Istria, Le isole del vento, libro di Giraldi e Fabris

È un libro godibile. Si legge con facilità. Descrive le isole e le località d’Istria, spiegando come arrivarci. Con battello pubblico o con una barca privata, l’arrivo dal mare è sensazionale e ricco di bellezza. Poi ci sono descrizioni di tipo storico locale. Ad esempio nella baia di Martinščica (scritta rigorosamente con la grafia croata) sull’isola di Cherso (grafia italiana) ci sono i resti di una tonnara. Fino agli anni 1960-1965 i pescatori praticavano la pesca del tonno. Uomini e donne di quegli scorci del Novecento parlavano un dialetto misto di inflessioni istrovenete o quarnerine. Un po’ slavo, un po’ talian. La loro vita era segnata dai dominatori e dalle diverse bandiere che si succedevano con ritmi incessanti e, persino, violenti nel Secolo breve.

Ci sono varie citazioni di storia del tempo dei castellieri, dell’Antica Roma, quando l’Istria ne era una sua provincia: “X Regio Venetia et Histria”. Comprendeva oltre all’odierno Veneto, Cremona, Brescia, Mantova, il Trentino, parte dell’Alto Adige, il Friuli e l’Istria fino a Pola, chiamata Pietas Jiulia in onore di Giulio Cesare. Poi ci sono i bizantini, i veneziani, Napoleone, gli Asburgo, il Regno d’Italia, la Jugoslavia e l’odierna Croazia.

Ogni isola descritta da Giraldi, che è un autore dell’esodo giuliano dalmata, per intenderci, viene poi rappresentata dai coloratissimi disegni di Fabris, fatti con mano veloce, senza indugiare sulla forma degli scuretti semiaperti delle vecie case istriane. Si parla di Parenzo, Lussino, fino ai paraggi di Pola. Ci sono i sameri (o asini, o musseti) di Rovigno e del suo arcipelago. Troviamo i grifoni svolazzanti, celebri battaglie navali, imperatori e carabinieri. C’è l’eroismo di Nazario Sauro, impiccato come traditore dagli austroungarici, perché imprigionato con la divisa italiana nella Prima guerra mondiale.

Nel volume c’è una dimensione europea, di pace, di commerci, di turismo, di convivenza interreligiosa. Mi si consenta una personale osservazione; gli ebrei di Abbazia e di Fiume, sopravvissuti ai lager nazisti, invece, al loro ritorno a casa e nel negozio, dopo il 1945, furono accusati di essere capitalisti. Nel 1946-1947 i titini sequestrarono i loro beni, li processarono e li misero persino in galera, ma questi brani di storia sono poco noti. Le guide turistiche jugoslave e, poi quelle croate, glorificano ancor oggi Tito e l’isola di Brioni; di tale persistenza fa un cenno persino Giraldi. Proprio a Broni Tito fece costruire una pacchiana Disneyland in salsa slava, con zebre, leoni e giraffe, per mostrare le appariscenze del regime ai capi di stato dei paesi non allineati, di cui lo stesso Tito fu uno dei maggiori artefici, coi dollari USA (ma questo è un commento a parte).

Si impara molto da questo volumetto. C’è chi se lo legge con accanto l’atlante e lo stradario per programmare le prossime gite dal Friuli Venezia Giulia, o dal Veneto, dalla Romagna. Girladi stuzzica la curiosità del viaggio e una buona responsabilità è pure dei bei disegni di Fabris.

Le località interessate dal volume sono: San Nicolò, Barbaran, Conversada, Figarola, Scoglio dei Sameri, Due Sorelle, Sal Giovanni in Pelago, Bagnole, Sant’Andrea e Mas’cin, Santa Caterina, Sturago, Pirusi, San Giovanni, Brioni, Fenoliga, Scojo Olivi, Porer, Galiola, Cherso, Lussino, Sansego, Ilovik, Oriule, Unie e Canidole.

Altre considerazioni personali

Gli istriani dei primi decenni del Novecento si sentivano italiani. Dopo il fascismo, hanno dovuto scappare a gambe levate sotto la pressione titina e le uccisioni nelle foibe. Nel volume di Gilardi & Fabris non c’è astio, non c’è odio, non c’è rancore per ciò che ha dato la storia agli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia, fuggiti in 350 mila, a causa delle persecuzioni dell’Ozna, la polizia segreta di Tito.

Il libro qui recensito

Nicolò Giraldi, Pierfranco Fabris, Istria, Le isole del vento, Pordenone, Ediz. Biblioteca dell’Immagine, 2019, pp. 168, euro 12, disegni a colori, allegata: Carta del Litorale Austriaco del 1846.

ISBN 978-88-6391-298-2

Recensione di Elio Varutti. Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Girolamo Jacobson e E. Varutti. Fotografie da Facebook, gruppo “Essere italofoni TM” e dall’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

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Pubblicato da

eliovarutti

Comitato Esecutivo dell'ANVGD di Udine

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