foibe, l’esilio, Editrice Rizzoli Storica, Milano, 2005.
  • Lino Vivoda, Libero Comune di Pola in Esilio – 60 anni della diaspora polesana, L’Arena di Pola, Trieste, 2005
  • Wanda Muggia, Il percorso della foto storica, Il Filo Editore, Roma, 2007.
  • Angelo Orsini, L’Esodo a Latina: la storia dimenticata dei Giuliani e Dalmati, Edizioni Aracne, Roma, 2007.
  • Carlo Montani, Vergarolla: una verità definitiva, Edizioni Nagard, Milano, 2008.
  • Riccardo Basile, Cronologia essenziale della storia d’Italia e delle terre Giulie,  Edizioni Italo Svevo, Trieste, 2010.
  • Jan Bernas, Ci chiamavano Fascisti. Eravamo Italiani, Edizioni Mursia, Milano, 2010.
  • Stefano Zecchi, Quando ci batteva forte il cuore: Istria 1945, Edizioni Mondadori, Milano, 2010.  
  • Francesco Tromba, Pola cara, Istria terra nostra (7^ edizione), Art Group Graphics, Trieste, 2017.  
  • Dino Messina, Italiani due volte, Edizioni RCS, Milano, 2020.  
  • Roberto Menia, Dieci febbraio: dalle foibe all’esodo, I libri del Borghese, Roma, 2020.

Laura Brussi

Trieste, cerimonia per le Vittime di Vergarolla con mons. Ettore C. Malnati

A conclusione dell’originale contributo di Laura Brussi sul 75° anniversario della strage di Vergarolla si vuole pubblicare una silloge in versi di Maria Iole Furlan, collaboratrice del blog presente, nella speranza di far cosa gradita. È una piccola forma poetica in lingua italiana, con titolo in dialetto istriano (Pezzetti d’Istria), dedicata alle Vittime dello scoppio di Vergarolla (a cura della redazione del blog).

Tocheti de Istria

Vergarolla attentato

per più tempo negato

sol lacrime ha lasciato

sul volto già provato

di un esodo forzato.

Maria Iole Furlan

Il farmacista Antonio Rodinis fotografò il tragico fungo dell’attentato. Collezione Claudio Bronzin, esule da Pola a Firenze

Autore principale: Laura Brussi. Altri testi e Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e Elio Varutti. Copertina: Trieste, 18 agosto 2011 – Inaugurazione della lapide alle Vittime di Vergarolla, Elio Dinelli e Renata Succi, parenti di alcune vittime, scoprono il Memorial con il Tricolore. Fotografie della collezione di Laura Brussi, esule a Trieste e Latina, che si ringrazia per la pubblicazione e diffusione e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Via Aquileia, 29 – I piano, c/o ACLI – 33100 Udine – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

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Pubblicato da

eliovarutti

Comitato Esecutivo dell'ANVGD di Udine

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