Borovnica, lager jugoslavo per migliaia di italiani, senza una croce. Come alla foiba di Tarnova

Dal profilo di Facebook dello scrittore Mauro Tonino leggiamo questi pensieri: “14 agosto 2019. Assieme a un amico, serio cultore di storia del periodo 1943 – 1945, ho deciso di visitare alcuni luoghi ove si consumarono le vicende belliche dell’ultimo periodo del II conflitto mondiale, in quell’area travagliata che è stata il Confine Orientale.

Prima tappa Tarnova (SLO), teatro di una sanguinosa battaglia nei giorni dal 19 e 21 gennaio 1945 tra un reparto della X Mas e quello che, ormai, per armamento e numero, era l’esercito jugoslavo. Ci recammo poi alla foiba, poco fuori dal paese, anch’essa tristemente famosa. La visita ci ha permesso di capire a pieno la dinamica degli scontri, soprattutto per il contesto orografico di un presidio difficilmente difendibile, anche alla luce dell’armamento leggero a disposizione dei difensori, al contrario di quello più pesante e adeguato degli attaccanti.

Foiba di Zavni, nella foresta di Tarnova (SLO). Foto di Mauro Tonino

Il pomeriggio ci siamo inoltrati all’interno, fino a raggiungere Borovnica [tra Idria e Lubiana], dove durante il periodo finale del conflitto era stato allestito dagli uomini di Tito un campo di concentramento per soldati italiani, e che venne tenuto in vita ben oltre la fine delle ostilità.

Sulla scorta dei libri “Borovnica e gli altri campi per prigionieri di guerra nella ex Jugoslavia 1945 – …”  di Franco Giuseppe Gobbato e di “Borovnica ’45 – memorie di un ufficiale italiano” di Gianni Barral, nonché delle mappe riportate nel primo testo, ci siamo recati sul sito dove era stato eretto il campo. Lì, ora, verdi prati, villette, un campo di calcio. Un posto così bello e tranquillo che mai farebbe pensare che quello fu un luogo di tragedie e sofferenze. Nella parte non edificata, timidamente celate dalla natura, le ultime e flebili tracce del campo di concentramento, i resti di muri sui quali poggiavano alcune strutture del campo. [vedi foto di copertina]

Mentre osservavamo quei terreni, valutando l’estensione dell’area destinata alla reclusione di molti soldati italiani, un abitante del luogo, incuriosito, si avvicinò e ci chiese «What are you looking?» [Cosa state cercando?]

Timidamente risposi «The camp…». E lui domandò cortesemente ancora: «Italian camp?».

«Yes…» risposi, aggiungendo «there, maybe Italian soldiers are buried [Lì, forse sono sepolti i soldati italiani]».

L’uomo assunse uno sguardo serio e disse «Yes, many soldiers…» poi con la mano indicò un prato davanti a noi… In quel momento ho provato una forte emozione, così al mio rientro in Italia ho chiamato un nostro rappresentante istituzionale, che si è dimostrato sensibile al problema, con l’intento di intervenire affinché questi soldati italiani, morti in quella terra, possano avere una croce un degno sepolcro.

L’uomo ci confermò inoltre alcuni particolari già contenuti nei libri, e ci disse che alcune villette erano state erette proprio sulle fondamenta di alcuni edifici del campo, e ci riferì infine che un suo parente del posto fu deportato in un altro tragico campo di concentramento, quello di Gonars (UD). Questo inaspettato incontro ci accomunò, tra noi due italiani e lui sloveno, come figli di popoli che in quella nella guerra patirono su entrambi i fronti solo drammi e tragedie. Ci lasciammo scambiandoci poi le e-mail con l’intento di ritrovarci!”.

Borovnica (Slovenia) l’area dove funzionava il Campo di concentramento jugoslavo per segregare migliaia di italiani nel 1945-1946

Tratto da Wikipedia. Nel campo di concentramento di Borovnica furono internate dagli jugoslavi fra il maggio del 1945 e l’agosto del 1946 principalmente tre categorie di prigionieri: alcune migliaia di militari italiani arrestati nel periodo di occupazione della Venezia Giulia da parte dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, diverse centinaia di ex Internati Militari Italiani, già prigionieri dei tedeschi, intercettati dagli jugoslavi mentre cercavano di tornare a casa e alcuni civili italiani delle terre istriane e dalmate. Gli storici sloveni definiscono quello di Borovnica come il peggiore dei campi d’internamento jugoslavi.

In precedenza, sulla stessa area di questo campo, sorgeva un campo di concentramento allestito dalle truppe italiane di occupazione per internare slavi oppositori politici e partigiani ma poi la struttura fu abbandonata dopo l’armistizio di Cassibile dell’8 settembre 1943. Il comandante del campo era Ciro Raner.

Le vittime. Le stime sui deportati, molto approssimative, vanno dai 5.000 ai 10.000, quelle sugli scomparsi dai 3.000 ai 5.000. Gli elenchi furono distrutti dall’OZNA, la polizia segreta jugoslava, per ordine di Josip Broz Tito.

Le torture. La maggioranza delle persone internate nel campo di concentramento di Borovnica fu torturata e trucidata, i cadaveri furono poi occultati nelle foibe e fosse comuni. Le principali torture inflitte agli internati erano di due tipi: la crocifissione e il trascinamento, che provocavano sistematicamente una lenta morte atroce di sofferenze; la crocifissione consisteva nel legare le mani della vittima dietro la schiena e poi a un palo che veniva issato in alto e lasciato così per giorni interi mentre il trascinamento consisteva nel far trascinare massi del peso di oltre 2 quintali a persone denutrite del peso di 30 kg circa.

Mauro Tonino nella zona della foresta di Tarnova, oggi Slovenia.

Bibliografia da Wikipedia

Federica Saini Fasanotti, La gioia violata. Crimini contro gli italiani 1940-1946, Milano, Ares, 2006.

Gianni Barral, Borovnica 45. Al confine orientale d’Italia – Memorie di un ufficiale italiano, Milano, Paoline, 2007, ISBN 978-88-315-3191-7.

Lionello Rossi Kobau, Prigioniero di Tito 1945-1946 : un bersagliere nei campi di concentramento jugoslavi, Milano, Mursia, 2001, ISBN 88-425-2743-2.

Norberto Biso, I vivi, i morti e i naviganti, Milano, Longanesi, 1996, ISBN 88-304-1375-5.

Franco Giuseppe Gobbato, Borovnica e gli altri campi per prigionieri di guerra nell’ex Yugoslavia: 1945- …, Adria storia, vol. 13, Centro Studi e Ricerche Storiche “Silentes Loquimur”, 2005.

Nota della redazione. Mauro Tonino è nato a Udine nel 1959; è stato sindacalista di livello regionale e nazionale, nonché animatore e presidente di circoli culturali. Attualmente è funzionario presso la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. È stato presente sulla stampa locale con articoli su lingua friulana, presentazioni di autori locali e tematiche di attualità, nonché ospite di media con i quali ha collaborato anche come conduttore TV. Nel 2009 ha collaborato alla realizzazione di “Sulla pelle della terra” di Marco Rossitti per conto della Regione FVG, documentario sul sisma del 1976. In occasione dell’anniversario della morte di Pierpaolo Pasolini (novembre 2012) ha pubblicato la “Letare a Pieripauli”, mentre a ottobre 2013 ha realizzato una breve piece teatrale “Calende di novembre”, sempre dedicata a Pasolini. Ha prodotto altre pieces quali “La partita” e “Le rivolusion in Friul”. Nel 2013 ha collaborato alla stesura di “L’Autonomia Siamo Noi” –  Storia e specialità della Regione Friuli Venezia Giulia.

Nel 2013 ha pubblicato Rossa terra. Viaggio per mare di un esule istriano con il nipote, tra emozioni, storia, speranze e futuro, edizioni L’Orto della Cultura, Pasian di Prato (UD). Dal 2019 è membro del Consiglio esecutivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine.

Tarnova, una panoramica. Foto di Mauro Tonino

Servizio giornalistico e di Networking a cura di Tulia Hannah Tiervo, Sebastiano Pio Zucchiatti e E. Varutti. Fotografie di Mauro Tonino e dell’archivio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia (ANVGD), Comitato Provinciale di Udine, che ha la sua sede in Vicolo Sillio, 5 – 33100 Udine. Telefono e fax 0432.506203 – orario: da lunedì a venerdì  ore 9,30-12,30. Presidente dell’ANVGD di Udine è Bruna Zuccolin.

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eliovarutti

Comitato Esecutivo dell'ANVGD di Udine

2 pensieri su “Borovnica, lager jugoslavo per migliaia di italiani, senza una croce. Come alla foiba di Tarnova”

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