Grandi famiglie italiane in Dalmazia, i Benedetti di Spalato

Le notizie qui riportate si devono a Bruno Bonetti, segretario del Comitato Provinciale di Udine dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD). È merito della sua tenace, decennale e approfondita ricerca genealogica svolta in Dalmazia e a Venezia l’aver raccolto i dati qui di seguito pubblicati.

Raccontare dei suoi antenati, i Benedetti di Spalato vuol dire parlare anche dei Malessevich, orgogliosi serbo-ortodossi di Bencovaz / Benkovac, in Dalmazia. Tale città è chiamata anche Bencovazzo nel Ventennio. Bonetti ha scoperto che le famiglie serbe di Bencovaz come i Malessevich, nel 1906, usavano la lingua italiana nelle loro corrispondenze private. L’italiano era considerata una lingua franca, secondo Bonetti, un po’ come l’inglese nel Novecento. Il ricercatore ha scoperto varie lettere presso i cugini di Zaravecchia, indagando sulla nonna paterna Caterina Malessevich, in grafia serbo-croata Malešević.

La storiografia croata solitamente non riconosce una presenza autoctona italiana in Dalmazia, misconoscendo la millenaria presenza della Serenissima Repubblica di Venezia sulla costa adriatica orientale. Certi autori croati stabiliscono arbitrariamente che: “La Dalmazia era già totalmente croata sin dall’Alto Medioevo e la successiva presenza italiana è esclusivamente dovuta a immigrazioni straniere o all’italianizzazione dell’elemento slavo locale”. I dalmati sarebbero, dunque, tutti croati? Non è così semplice.

I Benedetti sono a Spalato dal 1459. Come si fa a negare che essi siano dalmati?  Nel Libro d’oro della Comunità di Spalato, il codice diplomatico della città, è richiamata “nel 1459 adì 8 luglio nel libro di Consiglii de Cristoforo Chovazo [cancelliere] a carta 535 la citadinanza de Antonio de Benedeto da Bergamo”. Varie famiglie spalatine – dai Capogrosso, ai Carrara, ai Carminati – sono provenienti da Bergamo, città di confine della Serenissima, come del resto lo era Spalato, ai confini con l’Impero Ottomano.

Castello Benedetti dell’Isola di Solta, di fronte a Spalato

Un’ava di Bruno Bonetti è Maria Malessevich, nata de Benedetti (Solta 1828 – Bencovaz 1889). Il cognome Malessevich incontra nella sua storia le seguenti grafie, in caratteri latini o cirillici:  Малешевић, Malešević, Malessevich. Un avo di questo importante ramo familiare è tale Costantino Malessevich, morto nel 1824; egli, dal 1808, è membro del sinodo greco-ortodosso della Dalmazia istituito da Napoleone. Il signor Costantino è amico di Dositej Obradović (1742-1811), linguista, ministro serbo dell’educazione e fondatore della lingua serbocroata.

  1. Le Provincie Illiriche dell’Impero francese

È appena il caso di ricordare che Napoleone nel 1809, dopo l’ennesima batosta assegnata all’Austria e la pace di Schönbrunn (Vienna), istituisce lo strano stato delle Provincie Illiriche dell’Impero francese (1809-1813), comprendente l’Istria, Dalmazia, Ragusa, Cattaro, con ampie presenze di italofoni, assieme a Carinzia (Austria), Carniola (Slovenia) e una parte della Croazia. La Dalmazia italofona con Carinzia, Carniola e Croazia, in precedenza, nulla avevano avuto a che fare, secondo Flavio Fiorentin. Nelle Provincie Illiriche dell’Impero francese troviamo: Gorizia, Trieste, Pola, Fiume, Zara, Spalato e Ragusa. Si tratta di uno stato cuscinetto, con capitale Lubiana / Laibach, creato per controllare l’Austria e le vie di comunicazione attraverso i Balcani, che dura sino al 1813. Nelle scuole delle Province Illiriche dell’Impero francese, ad eccezione di Carinzia e Slovenia, l’insegnamento è in italiano; obbligatoria come materia di studio è la lingua francese, come ha ricordato Flavio Fiorentin.

2. I Benedetti di Spalato, conti di Solta

Ritorniamo ad analizzare la famiglia Benedetti. Maria, sposata Malessevich, è orgogliosa della sua famiglia di origine cattolica italiana: i Benedetti di Spalato, conti dell’Isola di Solta.

Nel Cinquecento i Benedetti, ricchi commercianti, appartengono ancora al popolo minuto, ma ne sono già influenti esponenti, tanto da apparire spesso sulla scena pubblica. Il 10 dicembre 1520 i giudici incaricati dal conte capitano giurano di adempiere il loro ufficio secondo la legge, alla presenza del cancelliere comunale e, di vari testimoni, il primo dei quali (e unico nominato) è ser Paolo de Benedetti. Il 4 giugno 1565 “davanti al conte capitaneo sono comparsi messer Piero Cambi, messer Iacomo Capogrosso et messer Zuanne de Benedetti” i quali propongono che per difendere le ragioni dei cittadini si debbano eleggere i procuratori del popolo. Il giorno successivo, 5 giugno 1565, il conte capitano “sotto la loza de San Lorenzo” estrae a sorte i tre procuratori da un elenco di candidati, tra cui lo stesso Giovanni de Benedetti  e  Lorenzo de Benedetti.

I Benedetti sono ricchi possidenti spalatini già a inizio Seicento. Il provveditore generale della Dalmazia, il 22 gennaio 1603, regola una controversia tra gli abitanti di Solta e “l’eccellente signore Iseppo Benedetti”, proprietario terriero nell’isola. I Soltani ricorrono contro le severe pene inflitte per i danni provocati dai loro manzi al pascolo ai terreni del signore: i fondi non sono “murati o siepati”. Il provveditore respinge l’appello, dando ragione ai Benedetti possidenti.

Pietro de Benedetti (1627-1682) è conte, in quanto iscritto al Consiglio dei nobili di Spalato. Sposa a Spalato, nel 1668, Giacomina Capogrosso, nata a Spalato nel 1636. Il padre di Giacomina, il conte Giovanni (nato nel 1585) vive in modo sfarzoso e sposa tutti i suoi rampolli con il fior fiore dell’aristocrazia locale. Giacomina è la più giovane di 17 fratelli. Originari di Bergamo, i Capogrosso si trasferiscono da Traù a Spalato nel Quattrocento. Nel 1513 la famiglia costruisce in città un complesso fortificato dove rifugiarsi in caso di minaccia turca, ancor oggi noto come Kaštelet Capogrosso. Diventa nel Novecento la residenza dello scultore Ivan Mestrović.

Il figlio di Pietro, Giovanni de Benedetti (1675) sposa Angela Fustinioni, la cui famiglia borghese è presente in Dalmazia fino al secolo XIX. Anch’egli è conte, iscritto al Consiglio dei nobili di Spalato dall’anno 1692. Con decreto del Senato veneto del 1723, gli viene riconosciuta dal doge Alvise III Mocenigo la signoria sull’isola di Solta.

Nicolò Malessevich (figlio di Maria de Benedetti) nei primi del ‘900, in basso. In alto a sinistra, sua figlia Caterina Malessevich in Bonetti, nonna del relatore.

Il figlio di Giovanni, Doimo de Benedetti (1706-1766) sposa la contessa Caterina de Dominis (Sebenico 1708-Spalato 1741). Caterina muore a 32 anni, invece suo padre Vincenzo de Dominis (Arbe 1653-Sebenico 1748) vive fino a 94 anni! Il primo membro noto della famiglia de Dominis è Domenico; nel 1166 egli è deputato di Arbe presso il doge di Venezia. Ancora nel 1903 Pietro de Dominis è sindaco di Arbe. La famiglia vive tuttora in Dalmazia.

“Il mio dodecavolo Giovanni de Dominis (Arbe 1515) – ha detto Bruno Bonetti – è fratello di Girolamo, avvocato e poeta, che ha per figlio Marc’Antonio de Dominis (Arbe 1560), laureato a Padova, gesuita, scienziato. Scopre la decomposizione del raggio della luce nell’iride, ispirando l’opera di Newton. Le sue ricerche inquietano le gerarchie cattoliche. Tornato a Roma, è chiuso in Castel Sant’Angelo, dove muore nel 1624. Il suo cadavere, in quanto eretico, è bruciato a Campo dei Fiori”.

Nel Libro d’oro di Spalato è riportato il memoriale, datato 12 marzo 1747, sulle “usurpazioni” dei coloni di Solta a danno dei beni dei cittadini. La relazione è presentata al conte capitano Anzolo Trevisan “dalli magnifici signori conti Iseppo Cindro e Pietro Capogrosso, giudici” e dal “spetabil sig. conte Doimo Benedetti”, in qualità di proprietario terriero che reclama il pagamento degli affittuari. Il conte capitano emana il 27 marzo 1747 un decreto a tutela delle rendite, poi approvato dal provveditore generale.

Doimo Benedetti viene citato nel Libro d’oro in qualità di giudice di Spalato quando, assieme agli altri colleghi conte Girolamo Cindro, conte Antonio Milesi e dottor Lorenzo Grisogono, trasmette in data 26 luglio 1751 al conte capitano la “terminazione sul maneggio da farsi nella cassa della comunità” (l’attuale regolamento comunale di contabilità).

Il gotico Palazzo Ciprianis-Benedetti, in piazza dei Signori a Spalato

Il figlio di Doimo, Vincenzo de Benedetti (Spalato 1726-1796) studia al ginnasio di Spalato. Sposa a Zara nel 1748 Margarita Ostoja (Zara 1730-Spalato 1795). Margherita è figlia del conte Lauro Ostoja, che nel 1709 si laurea a Padova dottore in utroque iure. Nel Libro d’oro di Spalato, Vincenzo de Benedetti è citato due volte. La prima, il 4 maggio 1756, in quanto giudice di Spalato; assieme ai colleghi Giuseppe Cindro e Giovanni Capogrosso, risponde a una lettera con cui i giudici di Zara trasmettono la risoluzione di allargare il Consiglio dei nobili di Zara. I colleghi spalatini assicurano la pubblicazione. Ma, gelosi dei loro privilegi, si guardano bene dal seguirne l’esempio. La seconda volta il 21 luglio 1757; il conte capitano Daniele Balbi chiude sei cantine dove si vendevano vini guasti definiti “muffa et aceto”. I conti Tommaseo, Cindro, Milesi e Vincenzo Benedetti, proprietari delle cantine e “giudici di questa magnifica città”, protestano: “mai era stata inibita la vendita de’ vini che avessero qualche imperfetione”. Ricorrono al Consiglio dei Quaranta (tribunale supremo) a Venezia, ottenendo la revoca del provvedimento. Scoppiano tensioni tra autorità veneziane e nobili spalatini per quello che oggi si definisce un conflitto di interessi.

3. La rivolta illirica di Spalato del 1770 e il ratto di Elena

Domenica 16 dicembre 1770 il sarto Matteo Erzich rifiuta di prestare servizio nella guardia, ritenendosi esonerato. Il colonnello Stefano Mazzuccato lo arresta in modo brutale. Erzich è apprezzato dai popolani di lingua croata poiché, sapendo scrivere in italiano, si mette a loro disposizione per redigere i memoriali contro gli ordini dei Veneziani. Dal Memoriale di Vincenzo Benedetti, capitano del contado si sa che la moglie di Erzich “piangendo esclamò ad alta voce che egli pativa per aver aiutato il popolo, e qui principiatisi a radunare i plebei iniziò il tumulto”. Divenuto Erzich un martire, ne viene richiesto il rilascio dagli abitanti dei borghi, che a centinaia occupano la piazza dei Signori e la scala del Palazzo del rettore a Spalato.

Il rettore, conte capitano Nicolò Bonlini, superiore del colonnello, informa il provveditore generale Domenico Condulmer, che da Zara riferisce al Senato e intanto invia le milizie a Spalato. Ne nasce un conflitto etnico tra croati e italiani: mentre i nobili spalatini sono bilingui, le autorità veneziane sono sospettose di chi parla in illirico. Mazzuccato è sottoposto a inchiesta per abuso di potere, mentre il capitano del contado, conte Vincenzo Benedetti, è sospettato di avere fomentato la rivolta assieme a tutta la nobiltà spalatina. Lo stesso Mazzuccato accusa i capi dei borghi di essere responsabili del tumulto, mentre Benedetti li difende. I popolani si oppongono al colonnello Mazzuccato e al rettore Bonlini, rei di pratiche arbitrarie di governo; ma è certa la loro fedeltà a Venezia.

Tra Mazzuccato e i Benedetti non corre buon sangue. Nel 1766 Simeone Benedetti, fratello di Vincenzo e suo predecessore nella carica di capitano del contado, durante un’assenza di Mazzuccato da Spalato, ha favorito la fuga della sorella del colonnello, Elena Mazzuccato, a Cattaro, tra le braccia di un amante: l’alfiere Buttafogo. Per Mazzuccato è una cospirazione per distruggere l’onore della sua famiglia.

Simeone Benedetti dice di avere compiuto un “atto di carità”: Elena sembrava incinta del giovane ufficiale ed egli per “coprirne l’onore” l’aveva imbarcata “per le Bocche di Cattaro in speranza di matrimonio”, quale gesto di “favore verso una famiglia civile”. Mazzuccato accusa poi Simeone Benedetti di avere tentato di ucciderlo, assoldando un sicario, che però aveva confidato al minacciato il diabolico piano. L’odio sarebbe nato dall’elezione di Mazzuccato a colonnello, carica cui aspirava Benedetti. Da allora il capitano “si dimostrò sempre sprezzante ed altero  eseguendo gli ordini” del colonnello “con mali modi”. Simeone ammette di avere minacciato di morte il colonnello, ma  durante un accesso di febbre malarica.

Necrologio di Maria Malessevich, nata Benedetti. Bencovaz, 23 aprile 1889

Il generale Antonio Renier riconosce l’insubordinazione di Benedetti al colonnello, “persona di condizione inferiore alla sua”, oltretutto non spalatino. Benedetti ribatte di avere sempre rispettato Mazzuccato “come superiore, et amico”, anche se era succeduto al defunto colonnello Girolamo Cambi, “che proveniva invece da una famiglia del primo ordine della città [di Spalato]”. L’esito del processo è di compromesso: Simeone è assolto dalle accuse di tentato omicidio e spalleggio in fuga di fanciulla, ma deve lasciare la carica di capitano, che viene assunta dal fratello Vincenzo.

4. La corruzione veneziana a Spalato nel 1776

A Nicolò Bonlini succede quale rettore Orso Badoer, che viene inquisito dal Consiglio dei Dieci in base a una denuncia dei nobili di Spalato. Il rettore è imputato di concussione: ha chiesto una tangente per favorire il contrabbando di acquavite, rifiutandosi di convocare il consiglio dei nobili che doveva discutere del misfatto. Badoer è imputato anche di abuso di potere, avendo imposto pene arbitrarie alle persone, con trattamenti di favore per gli amici o per chi lo pagava.

Il rettore, per esempio, ha disposto l’illegittima carcerazione di un certo Luca Illich per furto. Vincenzo Benedetti, in qualità di capitano del contado, difende Illich e ne favorisce la fuga. Il nipote di Vincenzo Benedetti, Lauro, sposerà Marianna Illich. Benedetti racconta al processo che Badoer allora piazza due cannoni “diretti al borgo” per “imprimer timore” nella popolazione indisciplinata. Badoer ritiene giustificati dai suoi poteri i giudizi sommari e dalle consuetudini le abusive contribuzioni. Ribalta l’accusa di corruzione verso la nobiltà spalatina, i cui commerci non sono modelli di correttezza. Tuttavia, la sua difesa non regge e viene allontanato dall’incarico nel 1777 e condannato nel  1779 a otto mesi di prigione.

Il generale Alvise Foscari argomenta, nel 1780, che le famiglie nobili di Spalato sono 13, tutte imparentate tra loro. I capifamiglia, per un totale di 33 individui, si spartiscono tutte le cariche. I nobili condizionano il popolo, che ne lavora le terre o “ne usa imbarcazioni, arti o strumenti”. Tale “superba onnipotenza” è forte di un’estesa rete di solidarietà, garantita dal dominio dell’ambiente e delle tecniche forensi. I nobili di Spalato non solo non rispettano le autorità veneziane, ma eccedono in malversazioni e commettono ogni arbitrio. Così nel 1781 i conti Francesco Cambi, Giuseppe Cindro, Pietro Capogrosso e Giuseppe Ivellio sono condannati a loro volta a una pena detentiva.

Descriviamo ora il fratello di Vincenzo, Simeone de Benedetti (Spalato 1729-1810). Il suo padrino è il futuro doge di Venezia, Alvise Pisani. Sposa a 60 anni, nel marzo 1789, la ventenne contessa Orsola de Michieli Vitturi, “alla presenza dei testimoni conti Cindro, Grisogono, Capogrosso, Milesi, Bajamonti”. Nove mesi dopo (dicembre 1789) nasce il figlio Pietro. Orsola scompare “di morte repentina” tre mesi dopo.

Il figlio di Vincenzo, Giovanni de Benedetti (Spalato 1757) sposa la contessa Lucietta Scarpi (Zara? 1771-Spalato 1843). È Capitano di Spalato, la massima magistratura urbana, soggetta solo al generale veneto di Zara e risulta iscritto nel Libro d’oro della nobiltà di Venezia nel 1796. Passati sotto l’Austria, nel 1817 rivolge istanza di riconoscimento del titolo di conte all’imperial regia Commissione araldica. Nel 1826, dopo varie suppliche, ottiene risposta negativa dagli zelanti funzionari asburgici: le copie dei documenti erano prive di bollo. Inizia in seguito la decadenza della famiglia.

Il figlio di Giovanni, Lauro de Benedetti (Spalato 1796) ha per padrini il conte Alessandro Barzizza, podestà di Bergamo, e Matilde Bentivoglio, vedova di Nicolò II Erizzo, ambasciatore a Potsdam, Costantinopoli, Vienna, e presso la S. Sede. Nasce conte di Solta, ma perde il titolo dopo un anno. Si diploma al ginnasio di Spalato nel 1809 e poi frequenta l’Accademia di Belle Arti di Venezia. I Benedetti a inizio Ottocento sono ancora tra i più facoltosi possidenti di Spalato. Lauro è un sognatore. Non mette in pratica il suo talento artistico e nemmeno sa gestire le cospicue ricchezze ereditate. Sicché diventa un anonimo burocrate dell’amministrazione austriaca. Nel 1834 è praticante presso l’amministrazione doganale a Spalato, intorno al 1850 è impiegato presso la Pretura di Almissa, poi a Bencovazzo, dove la figlia Maria conosce Giovanni Malešević. La sorella Marietta de Benedetti (Spalato 1804) sposa Nicolò de Michieli Vitturi.

Carta geografica con Sebenico, Spalato e Solta

Documenti originali e immagini

  • Bruno Bonetti, Le grandi famiglie dalmate. I Benedetti: Spalato e la crisi di Venezia, 52 diapositive commentate in Power Point per la conferenza dallo stesso titolo del 15 ottobre 2019, tenuta a Udine al Caffè dei Libri, per l’ANVGD.

Le immagini e le fotografie sono della Collezione Bruno Bonetti, Udine, che si ringrazia per la diffusione e pubblicazione nel blog.

Fonti archivistiche

Archivio di Stato di Venezia, di Spalato e di Zara (documenti consultati da Bruno Bonetti).

Bibliografia (a cura di Bruno Bonetti)

Adriatico, Balcani, slavi e italiani: vicende e personaggi di una lunga storia, Mariano del Friuli (GO), Edizioni della laguna, [2008].

Archivio storico per la Dalmazia, a. 1., v. 1., fasc. 1 (aprile 1926).

Bollettino delle leggi del Regno d’Italia. Parte seconda. Dal primo giugno al 31 dicembre 1808, Milano, dalla reale stamperia, 1808.

de’ VIDOVICH, Renzo, Albo d’oro delle famiglie nobili patrizie e illustri presenti nel territorio del Regno di Dalmazia aggiornato all’a.d. 2004, Trieste, Fondazione Rustia Traine, 2004.

Dizionario storico-portatile di tutte le venete patrizie famiglie, Venezia, 1780.

FIORENTIN, Nedo, “Presenza di studenti istriani e dalmati nell’Accademia di Belle Arti di Venezia”, in: PADOAN, Giorgio (a cura di), Istria e Dalmazia nel periodo asburgico: dal 1815 al 1848, Ravenna, Longo, 1993.

FIORENTIN, Flavio, L’eredità del Leone, dal Trattato di Campoformio (1797) alla Prima Guerra Mondiale (1918), Udine, Aviani & Aviani, 2018.

GHEZZO, Michele Pietro, I dalmati all’Universita di Padova dagli atti dei gradi accademici 1601-1800, Venezia, Società dalmata di storia patria, 1992.

GHEZZO, M. P. (a cura di), “L’Istria e la Dalmazia nel XIX secolo”, in Atti e memorie della Società dalmata di storia patria, 30, 2001.

GLIUBICH, Simeone. Dizionario biografico degli uomini illustri della Dalmazia, Vienna: Lechner; Zara, Battara, 1856

HEYER von ROSENFELD, Carl Georg Friedrich. Der Adler der Königsreichs Dalmatien (=La nobiltà del Regno di Dalmazia), Nürnberg, Verlag von Bauer und Raspe, 1873.

KAŠIĆ, Dušan Lj, “Die Griechisch-Serbische Kirchensymbiose in Norddalmatien vom 15. bis zum 19. Jahrhundert”, in: Balkan Studies: biannual publication of the Institute for Balkan Studies, Thessaloniki: Institute for balkan studies, v. 15, 1974.

PALADINI, Filippo Maria. “Un caos che spaventa”: poteri, territori e religioni di frontiera nella Dalmazia della tarda età veneta, Venezia, Marsilio, 2002.

PALADINI, F.M., “Paterni tiranni: mito e antimito, autorità e conflitto nella Dalmazia veneta”, in: GRACIOTTI, Sante (a cura di). Mito e antimito di Venezia nel bacino adriatico (secoli XV-XIX), Roma, Il calamo, 2001.

SEMI, Francesco e TACCONI, Vanni. Istria e Dalmazia. Uomini e tempi, Udine, Del Bianco, 1992

Šibenik: spomen zbornik o 900. obljetnici, Šibenik: Muzej grada, 1976, p. 310. Archivio storico per la Dalmazia, Roma, Grafia, 1930.

SCHRÖDER, Francesco. Repertorio genealogico delle famiglie confermate nobili e dei titolati nobili esistenti nelle provincie venete, Venezia, 1830.

Castel Vitturi / Kaštel Lukšić, vicino a Spalato

Catalogo delle famiglie istriane, fiumane e dalmate esaminate nei blog

Si riportano gli articoli dello scrivente, tratti dai blog, sullo studio delle grandi famiglie italiane d’Istria, Fiume e Dalmazia, in base alle ricerche personali e dell’ANVGD di Udine.

E. Varutti, La foiba di Mario e Giusto da Parenzo, 1943 [sulle famiglie Chersi e Gripari], on line dal 27 aprile 2015.

E. Varutti, Elvira Casarsa da Parenzo, l’esodo del silenzio 1948, on line dal 6 dicembre 2015.

E. Varutti, Harry caro, tua Mira. Esuli da Fiume, 1945-1946. Lettere dell’esodo giuliano dalmata [famiglie Conighi, Brussich e Rassmann], on line dal 28 dicembre 2015.

E. Varutti, Il viaggio di Meri. Esodo da Veglia, 1944 [famiglie Maracich, Franceschi e Giuriceo], on line dal 21 febbraio 2016.

E. Varutti,  Donne fucilate a Spalato, 1943 [famiglia Covacich], on line dal 25 febbraio 2016.

E. Varutti, Memorie italiane su Fiume, esodo 1947 [famiglia Lupetich-Lupetti] on line dal 2 luglio 2016.

E. Varutti, Esodo da Umago nel 1961. Cognome straziato [famiglia Serli], on line dal 3 agosto 2016.

E. Varutti, Esodo da Fiume al Campo Profughi di Laterina, 1950 [famiglie Juricich-Giorgini e Tardivelli] 30 gennaio 2017.

E. Varutti, Esodo rocambolesco da Montona, 1947 [famiglie Cramer e Vanelli], on line dal 6 febbraio 2017.

E. Varutti, Da Valle d’Istria a Laterina. I Drusi ne gà lassà in mudande [famiglia Pastrovicchio], on line dal 28 febbraio 2017.

E. Varutti, Esodo da Fiume, i ricordi di Mirella Tainer, emigrata in Illinois, on line dal 14 maggio 2018.

E. Varutti, Storia del cementificio Gilardi & Bettiza di Spalato raccontata a Trieste e a Udine, on line dal 29 novembre 2018

E. Varutti, L’esodo dell’oblio di Antonio Villicich da Zara, 1943, on line dal 25 settembre 2018.

E. Varutti, Armando Delzotto e i suoi ricordi di Dignano d’Istria fino al 1943, un libro del 2012, on line dal 16 settembre 2018.

E. Varutti, La fiumana Lea Polgar a Udine: “Così deportarono 4 miei familiari ad Auschwitz”, on line dal 20 gennaio 2019.

E. Varutti, Quella vecchia zia di Pola. Un racconto sull’Istria e sull’esodo a Firenze [famiglie Zanetti e Brussich di Pola; Roman e Polesini di Parenzo; Milia e Sciolis di Rovigno e Conighi di Fiume], prima edizione on line su eliovarutti.blogspot.com 2014; on line dal 25 febbraio 2019 su eliovarutti.wordpress.com

E. Varutti, Grandi famiglie italiane. Gli Smoquina di Fiume, on line dall’8 giugno 2019.

Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Lettore: Bruno Bonetti. Foto di copertina: Bencovaz, 6 agosto 1906. La famiglia Malessevich. Bruno Bonetti, nonno e omonimo del ricercatore, accanto alla moglie Caterina Malessevich e al di lui suocero Nicolò Malessevich (1856-1927), figlio di Giovanni.

Fotografie di Bruno Bonetti e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

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Comitato Esecutivo dell'ANVGD di Udine

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