Le ricadute del Giorno del Ricordo viste a Codroipo con l’ANVGD

Ha destato molto interesse tra gli esuli ed i loro discendenti in Friuli il tema proposto dal Comune di Codroipo e dal Comitato di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD). Trattare riguardo a “Le ricadute del Giorno del Ricordo” significa riferire i numerosi racconti degli esuli giuliano dalmati in questi ultimi 16 anni, da quando è stata istituita la Giornata del Ricordo nel 2004, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale. L’obiettivo è di lasciare da parte le sterili polemiche, odi e rancori, che sempre meno personaggi hanno la spudoratezza di andare a rivangare.

L’evento si è tenuto a Codroipo (UD) giovedì 20 Febbraio 2020 alle ore 20.30 nella sala Consiliare, in piazza Giuseppe Garibaldi, 81, presso il Municipio. Sarà che era giovedì grasso, sarà per le partite di calcio, di fatto, non c’era un pubblico numeroso, ma la curiosità per il tema scelto è andata oltre i confini del Medio Friuli con domande, telefonate, messaggi e-mail, post in Facebook e in altri social media.

Ha introdotto i lavori dell’originale serata Tiziana Cividini, assessore alla Cultura del Comune di Codroipo, in presenza di Graziano Ganzit, assessore comunale alle Attività produttive e politiche comunitarie “È sempre difficile parlare di storia condivisa – ha detto la Cividini – sui fatti dell’esodo giuliano dalmata, mentre gli esuli e i loro discendenti chiedono proprio di avere un po’ di spazio nella storia d’Italia”. Ci sono alcune persone ancora prevenute o male indottrinate da ideologie ormai tramontate. “Vedo che in varie parti si punta sulla scuola – ha concluso l’assessore Cividini – perciò anche noi, come abbiamo già fatto in passato, ci rivolgeremo al mondo giovanile per discutere di questi temi nascosti per troppo tempo”.

C’è stato poi il saluto ufficiale della dott.ssa Bruna Zuccolin, presidente dell’ANVGD di Udine. “Vogliamo operare nel segno della pace e della cooperazione di stampo europeo, come ci ha insegnato il nostro beneamato presidente ingegnere Silvio Cattalini, esule da Zara – ha detto la Zuccolin – sarà per questo motivo che sempre più amministrazioni comunali, scuole, biblioteche, circoli culturali, parrocchie e gruppi alpini ci cercano per parlare dei fatti accaduti dopo l’otto settembre 1943 e nel dopoguerra in Istria, Fiume e Dalmazia, per fare in modo che non sia una storia ancora sconosciuta”.

Per la relazione principale dell’incontro il professor Elio Varutti, vice presidente del Comitato di Udine dell’ANVGD, si è avvalso di varie diapositive in Power Point, destando grande attenzione tra gli astanti. “Dalla istituzione del Giorno del Ricordo gli esuli giuliano dalmati aprono il loro cuore in pubblico e raccontano le sofferenze patite sotto i titini – ha detto Varutti – si è ascoltato, ad esempio nel 2017, dalla signora Lidia Rauni, nata a Santa Domenica di Albona nel 1936, che suo papà fu infoibato il 2 novembre 1943, assieme ad altri 16 compaesani. Si chiamava Giuseppe Rauni, era del 1902 ed è menzionato nel libro scritto da padre Flaminio Rocchi nel 1990, a pag 256”.

Giovanni Doronzo, Muro di Dignano d’Istria con scritte storiche, 2020 (Courtesy dell’Artista)

Varutti ha proseguito snocciolando alcune delle oltre 450 testimonianze da lui raccolte, in collaborazione con altri insegnanti all’Istituto “B. Stringher” di Udine e in altre ricerche. “Nel periodo 2006-2017 ha voluto parlare Bruna Travaglia, nata ad Albona nel 1943 – ha aggiunto il relatore – gli esuli non dicono tutto subito, perché hanno ancora paura delle malagrazie di qualche sconsiderato”. Ecco il racconto della signora Travaglia: “Nella foiba di Vines [profonda 226 m.] i titini hanno gettato la gente di Albona come mio nonno, Marco Gobbo, della classe 1882, nato a Brovigne di Albona, poi hanno ammazzato così pure mia zia mia zia Albina Gobbo, di 31 anni, detta Zora e pure il cugino di mio nonno, di 25 anni circa, ora i suoi parenti sono a New York, eh sì, i titini li hanno portati via il 18 maggio 1944 per gettarli nella foiba, pensate che mia nonna Lucia Viscovi, che abitava a Brovigne non ha voluto venire via perché diceva: Se i torna no i trova nissun”. Qualcuno dei prelevati era riuscito a sopravvivere, nascondendosi in un momento di confusione, così “raccontò che prima hanno ucciso mia zia e una sua amica buttandole in una foiba piccola, mentre gli uomini li hanno tenuti prigionieri – ha concluso la Travaglia – perché così portavano munizioni e robe pesanti, poi li hanno fatti fuori anche loro”.

Si aggiunge solo che il nome di Albina Gobbo “Zora”, di Brovigne di Albona, non compare nell’elenco di oltre 400 donne uccise dagli slavi e gettate nelle foibe, nei pozzi minerari, nelle cave o nelle fosse comuni, pubblicato nel 2014 da Giuseppina Mellace. Questa stessa autrice riporta che nel periodo 1943-1945 “ben 10.137 persone [sono] mancanti in seguito a deportazioni, eccidi ed infoibamenti per mano jugoslava” (Mellace, p. 236).

Il 19 febbraio 2020 tra il folto pubblico presente in Sala Corgnali, di Riva Bartolini a Udine, c’è stata un’altra rivelazione. Con un bel po’ di emozione ha parlato un giovane medico, il dottor Marco Rensi, socio ANVGD. “Oltre che parente di monsignor Pietro Rensi, parroco di Pedena, che scrisse un diario intitolato Cinque anni sotto i comunisti titini – ha detto – vorrei ricordare la triste vicenda di mio nonno Aldo Rensi, che fu infoibato dai titini il 15 maggio 1944”.

Al termine dell’incontro di Codroipo ci sono state alcune domande dei presenti alle quali ha risposto con precisi particolari l’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola, decano dell’ANVGD di Udine e per vari decenni vicepresidente accanto a Silvio Cattalini, che fu pure vicepresidente nazionale del sodalizio.

Cenni bibliografici

Guido Rumici, Pedena. Un borgo istriani tra guerra e dopoguerra, Associazione delle Comunità Istriane, Trieste, 2019, pp. 128 con foto a colori e b/n.

Giuseppina Mellace, Una grande tragedia dimenticata. La vera storia delle foibe, Roma, Newton Compton, 2014.

Flaminio Rocchi, L’esodo dei 350 mila giuliani fiumani e dalmati, Roma, Associazione Nazionale Difesa Adriatica, 1990.

Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Copertina: Elio Varutti, Tiziana Cividini e Bruna Zuccolin nella foto di Sonia Pellizzari. Fotografie dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

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Pubblicato da

eliovarutti

Comitato Esecutivo dell'ANVGD di Udine

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