Tavagnacco, presentato ‘Il volo del Kairos’, romanzo di Pecchiari, con l’ANVGD

Nela Biblioteca di Feletto Umberto di Tavagnacco (UD), per la rassegna ‘I giovedì d’autore’ Bruno Pecchiari, esule da Pola, ha presentato Il volo del Kairos, del 2018. È un romanzo sull’Istria, Quarnero e la Dalmazia carico di drammaticità e affascinante. Già presentato in varie località del Friuli Venezia Giulia con il Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD) e dalle primarie librerie regionali, l’evento di Tavagnacco rientrava nelle attività per il Giorno del Ricordo. Pecchiari e il suo libro sono stati introdotti al non folto pubblico dalla professoressa Ornella Comuzzo, assessore alla Cultura del Comune di Tavagnacco, il 13 febbraio 2020. Nell’occasione si sono tenute anche alcune letture sceniche a cura del poeta Aldo Rossi.

Biblioteca di Tavagnacco, 13.2.2020 – Giorno del Ricordo, Bruno Pecchiari guarda il bassorilievo del Kairos (copia) vicino alla maestra d’oboe Alessandra Bertoli

Ha dialogato con l’autore il professor Elio Varutti, vicepresidente dell’ANVGD di Udine. Il Kairos è una stupefacente opera di Lisippo. Si tratta di un piccolo bassorilievo, del III secolo avanti Cristo, ritrovato in Dalmazia, a Trogir, l’antica Traù veneziana. Il Kairos è il dio-ragazzo greco dai piedi alati che rappresenta l’attimo fuggente, l’occasione perduta… l’equivalente del Carpe diem romano. Custodito prima dalle monache del convento di Traù, oggi sta nel museo locale. Gli armoniosi intermezzi musicali (Mozart, Hendel e Morricone) con l’oboe sono stati opera della professoressa Alessandra Bertoli. Varutti ha poi portato i saluti e gli auguri per la serata culturale da parte di Claudio Ausilio, delegato provinciale dell’ANVGD di Arezzo, che ha collaborato in varie occasioni e collabora con l’ANVGD di Udine.

È infrequente nella letteratura dell’esodo giuliano dalmata trovare un testo che copre grosso modo un arco temporale dalla fuga degli italiani di Pola (28.500 su circa 32 mila abitanti) col piroscafo Toscana, nel 1947, fino alle guerre balcaniche del periodo 1991-2001, con dei ricordi sulla Grande guerra. L’Autore ha voluto raccontare la saga di due famiglie, con vari spunti autobiografici. È una scelta coraggiosa da cui traspare un profondo senso di umanità, anche se deve riportare la notizia di un cecchino croato ucciso nel 1991 in modo brutale dalle milizie serbe. Tra le pagine del volume si possono rinvenire le vicende delle famiglie spezzate, la questione delle foibe, i campi profughi (incluso quello di Udine), la violenza titina degli anni 1943-1950 ed oltre. Ci mette poi tanta marineria e tanta navigazione da Muggia fino a Spalato, incluse certe battaglie navali alle Bocche del Cattaro, in questo caso, dei primi di ottobre del 1917.

I protagonisti del romanzo di Pecchiari, si ritrovano pure in mezzo agli scontri di Trieste del 5 e 6 novembre 1953, quando le milizie angloamericane del Territorio Libero di Trieste (TLT) sparano sulla gente che manifesta per la riannessione all’Italia, provocando 6 morti e decine di feriti. Allora la folla diventa una belva inferocita con la caccia ai soldati in divisa britannica. (p. 87). L’anno dopo arrivarono i bersaglieri tra baci, abbracci e tricolori sventolanti, al suono delle campane di San Giusto.

Questa parte dei racconti è assai autobiografica, dato che la famiglia dell’Autore, dopo l’esperienza del Campo profughi di Barletta (BA), era ospitata a Servola, dalla triestina Renata, fidanzata con Robert, giovane ufficiale inglese. In quelle convulse giornate fu proprio Robert, giunto a casa ferito e senza divisa, a raccontare i fatti così descritti. Nel 1954 Robert e Renata emigrano a Johannesburg, in Sudafrica.

In chiusura dell’incontro l’ingegnere Sergio Satti, esule da Pola e membro del Consiglio Esecutivo dell’ANVGD di Udine, ha fatto un cenno a “dieci o quindici anni fa quando col presidente Silvio Cattalini si sperava che le istituzioni, i Comuni, le scuole e i circoli culturali ci chiamassero a parlare dell’esodo giuliano dalmata per il Giorno del Ricordo, ma quasi nessuno rispondeva i nostri appelli, mentre oggi con la presidenza della dottoressa Bruna Zuccolin abbiamo così tanti eventi per oltre un mese in tutto il Friuli”. Alla interessante serata culturale ha presenziato anche Fabiola Modesto Paulon, nata a Fiume nel 1928, perciò decana dell’ANVGD di Udine.

La letteratura dell’esodo giuliano dalmata

Dagli anni Novanta del Novecento, a mio modesto parere, inizia a cambiare la letteratura dell’esodo giuliano dalmata. Fino a quel momento i libri, scritti in gran parte da esuli istriani, fiumani e dalmati erano per lo più autoreferenziali e intrisi di comprensibile odio verso gli jugoslavi, ma ce n’era pure per l’Italia matrigna che li ha relegati nei Centri raccolta profughi. Tali testi erano stampati in poche centinaia di copie, spesso autoprodotti con grave dispendio di energie. Detti scritti erano poco accettati dalle case editrici ed erano diffusi soprattutto nello stesso mondo degli esuli delle terre perse. Gli esuli autori, anche in poesia, nella grafica e nella pittura, si sono rinchiusi nei loro focolari, volgendo lo sguardo solo al passato e, sopra di ogni cosa, maledicendo tutto e tutti. Solo in qualche caso certi scrittori, di alto livello, si differenziano da tale tendenza tutto sommato ghettizzante, come ad esempio Claudio Magris, Fulvio Tomizza, Enzo Bettiza, Marisa Madieri, Carlo Sgorlon e Dario Donati.

Gli autori dell’esodo di questa prima ondata, sottoposti alla congiura del silenzio e loro stessi, in certi casi auto-censuratisi su certi fatti del loro esodo, scrivono polemicamente contro di tutti. Se la prendono con i militari italiani che, nel 1943, anziché difenderli dagli slavi, hanno mollato il fucile per una pagnotta serba o bosniaca. In realtà c’era molta fame e tutti erano sfiniti della guerra del duce. Scrivono contro i generali, che dopo l’8 settembre 1943, hanno dato il “rompete le righe” e il “tutti a casa”. Scrivono contro Tito e contro chi li ha scacciati dalle loro case, dalle loro terre, dalle loro industrie e dai loro negozi a causa del trionfante nazionalismo croato. Non risparmiano feroci critiche ai politici italiani che firmano il Trattato di pace di Parigi il 10 febbraio 1947, soprannominato il Diktat. Se la prendono, infine, con chi li ha poco o male accolti nel resto d’Italia. Talvolta litigano tremendamente pure fra di loro, organizzati più o meno in gruppi ed associazioni, perché “ti no te rapresenti proprio nisun”.

È dopo il 2004 che la letteratura dell’esodo si fa più ponderata, misurata e riflessiva. Gli autori si mettono a scrivere con una certa serenità sull’argomento. È un bel salto di qualità.  Passate le guerre balcaniche degli anni ’90 del Novecento, ci provano anche coloro che non sono di origine istriana, fiumana o dalmata. Scrivono autori come Gianni Oliva, Guido Rumici, Annamaria Mori, Annalisa Vucusa, Mauro Tonino e Simone Cristicchi. C’è una nuova ondata di scrittura e, in sintonia, scrivono pure i “rimasti” (“Quei che se la fazeva con Tito”). È l’epopea del disgelo e del dialogo tra le due sponde del Mare Adriatico, tanto cara a Silvio Cattalini, che fu anche vice presidente nazionale dell’ANVGD. Il nuovo genere di letteratura gode di una maggior diffusione tra i lettori, anche tra i “rimasti”. La nuova onda di autori ha una interessante presenza nella critica d’arte e tra i premi letterari d’Italia e anche al di fuori dei confini.

Dopo il 2000, si moltiplicano le occasioni d’incontro tra italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli e rimasti. Si valorizza il fatto di essere italofoni e cittadini europei, anziché rimestare nel concetto di nazionalità e nazionalismo, che tanto devastò i popoli del Novecento.

Biografia dell’Autore

Bruno Pecchiari è nato a Pola il 17 Marzo 1944. È un esule istriano degli anni Cinquanta, uno dei tanti che “sradicò le proprie radici e se le trascinò dolorosamente appresso”. La sua carriera lavorativa con la Danieli SpA di Buttrio (UD) lo ha portato spesso all’estero, in Europa, in Asia, nel Nord Africa, nei paesi dell’ex blocco comunista ed in particolare in Unione Sovietica, DDR, Jugoslavia e Cuba. Pecchiari, socio dell’ANVGD di Udine. Attualmente divide la sua esistenza tra la Francia, a Lourdes dove risiede e Feletto Umberto di Tavagnacco (UD).

Affascinato da quel meraviglioso mondo terracqueo che si estende tra coste, isole e mari, ha da sempre voluto viverlo il più intimamente possibile veleggiando tra le isole dei diversi arcipelaghi greci, lungo le coste della Turchia, della Sardegna, della Corsica e in tutto l‘arco dei Caraibi. È soprattutto all’Istria e alla Dalmazia che ha da sempre dedicato la sua attenzione ed il suo profondo amore. Un amore e una passione che nascono fin dall’infanzia grazie al nonno, marinaio nella Imperiale Marina Asburgica e al padre che, giovanissimo, s’imbarcò su una cannoniera fluviale italiana che pattugliava lo Yang Tse Kiang, il Fiume Azzurro, in Cina negli anni ‘30. In quel tempo l’Italia aveva, come altre potenze mondiali, una concessione territoriale nel Tientsin (1901-1943). Fu marinaio e abile meccanico poi per tutto il resto della sua vita.

Sono esperienze che hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo di una personalità complessa, inquieta e rispettosa della condizione umana e della natura. Una personalità che ha segnato profondamente lo stile narrativo caratterizzato da una notevole capacità di dare enfasi e risonanza alle esperienze vissute, modulandole nell’ambito dei grandi eventi sociali e storici del nostro ultimo secolo. Pecchiari è senza dubbio un autore di frontiera, nel significato che ha dato alle parole Fulvio Tomizza.

Nascono così molti scritti e ricerche. Nel 2018 pubblica un lungo brano nel volume miscellaneo: Testimonianze sull’Esodo Istriano, Edizioni Medea, 2018. Poi c’è: Il Volo del Kairos, Edizioni Medea, 2018. Infine: L’Oro e la Conchiglia, Edizioni Medea, 2019.

Sfollati istriani a Tavagnacco

Pecchiari è un esule da Pola che vive a Feletto Umberto, frazione di Tavagnacco (UD), oltre che in Francia. Nel 1944-1945 lo stesso paese friulano è meta di profughi di guerra; giungono le prime donne istriane sfollate, come emerge dalla letteratura locale. Danila Braidotti, detta “Nila”, ha scritto: Alore [a Fontanebuine, tal 1944] o vin scomençât a viodi tantis feminis zovinis e mancul zovinis… A jerin lis sfoladis di Pola che a vivevin tes barachis a Felet. (Allora [a Fontanabona di Pagnacco, nel 1944] abbiamo iniziato a vedere tante donne giovani e meno giovani… Erano le sfollate di Pola che vivevano nelle baracche a Feletto Umberto).

Si aggiunga il fatto che gli sfollati a Tavagnacco erano alcune centinaia, 500-600. Molti erano di Udine, a causa dei bombardamenti angloamericani. Mariano Vidulich, sfollato da Pola, muore a Tavagnacco; la notizia è del 7 marzo 1945, secondo il Libro storico della Cappellania di Adegliacco, citato da Giannino Angeli, a pagina 159 di un suo libro.

Il libro di Pecchiari presentato a Tavagnacco

Bruno Pecchiari, Il volo del Kairos, Pavia, Medea, 2018, pp. 224, euro 18.

ISBN 978-88-6693-134-8

Altri cenni bibliografici

Giannino Angeli, Viva l’Italia libera! (1943-1945). (Storia, memorie, testimonianze dei tempi di guerra nel Comune di Tavagnacco), Udine, Comune di Tavagnacco, Comitato per il 50° anniversario della Liberazione, 1994.

Danila Braidotti, Nila, Fontanebuine, Udine, Fuoricatalogo, 2016.

Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Copertina: Ornella Comuzzo, Bruno Pecchiari e Alessandra Bertoli all’oboe. Fotografie di E. Varutti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

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Pubblicato da

eliovarutti

Comitato Esecutivo dell'ANVGD di Udine

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